4. Flashback

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I giorni trascorrevano spensierati e così passavano le settimane, tempo prezioso per Ace durante il quale imparò dell'esistenza dell'haki e come poteva essere utilizzato contro il portatore di un frutto rogia.
Ma i periodi di quiete avevano sempre una scadenza che si manifestò con una convocazione dell'imperatore per un drappello di membri della ciurma.
Il Capitano, figura imponente con i suoi baffoni candidi e gli occhi penetranti, stava in piedi sul ponte della Nave, osservando l'isola di Emberheart che si profilava all'orizzonte immersa nell'oscurità della notte. Il vento agitava il suo mantello scuro e l'aria era carica di tensione.
Davanti a lui, Nina, Ace, Marco e Rakuyou attendevano pronti.
Barbabianca li scrutò intensamente. Sapeva che questa era una missione importante, e aveva piena fiducia in loro.
«È il momento.» Disse il capitano con voce ferma. «Si nasconde su quell'isola. Dovrete catturarlo e liberare i prigionieri.»
Rakuyou, con occhi irrequieti, avanzò facendo ondeggiare la sua folta chioma.
«Non falliremo, padre.»
«Quando avremo finito, potrà mangiare solo brodo.» Aggiunse Nina.
Il capitano annuì.
«Avanzate con cautela e tornate sani e salvi. La libertà di quelle persone dipende da voi.»
Aggiunse serio.
Se c'era una cosa sulla quale l'uomo non amava scherzare era l'ingiustizia.
In ogni parte del mondo si sapeva molto bene che praticare il traffico di schiavi era vietato nei territori sotto il protettorato dell'imperatore, ma qualcuno ci provava sempre, soprattutto perché l'isola degli uomini pesce si trovava all'interno di quel protettorato e le sirene valevano miliardi.
Con un ultimo sguardo deciso Barbabianca concluse: «La Moby Dick vi aspetta per festeggiare il vostro ritorno vittorioso.»
Con quel comando i quattro si diressero verso la scialuppa, pronti a sbarcare sull'isola e a compiere il loro dovere.
La notte era silenziosa e i loro cuori pieni di determinazione e sete di giustizia.
La piccola imbarcazione scivolava silenziosa attraverso le acque calme del mare e sotto la luce pallida della luna, diretta verso l'isola che appariva come un luogo leggendario con le sue dune di sabbia dorata, cactus spinosi e cammelli erranti.
L'aria era densa di salsedine e profumo di mare, mentre la brezza fresca della notte li avvolgeva, le torce emettevano una luce calda e tremolante, creando un'atmosfera di falsa tranquillità. I quattro pirati erano pronti per l'azione, i loro volti concentrati scandagliavano ogni centimetro della costa visibile alla ricerca di indizi o pericoli.

