Alissa
"Merenda?"
"C'è" risponde il mio migliore amico, Dominic, mentre fruga dentro lo zaino di Aurora per controllare che non manchi nulla.
"Fazzoletti?"
"Ci sono"
"Quaderno con tutti i recapiti telefonici?"
"C'è!" sbuffa spazientito. "Ti prego, lasciaci andare o faremo tardi! Facciamo questa tiritera ogni cazzo di mattina"
Ha ragione.
Dovrebbero farlo santo per tutto l'aiuto che mi dà con Aurora da quando è nata.
Non ha nessun obbligo su di lei, eppure — pur non essendo una persona mattiniera — è qui, ogni singolo giorno lavorativo, alle otto in punto per portarla a scuola.
Ogni singolo giorno in cui io lavoro.
È quanto di più vicino c'è alla figura di un padre per Aurora e Dominic le vuole bene come fosse sua figlia. È pazzo di lei e forse è proprio la certezza che farebbe qualsiasi cosa pur di vederla sorridere ad averlo reso una delle persone più importanti della mia vita.
"Parolaccia! Mi devi un dollaro, DomDom!" esclama Aurora facendo capolino in cucina con un'espressione vittoriosa, la crisi della notte prima ormai solo un lontano ricordo.
"Mi hai fregato ancora, peste!"
Dom finge di essere indispettito, ma tira comunque fuori il portafoglio e infila un dollaro dentro al Barattolo delle Parolacce.
È l'unica soluzione che sono riuscita a trovare per frenare le bocche di quegli scaricatori di porto dei miei amici.
Le regole sono poche e semplicissime: ogni volta che qualcuno impreca davanti a Rory è costretto a sganciare un dollaro per lei.
E, se non si fosse capito, Dominic è uno dei principali finanziatori del barattolo.
"Forza, ora andate!" dico trattenendo a stento una risata. "Fai la brava e dai retta allo zio Dom, promesso?"
"Promesso... Mi vieni a prendere tu dopo?" chiede Rory speranzosa.
"Non lo so, scricciolo" il senso di colpa mi aggredisce, ma so che dovrò deluderla un'altra volta se voglio tenere buono il lavoro che mi serve per garantirci un tetto sulle spalle. "Magari viene la nonna, ti va di andare a giocare da lei?"
"No, voglio stare con te! Ultimamente ci vediamo così poco... Non mi vuoi lasciare anche tu, vero mamma?" chiede con gli occhi lucidi ed il mio cuore, già malandato, si spezza un po' di più.
L'assenza di suo padre ha lasciato cicatrici profonde, ma la peggiore è la sua mancanza di fiducia. Ogni ora extra di lavoro che passo lontana da lei per Rory equivale ad un abbandono e non so nemmeno più quante volte mi sia ritrovata a cedere alle sue telefonate in preda alle lacrime.
Forse è proprio per questo che nel corso degli ultimi anni ho cambiato così tanti lavori: all'inizio ne avevo addirittura tre, ma da quando lei è cresciuta e ha iniziato ad avere più bisogno di me ho deciso di tenerne soltanto uno.
"N-No, non lo farei mai... Senza di te io non potrei vivere, lo sai no?"
L'atmosfera si fa all'improvviso più pesante. Siamo entrambe sul punto di esplodere in un pianto disperato, ma per fortuna Dom se ne accorge e interviene prima che la situazione diventi irreparabile. "Senti, stellina, facciamo così... Se fai la brava, vengo a prenderti io e andiamo a casa mia a guardarci la partita che ti ho registrato ieri sera"
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The Greatest Victory
ChickLit𝓐𝓵𝓲𝓼𝓼𝓪 Fare la mamma è dannatamente difficile. Io lo so bene, dato che sto crescendo mia figlia da sola da quattro anni. O almeno ci sto provando. L'unica cosa che mi importa è la sua felicità, per questo motivo, dopo cinque anni, mi ritrovo...
