Alissa
Fare la mamma è dannatamente difficile.
È questo che penso mentre stringo mia figlia al petto, nel cuore della notte.
I suoi singhiozzi sono l'unico rumore che riempie la mia stanza, una sinfonia di dolore e disperazione che ormai è diventata una costante nelle nostre vite.
Gli incubi di Aurora sono iniziati nel momento in cui ha cominciato a frequentare l'asilo, quando ha capito che gli altri bambini hanno qualcosa che lei non avrà mai.
Un padre.
Ho perso il conto del numero di volte in cui l'ho vista guardare con occhi malinconici i papà dei suoi compagni di classe o cercare nei volti dei miei amici delle somiglianze che non avrebbe mai trovato.
Eppure non si è mai arresa.
Ogni giorno mi riempie di domande riguardo quella figura assente — eppure così ingombrante — e io faccio del mio meglio per proteggerla dalla parte più brutta e incasinata del mio passato.
Le regalo i pezzi più belli della nostra storia e lascio da parte quelli più dolorosi, anche quando riviverli tramite i suoi occhi sembra riaprire ferite mai del tutto guarite.
Lo faccio soltanto per nostra figlia.
Per lasciarle la possibilità di non finire a odiarlo come ho fatto io.
Peccato che ormai non basti più.
Aurora non ha bisogno dei miei racconti di una storia ormai morta e sepolta.
Ha bisogno del suo papà.
"Pe-Perché non mi vuole? Non... Non sono abbastanza bella o brava o gentile p-per lui?"
Le sue parole così familiari sono un colpo al cuore. Tento di calmare il suo pianto ormai incontrollato e la stringo a me, incassando i calci e i pugni che tira nel vuoto.
"Tu sei perfetta, scricciolo" sussurro, la voce roca il primo segno del cedimento.
"Non per lui, altrimenti sarebbe qui..."
Aurora alza lo sguardo puntando i suoi grandi occhioni ambrati sui miei e a me sembra di aver appena finito tutte le riserve di ossigeno nei polmoni.
Quello sguardo dal taglio orientaleggiante è l'esatta copia di quello dell'uomo che non si è mai nemmeno degnato di scomodarsi dal suo nuovo mondo fatto di party e modelle una più bella dell'altra per venire a conoscerla.
E fa male da morire.
Fa male perché, nonostante tutto, manca anche a me.
Fa male perché non è qui e io da sola non riesco a essere la mamma che vorrei.
Non riesco ad essere la mamma forte di cui mia figlia ha bisogno e faccio l'unica cosa che mi ero ripromessa di non fare: crollo insieme a lei.
"Perché piangi?" chiede, un lampo di preoccupazione le attraversa il visino stropicciato dalle lacrime. "Sei arrabbiata con me? È colpa mia se papà non torna a casa?"
"No, scricciolo" la rassicuro, sistemandole un ricciolo ribelle dietro l'orecchio. "Non potrei mai essere arrabbiata con te"
Aurora tira un profondo sospiro di sollievo e poi si accoccola di nuovo al mio petto. "Mi racconti qualcos'altro di lui mentre aspettiamo che torni?"
La sua domanda fa scendere inevitabilmente altre grosse lacrime che sanno di impotenza e senso di colpa, perché so che illuderla è stato lo sbaglio più grande che abbia mai fatto.
È successo una notte di ormai un anno fa, quando Aurora si è svegliata dal primo incubo su suo padre. Non l'avevo mai vista così. Ero spaventata, preoccupata ed esausta e avrei fatto di tutto pur di riuscire a calmarla.
Perfino prometterle che, una volta finito di raccontarle la nostra storia, lui sarebbe ritornato da noi.
Volevo soltanto che smettesse di piangere e si riaddormentasse prima di potersi rendere conto della triste verità.
Che non sarebbe mai tornato.
Peccato che lei non abbia mai smesso di sperarci: ogni volta che ha un incubo mi fa sempre la stessa domanda, con la speranza che sia la volta buona di vederlo apparire accanto a noi nel letto.
E io?
Io non faccio nulla per farle credere diversamente, perché fare la mamma è dannatamente difficile.
Soprattutto se sei da sola ad affrontare i tuoi demoni e quelli di tua figlia.
Entrambi con lo stesso volto.
Quello di un padre e un compagno che riesce a farci soffrire anche da centinaia di chilometri di distanza.
Sospiro, sperando di riuscire a farla addormentare e potermi riposare ancora un paio d'ore prima di andare a lavoro. "Okay, scricciolo... Dove eravamo rimaste?"
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n/a: benvenute nella mia nuova storia! Che ne dite di questo inizio? Vi ha incuriosite? Fatemelo sapere con qualche stellina o commento, se vi va! 🫶🏻
Al prossimo capitolo,
-S 🌹
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The Greatest Victory
ChickLit𝓐𝓵𝓲𝓼𝓼𝓪 Fare la mamma è dannatamente difficile. Io lo so bene, dato che sto crescendo mia figlia da sola da quattro anni. O almeno ci sto provando. L'unica cosa che mi importa è la sua felicità, per questo motivo, dopo cinque anni, mi ritrovo...
