Il silenzio, denso e innaturale, che aveva avvolto Hachinosu dopo l'ultimo devastante impatto tra Garp e Kuzan fu effimero come un'illusione.
L'aria, ancora carica di Haki e schegge di ghiaccio, vibrò per un istante prima di essere nuovamente squarciata dal fragore della battaglia.
I pirati, scossi ma non sconfitti, ripresero ad attaccare i prigionieri in fuga e i pochi marine rimasti, mentre Garp si lanciò ansimando di nuovo nella mischia, la sua figura poderosa era un faro di speranza in quel caos apocalittico.
Kobi e Nina affiancati si mossero rapidi attraverso le macerie.
Le falene di Nina danzavano attorno a loro, nere e pulsanti, dissolvendo ostacoli e catene con un sottile sibilio, aprendo varchi tra i nemici. Ogni volta che un pirata si avvicinava troppo, le magre spalle di Nina si contraevano in un movimento secco e febbrile e una scarica di falene nere si scagliava contro l'aggressore, tramutando armi e arti in pulviscolo luccicante.
I suoi occhi, un tempo forse dolci, erano ora due punti di brace ardente nel suo viso scavato, animati da una furia primordiale e inarrestabile. Voleva Kiki e ogni ostacolo era solo un'ombra da annientare.
Kobi, dal canto suo, usava il Rokushiki con la precisione acquisita in anni di addestramento. Il "Soru" lo rendeva una sfocatura, il "Rankyaku" tagliava l'aria con colpi invisibili e il "Shigan" perforava le difese nemiche con la forza di un proiettile.
«Dobbiamo raggiungere le navi! Lì saremo al sicuro!» Gridò Kobi, la voce uscì roca per lo sforzo, mentre un colpo di cannone squarciava un edificio vicino, spargendo detriti infuocati che cadevano come una pioggia di fiamme.
Nina annuì, il suo sguardo feroce e determinato non vacillava. «Più facile a dirsi che a farsi. Sono ovunque.» La sua voce era un graffio che portava il peso della fame e delle torture. La sua mente era concentrata, disperatamente aggrappata all'unica speranza di rivedere sua figlia.
In effetti i pirati di Barbanera sembravano moltiplicarsi, emergendo dalle ombre contorte come demoni famelici. Alcuni erano giganti deformi con la pelle squamosa e gli occhi iniettati di sangue, altri erano armati fino ai denti con armi rubate, le loro facce segnate da cicatrici e da un'espressione di ferocia insensata.
Il fumo denso, misto al vapore ghiacciato lasciato dallo scontro tra Garp e Kuzan, rendeva la visibilità quasi nulla, trasformando l'isola in un labirinto di ombre e pericoli nascosti.
Un gruppo di prigionieri, accecato dalla libertà e dalla pura disperazione, si separò dal loro piccolo nucleo, tentando una fuga disperata in una direzione sbagliata.
Un'orda di pirati li intercettò e le loro grida si spensero rapidamente nel fragore della battaglia, inghiottite dall'orrore.
Nina non batté ciglio, i suoi occhi rimanevano fissi in avanti. La sua priorità era ora la sopravvivenza del suo piccolo gruppo di fuggitivi, di Kobi, e soprattutto di se stessa poiché senza di lei Kiki sarebbe rimasta sola. La fame le mordeva lo stomaco, ma la sua volontà era un'acciaio infrangibile.
Mentre avanzavano, il terreno iniziò a tremare con maggiore violenza. Le crepe lasciate dal pugno di Garp si allargavano come ferite sulla crosta terrestre e pezzi del teschio di Hachinosu, già martoriato e nero di fuliggine, si staccavano con tonfi sordi, sollevando nuvole di polvere e calcinacci che pendevano nell'aria come un sudario.
«L'isola sta cedendo!» Esclamò Kobi, cercando di alzare il più possibile i toni con il fracasso degli scontri che non accennava a diminuire. «Dobbiamo sbrigarci!»
Improvvisamente un'ombra colossale si stagliò davanti a loro, materializzandosi dal fumo e dalla polvere come un incubo. Shiryu, l'ex guardiano di Impel Down e ora uno degli Uomini di punta di Barbanera, apparve. La sua spada luccicante di Haki nero rifletteva la luce morente dell'isola. Il suo sorriso crudele era visibile anche attraverso il fumo e la cenere che gli coprivano il volto, un ghigno predatorio.
«Dove credete di andare, topi?» Ringhiò, la sua voce suonò profonda come un tuono lontano. «Nessuno esce vivo da Hachinosu quando Barbanera ha deciso altrimenti.»
Kobi si mise subito in posizione difensiva, consapevole della fama di Shiryu: era un avversario formidabile, la sua lama era nota per tagliare non solo la carne, ma anche la speranza.
Nina non mostrò paura, solo una furia gelida. Un leggero tremito le percorse le dita e le falene nere che le danzavano attorno si fecero più numerose e aggressive, turbinando come un presagio di morte.
«Spostati.» Gli ordinò, la sua voce era un sibilo roco, quasi impercettibile nel frastuono.
Shiryu rise, un suono rauco e sgradevole che si spense nel caos circostante.
