Zayn
Non ho chiuso occhio stanotte.
Sono nervoso, preoccupato, spaventato, ma anche al settimo cielo, euforico, trepidante e un'altra marea di emozioni contrastanti soltanto al pensiero di dover incontrare Aurora con la consapevolezza che è mia figlia.
Ho pensato per tutta la notte a come sarà passare del tempo con lei, se sarò all'altezza, se si troverà bene con me o se cambierà idea riguardo al suo giocatore di football preferito e il sonno mi ha completamente abbandonato.
Ho passato l'intera mattinata nella palestra dell'hotel per allenarmi cercando di stare al passo con i progressi della squadra a Chicago e per cercare di calmare i nervi, ma non è servito a niente. Temo che l'ansia potrà sparire soltanto una volta che avrò davanti Aurora con quel suo sorriso contagioso.
Non riesco più a stare ad aspettare e farmi mangiare dalla tensione, perciò, prima di rischiare di perdere la testa, scrivo ad Alissa e le illustro il mio piano.
"Ho pensato che potremmo incontrarci al parco in centro dove andavamo sempre insieme per farlo sembrare casuale, così non dovremo dare spiegazioni alla bimba... Sempre se a lei piace"
Io e Alissa abbiamo creato alcuni dei più bei ricordi della nostra vita ad Hampton Park e spero che possa essere di buon auspicio anche per la nostra famiglia. Lì è dove ci rifugiavamo da bambini per non fare i compiti, dove passavamo i nostri pomeriggi lei a leggere ed io ad allenarmi da ragazzini e dove mi sono reso conto che non volevo più soltanto essere suo amico da adolescente. Spero sarà anche il posto in cui mia figlia mi darà una seconda occasione.
Alissa risponde dopo qualche minuto, forse titubante al pensiero di tutti i ricordi che ci investiranno una volta entrati in quel parco:
"È un'ottima idea. Ce l'hai una palla?"
"Sì, perché?"
"Portala, Aurora impazzirà all'idea di giocare con te. Ci vediamo tra mezz'ora al parco"
"Okay, grazie per la dritta. A dopo"
Blocco il cellulare sorridendo e poi vado a cambiarmi, o meglio rendermi presentabile dopo gli allenamenti massacranti di oggi.
Mi faccio una doccia veloce, metto un paio di pantaloni della tuta per non stare scomodo in caso giocassimo sul serio a football e una t-shirt, poi infilo una felpa col cappuccio per non essere troppo esposto. Ho chiesto in giro di non chiamare paparazzi e non fare foto per cercare di non esporre Alissa ed Aurora al mondo dei media, che a volte può essere davvero spietato, ma la prudenza non è mai troppa.
Dopo aver recuperato la mia palla portafortuna, finalmente esco diretto verso il parco. Sono arrivato qualche minuto in anticipo, quindi mi siedo sotto una quercia in disparte e aspetto giocherellando nervoso con la mia palla, esattamente come faccio ogni volta prima di una partita per scaricare la tensione. Peccato che questa non sia una stupida partita come tutte le altre, questa è mia figlia e io non accetto sconfitte. Deve andare bene, devo piacerle per forza o potrei morire al pensiero di aver fallito con lei, così come ho fatto con la sua mamma.
"Andrà bene" sussurro tra me e me guardando quella palla da football ormai scucita e piuttosto malmessa, ma che per me ha un valore affettivo insuperabile.
"Buon compleanno, raggio di sole!" sorride la mamma, raggiante come sempre quando posa i suoi occhi su di me, porgendomi una scatola con un fiocco enorme sopra.
"Grazie, mamma!" dico euforico iniziando a scartare il regalo sotto gli occhi divertiti dei miei genitori. Dopo aver tolto la carta, scoperchio la scatola e ne estraggo una palla da football nuova di zecca. Sorrido ancora di più e mi fiondo tra le braccia della mamma, noncurante del fatto che lo stia facendo alla mia festa di compleanno davanti a tutti i miei amici. In questo momento non mi importa affatto, anche se probabilmente mi prenderanno in giro fino alla fine dei miei giorni dato che ormai abbiamo tutti quanti dodici anni e non dovremmo più essere dei cocchi di mamma.
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The Greatest Victory
ChickLit𝓐𝓵𝓲𝓼𝓼𝓪 Fare la mamma è dannatamente difficile. Io lo so bene, dato che sto crescendo mia figlia da sola da quattro anni. O almeno ci sto provando. L'unica cosa che mi importa è la sua felicità, per questo motivo, dopo cinque anni, mi ritrovo...
