Zayn
Mentirei se dicessi che le cose sono semplici qui a Charleston, ma non posso dire che non me lo aspettassi.
Sono passati ormai due giorni da quando abbiamo detto la verità a Rory e l'unica persona che sembra intenzionata a perdonare davvero è Alissa. Lo capisco e ne sono anche felice, in un certo senso, perché dopo tutto quello che ha fatto per nostra figlia in questi anni, non meritava di essere chiusa fuori da lei in quel modo. L'avrebbe distrutta ed io non me lo sarei mai potuto perdonare.
Con me, invece, sono stati due giorni fatti di alti e bassi. Quando le sto attorno è come se fossi un funambolo alle prime armi. In sintesi, con una fottuta paura di cadere spezzando quell'equilibrio già precario che si è creato tra noi.
Nonostante ciò, però, sto cercando di fare di tutto per riprendermi la fiducia della mia bambina, anche se questo significa rischiare di cadere e farmi un male cane. Alissa se ne è accorta e cerca di supportarmi il più possibile nella mia impresa, Aurora invece è ancora piuttosto scombussolata dalla verità che le abbiamo raccontato e anche molto diffidente nei miei confronti. Comunque, visto e considerato che inizialmente faceva per fino fatica a guardarmi, ora posso considerarmi fortunato, dato che ha ricominciato per fino a parlarmi. Si tratta soltanto di poche parole spiaccicate soltanto perché è sua madre ad esortarla o di gesti che fa senza nemmeno rendersene conto — come prendermi la mano mentre deve salire le scale o addormentarsi sulla mia spalla quando, dopo cena, guardiamo i cartoni sul divano —, ma io mi accontento comunque. Perché è proprio grazie a tutto questo che riesco aggrapparmi alla speranza che non tutto è perduto, che mia figlia mi vuole ancora bene, nonostante tutto il male che le ho fatto, e che il nostro rapporto può ancora essere riparato.
Proprio come adesso, mentre la aiuto a lavarsi prima che torni sua madre.
Ho cercato di convincere Alissa in tutti i modi a prendersi un'altra giornata libera, ma lei non ha voluto sentir ragioni e oggi è andata a lavoro. Dice che secondo lei un po' di tempo da soli ci potrebbe far bene per cercare di ricucire il nostro rapporto e io spero tanto che abbia ragione. Ecco perché mi sono fidato di lei e del suo istinto da genitore, che sicuramente è molto più affidabile del mio, e ora mi ritrovo a ripulirla dal pranzo che è riuscita a spalmarsi su tutto il corpo, mentre lei sfiora distrattamente il contorno del mio tatuaggio sul polso.
"Tu e la mamma avete lo stesso tatuaggio" riflette e, a giudicare dall'espressione imbarazzata, immagino non volesse farlo ad alta voce.
Sorrido, un po' per il ricordo e un po' per il suo tocco gentile, che ora considero una cosa più unica che rara. "L'abbiamo fatto insieme"
"Che significa?"
"Una promessa" dico un po' a disagio, perché non sono sicuro che questa conversazione possa finire bene. Non mentre lei è ancora così arrabbiata con me.
"Quale?"
Sospiro. "Che io sarei sempre stato la sua metà mancante e lei la mia"
"Un'altra di quelle che non sei riuscito a mantenere"
Ecco, lo sapevo.
"A prescindere da quello che è successo e succederà, la mamma rimarrà sempre la mia metà... quella migliore di me" dico e non per intenerirla, ma perché lo penso sul serio.
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The Greatest Victory
ChickLit𝓐𝓵𝓲𝓼𝓼𝓪 Fare la mamma è dannatamente difficile. Io lo so bene, dato che sto crescendo mia figlia da sola da quattro anni. O almeno ci sto provando. L'unica cosa che mi importa è la sua felicità, per questo motivo, dopo cinque anni, mi ritrovo...