«O cosa, strega? Mi trasformerai in farfalle?»
Le falene di Nina si scagliarono in avanti, una raffica vorticosa di oscurità. Shiryu alzò la spada, intento a disperderle, ma le creature si mossero con una velocità innaturale, avvolgendo la lama e iniziando a corroderla. L'Haki di Shiryu si scontrò con la misteriosa forza delle falene, creando piccole scariche elettriche nell'aria.
«Interessante...» Mormorò il carceriere, il suo sorriso vacillò leggermente. «Ma non abbastanza.»
Con un movimento fluido, estrasse un pugnale dall'altra mano e si lanciò verso Nina, ignorando Kobi. La sua velocità era sorprendente, quasi invisibile, un lampo di morte.
Kobi reagì d'istinto: un "Soru" lo portò davanti a Nina, e con un "Tekkai" rafforzò il suo corpo. La lama di Shiryu si scontrò con la sua pelle, un urto sordo che fece tremare Kobi, ma non lo perforò. Il ragazzo sentì un dolore acuto, ma la sua volontà di proteggere Garp e i prigionieri in fuga, lo fece resistere.
«Lasciala in pace!» Ruggì Kobi e con un "Shigan" potente tentò di colpire Shiryu al petto.
L'ex guardiano di Impel Down schivò con nonchalance, il suo ghigno tornò, un'ombra sardonica sul suo volto. «Un cagnolino fedele. Peccato che non sia abbastanza.»
Mentre Shiryu si preparava per un altro attacco, un'esplosione assordante squarciò il cielo sopra di loro.
Una parte del gigantesco cranio che dominava l'isola si staccò con un boato, precipitando verso il suolo, un pezzo della loro prigione che crollava. La distrazione fu sufficiente.
«Ora!» Gridò Nina e le sue falene, liberate dalla lama di Shiryu, si scagliarono di nuovo, questa volta mirando non solo a lui, ma anche alle rocce circostanti. Il terreno sotto i piedi di Shiryu si sgretolò in un istante e l'uomo cadde in una voragine fumante, inghiottito dalla decadenza dell'isola stessa.
«Non possiamo fermarci!» Minacciò Nina, prendendo Kobi per un braccio e trascinandolo via con una forza sorprendente per il suo fisico emaciato. «È solo questione di tempo prima che si riprenda.» La sua voce era un ringhio incessante, la sua mente restava focalizzata solo sulla fuga e su Kiki.
La corsa riprese più frenetica che mai. Le esplosioni e le urla si facevano sempre più vicine alle navi della Marina, che ora erano chiaramente visibili all'orizzonte, circondate da navi pirata che cercavano di abbordarle come squali famelici. Il rumore dei proiettili che fischiavano sopra le loro teste era costante, un canto mortale, e l'odore acre di zolfo, polvere da sparo e sangue riempiva l'aria, una miscela nauseabonda di guerra e disperazione.
Garp, intanto, era un turbine di distruzione. Aveva abbandonato ogni pretesa di strategia, trasformandosi in una forza della natura. I suoi pugni, infusi con un Haki potentissimo, creavano onde d'urto che disintegravano intere sezioni di terreno, proiettando pirati in aria come fossero fantocci. Il suo respiro era affannoso, il suo volto tirato, ma i suoi occhi bruciavano di una fiamma indomita, un'ultima scintilla di giustizia in un mondo che cadeva a pezzi.
Un altro colpo di cannone rombò, questa volta dalla nave ammiraglia della Marina, creò una scia luminosa nel cielo, abbattendo una delle navi pirata più grandi. L'esplosione mandò frammenti di legno e fumo nero in tutte le direzioni.
I marine, ispirati dall'esempio di Garp e dalla disperazione dei prigionieri che si riversavano verso di loro come un fiume di corpi stanchi, stavano riprendendo coraggio.
Kobi e Nina, con il loro gruppo di prigionieri, si avvicinavano sempre di più alle banchine. Le loro gambe erano pesanti, i polmoni bruciavano, ma la fame di vita li spingeva avanti.
«Siamo quasi lì!» Ansimò Kobi, indicando una passerella improvvisata che portava a una delle navi, sotto un fuoco di copertura dei marine.
Proprio mentre stavano per raggiungerla, un'ondata di ghiaccio si propagò dal centro dell'isola, avvolgendo tutto ciò che toccava. Kuzan, o Aokiji come era un tempo conosciuto, non si era distratto. Il suo volto era ancora impassibile, una maschera di gelo, ma i suoi movimenti erano ora intrisi di una determinazione fredda e implacabile.
Garp si voltò, i suoi occhi si incrociarono con quelli dell'ex allievo. Un'espressione di profonda tristezza, mista a rabbia, attraversò il suo volto.
«Kuzan!» Ruggì Garp. «Non permetterò che tu ostacoli la loro fuga!»
Il marine anziano caricò di nuovo, il suo pugno avvolto in un bagliore nero e dorato, un colpo finale che avrebbe deciso il destino dello scontro. Kuzan rispose con una gigantesca lancia di ghiaccio, la cui punta scintillava minacciosamente.