Ace, con i suoi capelli mossi e neri e le lentiggini che gli punteggiavano il viso, stringeva nervosamente l'elsa del suo pugnale. Era alto e muscoloso, ma nessuno di loro lo aveva mai visto combattere per davvero, tant'è che restarono perplessi quando videro che il padre lo aveva designato come membro di quella missione.
Nina, con i capelli lunghi e ricci tinti di nero, era seduta al suo fianco. I suoi occhi ambrati brillavano di una luce indomita, e il suo aspetto furbo e affascinante nascondeva una determinazione di ferro.
Il fratello Marco, con la sua espressione imperturbabile e il suo ciuffo biondo, remava senza sforzo con Rakuyou che di tanto in tanto si aggiustava la bandana messa per tenere in ordine la sua massa di capelli.
«Dobbiamo essere veloci e silenziosi. Emberheart è un'isola pericolosa, soprattutto di notte.» Disse Marco, la sua voce roca e autoritaria.
«Siamo pronti.» Gli rispose Ace, stringendo nervosamente il pugnale.
Nina annuì, il suo sguardo restava fisso sull'isola che si avvicinava sempre di più.
«Andiamo a prenderlo.» Disse con convinzione.
Quando la nave attraccò sulla spiaggia di sabbia dorata, l'equipaggio si mosse verso l'entroterra con agilità. L'aria era fresca, e il rumore delle onde che si infrangevano sulla riva creava una colonna sonora ipnotica.
I quattro pirati avanzavano nella notte con i loro sensi più all'erta che mai. Il fruscio della sabbia sotto i loro passi e l'odore di vegetazione desertica riempivano l'aria.
«Sembra di essere in un sogno.» Sussurrò Ace, guardando Nina mentre avanzavano. Notava come i suoi capelli neri si muovevano con la brezza, e il pensiero gli fece battere il cuore un po' più forte.
Nina gli lanciò un'occhiata, mostrava un sorriso malizioso sulle labbra.
«Speriamo solo che non si trasformi in un incubo.» Replicò, cercando di nascondere l'imbarazzo che avvertiva in sua presenza. Gli occhi irrequieti di Ace la facevano sentire stranamente nervosa e allo stesso tempo attratta.
La foresta di cactus era fitta e oscura, con ombre che si allungavano e si contorcevano sotto la luce della luna. Il terreno si presentava irregolare e coperto di rocce e spine, per cui il cammino risultava difficile. I suoni degli animali notturni riempivano l'ambiente, creando un'atmosfera inquietante ma affascinante.
«Dobbiamo stare vicini.» Sussurrò Rakuyou, facendo un segno agli altri di fermarsi. «Vedete quella luce laggiù? Deve essere il suo nascondiglio.»
Marco annuì, osservando attentamente il punto indicato dall'uomo.
«Avanziamo con cautela.» Indicò.
I quattro si avvicinarono alla luce, facendo attenzione a non fare rumore. Il cuore di Ace batteva forte, l'adrenalina che scorreva nelle sue vene gli fece drizzare ogni pelo sul corpo.
Chi avrebbe trovato di fronte a sé? Stava forse provando paura? Sentiva il calore del corpo di Nina vicino al suo, ma questo non lo tranquillizzò.
Marco li osservava con occhi attenti, il suo volto segnato dall'esperienza non tradiva alcuna emozione.
«Una volta che lo abbiamo preso, dobbiamo liberarli tutti e andarcene.» Ricordò loro.
Quando raggiunsero il nascondiglio, videro da alcune fessure della porta il venditore di schiavi, un uomo robusto e dall'aspetto minaccioso, circondato da casse e gabbie. La luce delle lanterne rivelava il suo volto sfregiato e gli occhi freddi. L'aria era satura dell'odore acre del sudore e della paura.
Da dentro la catapecchia male illuminata provenivano suoni di lamenti penosi e pianti.
A Nina si strinse il cuore.
«È ora di finirla.» Sussurrò Marco.
Nina annuì, il suo sguardo fisso sull'uomo. «Prendiamolo.»
Con un movimento coordinato, i quattro pirati attaccarono.
La catena di Rakuyou sfondò la porta di legno bucherellata dalla quale stavano spiando, con uno schianto che rimbombò in tutta la vallata.
Gli altri tre fecero rapidamente irruzione e in un attimo la situazione si accese.
Da dietro le casse sbucarono una decina di subordinati dello schiavista con le spade sguainate e l'espressione feroce.
«Attenti ai prigionieri!» Ordinò Marco secco prima di gettarsi furioso sul loro capo.
Ace guardò Nina disarmata e fece per pararglisi di fronte quando uno degli scagnozzi scattò per attaccarla, ma lei, con un salto fulmineo, si sottrasse alla sua lama e gli piombò in testa con un pugno che lo lasciò inerme sul pavimento.
Quando ebbe finito, lanciò a Ace un'occhiata di sfida per poi buttarsi su un altro di loro.
Mentre Marco combatteva ferocemente con il loro capo, Rakuyou faceva ondeggiare in aria la palla attaccata alla sua catena. I tonfi che provocava quando andava a segno su qualche nemico rimbombavano nelle orecchie di tutti i presenti.
L'aria era piena del suono dell'acciaio e dei respiri affannosi dei combattenti. L'odore di sudore e sangue si mescolava con quello della foresta, creando una sensazione di tensione e frenesia. Ace combatteva con il pugnale e vedeva ogni colpo e ogni movimento a rallentatore per quanto era concentrato.
Non ci volle molto prima che il drappello di criminali venisse battuto, nessuno di loro pensò nemmeno per un istante a ricorrere ai propri poteri.
Alla fine il venditore di schiavi fu l'ultimo a cadere a terra sconfitto.
Marco lo guardò con il petto che si alzava e abbassava pesantemente.
«È finita.» Asserì, la voce ferma e soddisfatta.
L'uomo sollevò lo sguardo verso di loro, il suo volto ricreava una maschera di rabbia, sangue e disprezzo.
«Pensate di aver vinto?» Ringhiò, sputando a terra. «Non potete fermare il sistema. Altri prenderanno il mio posto.»
Nina gli si avvicinò per guardarlo meglio, ma non provò pena nemmeno vedendo il suo volto sfigurato.
«Per te è finita qui, nel nome di Barbabianca!» Esclamò mentre con lo stivale gli pestava la faccia.
«Nel nome di Barbabianca!»
Gli fecero eco gli altri tre. Dopodiché lo presero e lo legarono come un salame.
«Dobbiamo liberarli.» Decretò Marco, indicando le gabbie piene di creature imprigionate. «Questa era solo la prima parte della nostra missione.» Aggiunse guardando lo schiavista ormai privo di sensi.
«Adesso viene la parte noiosa.» Ridacchiò Rakuyou.
I quattro bucanieri si misero al lavoro, sfasciando e strappando le inferriate delle gabbie, per liberare chiunque vi fosse imprigionato.
La catapecchia era ora piena di parole di conforto e ringraziamenti e l'atmosfera, prima tesa e carica di paura, iniziava a rilassarsi.
Mentre il sole iniziava a sorgere, tingendo il cielo di sfumature rosa e arancioni, due sirene, tre uomini nerboruti e un uomo pesce levarono le tende dall'isola; osservando il nuovo giorno e una nuova vita che si aprivano davanti a loro.

The worst generationLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora