Capitolo Settantacinque

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Zayn

Dopo essermi beccato almeno un paio di insulti a testa dai miei compagni di squadra — uno extra per il coach — e non aver chiuso occhio tutta la notte per riuscire a trovare il modo più veloce per tornare da Alissa, finalmente sono arrivato a Charleston.

Nonostante le avessi detto che sarei andato da lei da solo come sempre, quando le ho fatto sapere che sarei arrivato, ha voluto a tutti i costi venirmi a prendere in aeroporto. Credo che si senta ancora in colpa per ciò che è successo ieri sera e per il modo in cui ha sbottato con me davanti a Rory, anche se le ho detto almeno un milione di volte che non mi importa.

Ed è vero.

L'unica cosa che mi importa è scoprire finalmente la ragione per la quale ha reagito in quel modo. Perché non faccio altro che pensarci da ieri e nessuno degli scenari che ho immaginato nella mia testa offriva un finale felice per me e Alissa.

A differenza del solito, quando la scorgo tra la massa indistinta di persone che popolano l'aeroporto, non riesco a tirare quel sospiro di sollievo che di solito mi viene naturale dopo essere stato tanto tempo lontano da lei. Anzi, mi agito ancora di più.

Alissa, invece, non appena incontra il mio sguardo sembra illuminarsi. Non mi fa più fare nemmeno un passo, perché corre verso di me e mi stringe tra le sue braccia come se ne andasse della sua vita.

"Mi dispiace" sussurra contro il mio collo, lasciandoci una delicata scia di baci. "Scusami, scusami, scusami"

Mentirei se dicessi che non sono sorpreso da questo suo comportamento. Tutto mi sarei aspettato, tranne che si sarebbe presentata da me in lacrime implorando perdono per non so nemmeno io che cosa.

Ad ogni parola di scusa la sua voce diventa sempre più spezzata e i suoi baci più disperati. Più confuso che mai, lascio a terra il mio bagaglio a mano e la stringo anch'io a me per cercare di calmarla. Non so cosa le stia succedendo e mi fa incazzare da morire non riuscire a leggerla come al solito per riuscire ad aiutarla, ma l'unica cosa di cui sono sicuro in questo momento è che non voglio vederla in questo stato per un secondo di più.

"Alis..." sussurro cercando di ristabilire un contatto visivo. "Va tutto bene, adesso sono qui"

"Mi dispiace averti fatto venire fino qui, tu eri impegnato e io... io mi sono comportata come una pazza, scusami" dice, l'espressione triste e sciupata di chi, piuttosto che dormire, deve aver passato la notte ad incolparsi di tutto come sta facendo ora.

"Non c'è niente di cui tu debba scusarti" la assicuro accarezzandole il viso per togliere le lacrime che hanno cominciato a scendere sulle sue guance.

"Mi sei mancato da morire, avevo così bisogno di te" sussurra triste affondando le dita tra i miei capelli per fare in modo di appoggiare la sua fronte contro la mia. E quando finalmente mi bacia, non posso fare a meno che sorridere sulle sue labbra, perché forse significa che non è più arrabbiata con me. Forse questo è già un passo alla larga da tutti gli scenari con cui mi sono arrovellato il cervello ieri notte e durante tutto il volo.

"Anch'io avevo bisogno di te" sospiro aggrappandomi ai suoi polsi per tenerla lì dov'è e dove voglio che resti per sempre. "Erano giorni che sognavo di risentire le tue labbra sulla mia pelle e devi andarci un po' più piano, Alis, perché altrimenti finiremo a scopare nel bagno dell'aeroporto e non sarebbe una mossa così furba per mantenere un basso profilo"

Davanti alla mia battuta Alissa non reagisce come al solito. Non arrossisce né inizia a respirare più agitata, ma si irrigidisce un po' e si allontana, facendomi capire che forse il pericolo non è ancora del tutto scampato.

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