Mentre i due giganti si scontravano di nuovo in un'esplosione di Haki e ghiaccio, Kobi e Nina, con un'ultima spinta di adrenalina, si lanciarono verso la passerella. I prigionieri li seguirono a ruota, le loro facce segnate dalla polvere e dalla speranza, simili a spettri affamati che cercavano la luce.
Salirono a bordo della nave. Kobi si voltò, cercando con lo sguardo Garp. La figura del Vice-Ammiraglio era ancora visibile, un punto di resistenza contro l'onda di ghiaccio di Kuzan, ma l'isola intorno a loro stava letteralmente crollando. Pezzi enormi di roccia si staccavano, precipitando nel mare in tempesta, creando onde gigantesche che minacciavano di capovolgere le navi.
Nina, appoggiata al parapetto, guardava l'isola che affondava. La sua espressione era illeggibile, un misto di sollievo e un'ombra di malinconia o forse solo la stanchezza mortale. Poi, proprio mentre la nave iniziava a muoversi e i prigionieri urlavano di sollievo, Nina si bloccò. Il suo sguardo, ancora febbrile e folle, non era più fisso sull'orizzonte, ma su un punto preciso tra fumo e caos dove Garp e Kuzan si erano scontrati.
Il suo cuore, già martoriato e spinto all'estremo, perse un battito. In mezzo alle macerie e al ghiaccio scintillante, la figura di Garp era lì, immobile. Un'enorme lama di ghiaccio, come una stalagmite mortale, lo trafiggeva al petto, ancorandolo al suolo.
«No!» Il grido di Nina fu un lamento gutturale, un suono che raschiava le corde della sua gola prosciugata. Senza un attimo di esitazione, ignorando le grida di Kobi e la confusione dei marine, si scagliò nuovamente verso la passerella.
«Nina! Cosa fai?!» Kobi la afferrò per un braccio, ma la donna era come posseduta. La sua forza, in quel momento, sembrava sovrumana, alimentata solo dalla disperazione.
«Devo... devo prenderlo!» Sibilò Nina, i suoi occhi erano iniettati di sangue e la follia vi brillava con intensità.
Kobi cercò di trattenerla, ma la donna si liberò con uno strattone violento. Le sue mani, pallide e macchiate di sporco, vibrarono e una nuvola di falene bianche la avvolse, spingendola via dalla nave e verso l'isola che moriva.
Si lanciò tra le rovine, ignorando le esplosioni e il terreno che si sbriciolava sotto i suoi piedi. La sua mente, ossessionata e instabile, vedeva solo Garp. Raggiunse il punto dello scontro, dove il ghiaccio aveva congelato il paesaggio in una scultura di morte. Lì, in piedi con un'espressione indecifrabile, c'era Kuzan. Il suo respiro formava nuvolette di vapore nell'aria gelida.
Ai suoi piedi riposava la massa imponente di Garp trafitto.
Nina non disse una parola, non c'erano rimproveri o accuse. Con un gemito di sforzo, le sue mani si allungarono verso la lama di ghiaccio che perforava Garp. Le falene bianche si riversarono sulla superficie gelida, avvolgendola. La ferita di Garp era terribile, una macchia scura che si allargava sulla sua divisa, tamponata solo da quella stalattite.
Kuzan la osservò immobile, i suoi occhi freddi non tradivano emozione, ma c'era una leggera, quasi impercettibile, traccia di dolore nella sua postura.
Nina ricorse alle sue ultime forze per chinarsi su Garp. Il suo corpo era un sacco di ossa e muscoli esausti, ma la sua volontà era di diamante.
Con un grido strozzato, avvolse la figura pesante dell'eroe in un turbine di falene. Le creature, candide e luminose si unirono formando una nuvola densa e pulsante. Con un ultimo sforzo, Nina sollevò quel corpo facendolo levitare sulla nuvola di falene.
Il suo viso era pallido come la morte e i suoi occhi sembravano spenti, ma una scintilla di tenacia disperata persisteva. Fluttuando su quella nuvola chiara e tremolante, i due si librarono nell'aria, lasciando Kuzan alle loro spalle e dirigendosi verso le navi della Marina che ormai si stavano allontanando.
Kobi, sul ponte della nave ammiraglia, la vide. Il suo cuore si strinse in una morsa. «Nina!» Gridò, con la voce rotta.
La nuvola accelerò: le ultime energie della donna si stavano prosciugando. Raggiunsero l'imbarcazione e con un tonfo sordo la nuvola si dissolse sul ponte. Nina si accasciò, il corpo inerte di Garp le cadde accanto.
«Non sono come lui... non lascio indietro la famiglia...» Sussurrò mentre il cielo andava fuori fuoco nei suoi occhi.
I marine si affrettarono, alcuni a soccorrere il vice-ammiraglio, altri a controllare Nina. Kobi corse verso Garp e si inginocchiò. Il viso di Nina era coperto di sudore e fuliggine e il suo respiro era flebile, i suoi occhi si chiusero.
Svenne, ma la sua missione era compiuta: Garp, vivo o morto era stato riportato indietro.
~Pausa~
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The worst generation
Fanfic"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
