🧒🏼7. La figlia

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Decine di persone giacevano svenute al suolo sia all'esterno che all'interno del locale, investite in pieno dall'haki del re conquistatore di Nina che- visibilmente infuriata- incedeva a grandi passi verso il commodoro.
Indossava un lungo mantello dal colore indistinguibile, al di sotto del quale pareva avere uno zaino, i capelli neri e ricci le incorniciavano il capo e alla luce delle tenebre parevano quasi una criniera.
I pochi ancora in piedi si radunarono a debita distanza per assistere, tra questi c'erano proprio Shakky, Bepo e il ragazzo che lo accompagnava.
Era buio pesto quella notte, non c'era nemmeno la luna e i lampioni all'entrata del bar Tispenno non erano sufficienti per avere un'idea chiara di cosa stesse accadendo precisamente; ciò che c'era di sicuro era che tutti i Marine eccetto Smoker erano riversi a terra.
«Eccoti qua, pensavi forse di sfuggirmi?» La provocò.
«Veramente sì.» Disse Nina, poi in un istante portò le mani di fronte a sé, incendiando l'aria.
L'uomo tramutò in fumo le sue gambe e si scagliò contro quel bagliore.
«Non mi distraggono i tuoi diversivi, strega.» Gridò sprezzante, poi estrasse il jitte e cominciò a menare fendenti.
Si udì un urlo di donna vicino al bosco, dopodiché altre fiamme divamparono più vivide e pericolose che mai.
Nina ricomparì vicino al bar, sorretta in volo dalle sue falene, si teneva un braccio: era stata colpita.
Attese lì qualche istante che l'avversario la raggiungesse e non appena questi fu a vista, con un movimento delle dita, gli scagliò contro un attacco massiccio con le falene. Stavolta le loro ali erano divenute lame affilatissime che tagliarono inesorabili qualsiasi cosa lungo la loro traiettoria, ma nulla poterono contro il fumo del commodoro che rapidamente la circondò fino a renderla invisibile.
Shakky si coprì la bocca terrorizzata.
Da dentro quel cilindro candido tuttavia cominciarono ad aprirsi spiragli su spiragli e appena se ne contarono in modo sufficiente a vedere qualcosa, la figura di Nina che scagliava pugni al corpo mezzo trasmutato dell'uomo fu evidente.
Lo stava colpendo duramente utilizzando l'haki e costringendolo a riprendere forma umana.
Gli sanguinava il naso e presentava diverse ferite sul collo.
Non appena ebbe il suo bersaglio chiaro di fronte a sé, Nina saltò verso di lui per atterrarlo nuovamente. Precedette la sua schivata e lo centrò con un tonfo sordo allo stomaco, poi un altro e un altro ancora alle coste e sotto il mento.
L'uomo si accasciò a terra, tossì e qualcosa di liquido e denso gli colò dalla bocca.
«Sapevo che dovevo portarmi Tashigi.» Mugolò.
«Dovevi portarti un ammiraglio.» Sputò Nina con disprezzo.
Smoker si asciugò con la manica della giacca e si rialzò in piedi incerto.
«Akainu non era disponibile per te stasera.» La provocò e quando tentò di schivare a destra tramutato in fumo, ricevette istantaneamente uno dei calci più potenti che ricordasse, colpo che emise uno schianto così fragoroso da sembrare un macigno gettato in mare.
Il corpo del cacciatore bianco giaceva ansimante a pancia in giù e innocuo. Nina gli si avvicinò lentamente, lo guardò e disse: «Ha solo tre anni.» C'era una punta di disperazione in quelle parole.
A Smoker fischiava un orecchio come se un treno marino fosse in partenza sul suo timpano, ma la sentì.
«Il nuovo Grand'Ammiraglio pensa che siano stati fatti troppi errori con i figli di certi pirati.» Gorgogliò prima di tossire altro liquido scuro.
Nina gli si avvicinò ancora, si inginocchiò di fianco a lui e gli afferrò minacciosa i capelli tirandogli su il capo.
«Chi vi ha detto che ero qui?» Chiese ricolma di livore.
«Tu stessa.»
La donna aumentò la presa su quei capelli bianchi e scosse energicamente la mano, dopodiché ripeté ineluttabile: «Chi cazzo. Vi ha. Mandato?»
Il commodoro fece una smorfia di dolore, poi sfoggiò un sorriso di scherno.
«Uno dei 7 a cui hai conciato per le feste qualche uomo.»
Nina lo lasciò mormorando imprecazioni tra sé e sé.
Si guardò intorno e vide Shakky che le correva in contro.
«Stai bene?» Domandò preoccupata.
«Sì. Era solo questione di tempo.»
«Io non... ma come lo sapevano?»
«Li ha mandati Doflamingo.» Rispose stringendo il pugno fino a farsi diventare le nocche bianche.
«E della bambina? Ma non è una femmina?»
«Il loro informatore non l'ha mai conosciuta.»
Le due donne rientrarono al bar ormai deserto, qui Shakky le fasciò il braccio ferito e scoprì che il sonnacchioso fagotto sotto il suo mantello non era uno zaino, bensì una Kiki tra le braccia di Morfeo.
«Ti hanno distrutto una finestra di sopra.» Ammise candidamente Nina.
L'altra strizzò un po' troppo forte la fasciatura a quelle parole.
«Cosa?»
«Qualche soldato non sa cosa voglia dire 'colpo di avvertimento' e ti ha centrato la finestra. Stavano per prendere in pieno Kikyo.» Le accarezzò distrattamente una manina.
«E poi i criminali sarebbero i pirati.» Commentò Shakky mentre le fissava le bende sull'avambraccio.
«Noi non ci rivedremo più immagino.» Constatò successivamente.
«Non nel breve periodo, parto stanotte. Il tempo di prendere un po' di cose.»
«Dove andrai?»
«Dove mi porta il mare.» Una lacrima le scese sulla gota a quella frase.
Shakky si alzò e le rivolse le spalle affacciandosi alla finestra.
«Stai attenta a dove ti porta, soprattutto se non hai persone fidate che viaggiano con te.» La avvisò con tono mesto.
«Per ora mi affido a qualche nave mercantile.» Sorrise con gli occhi velati di pianto.
L'altra si voltò rivelando la propria commozione e la abbracciò stretta.
«Spero che vi porti verso la felicità, v-ve la meritate.»

The worst generationLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora