Capitolo Quarantasei

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Zayn

Il risveglio di questa mattina sarebbe stato molto più traumatico, se non fosse che Alissa è ancora insieme a me sullo scomodissimo divano di casa sua a stringermi come se avesse paura che me ne possa andare da un momento all'altro.

Ieri è stata una delle giornate più brutte della mia vita, ma quel momento che abbiamo condiviso dopo aver combattuto con le unghie e coi denti per riprenderci la fiducia di nostra figlia? Tutto ciò che desideravo da anni.

Se ripenso al modo delicato in cui mi ha baciato, quasi come se fosse non fosse certa che avrei ricambiato, sento ancora il cuore battere come un pazzo nelle orecchie e il respiro venire meno. Era da una vita che non mi sentivo più così bene con una donna, probabilmente dall'ultima volta in cui ho potuto baciare Alissa, e sul momento ho fatto come mi ha chiesto lei. Non ho detto nulla, per non rovinare la magia di quell'attimo che ci ha rivisti per la prima volta dopo tanto tempo di nuovo insieme, ma nel suo sguardo ho visto così tante emozioni contrastanti che mi ero già arreso all'idea che lei non sarebbe stata più qui con me quando mi sarei risvegliato. Invece mi sono sbagliato e, anche se con il cuore un po' ammaccato per ciò che è successo ieri con Rory, non posso fare a meno che risvegliarmi felice.

Senza fare troppo rumore e rischiare di svegliarla, scivolo via dalla sua presa e le sistemo una ciocca di capelli che le è finita sul viso durante lo spostamento, poi mi dirigo in cucina per preparare la colazione per tutti.

Non sarò un gran cuoco, ma un po' di latte coi biscotti e un paio di caffè so farli anche io, cosa credete?

O almeno spero...

La macchinetta del caffè di Alissa sembra parlarmi arabo, perciò decido di iniziare col latte per Rory. Lo metto su a bollire in un pentolino e nel frattempo cerco tra gli scaffali i suoi biscotti preferiti per metterli in tavola. Non appena li trovo, mi volto in direzione della tavola e davanti a me trovo Alissa, con i capelli scompigliati un sorriso pigro sul volto tinto di una sfumatura più rossa rispetto al solito.

"Buongiorno" sussurra schiarendosi la voce imbarazzata.

"Ehi" sorrido. "Sto preparando la colazione, volevo fare una cosa carina per voi... Ho fatto troppo casino? Ti ho svegliata?"

"No, figurati"

"Rory beve il latte la mattina, vero?"

"Esatto" annuisce osservando il pentolino attentamente e sono sicuro che lo faccia più perché non riesce a guardare me, che per assicurarsi che non stia per avvelenare nostra figlia, vista la semplicità di ciò che sto preparando. "Vedo che fai progressi in cucina"

Decido di smettere di darle corda con queste chiacchiere circostanziali e di strappare subito il cerotto, almeno prima che Rory si svegli, così almeno saprò se è così strana perché si è pentita di ciò che è successo ieri notte. "Va tutto bene tra noi, Alis?"

Annuisce per poi spostarsi alla macchinetta e iniziare a fare il caffè.

"Sicura? Sai, se quello che è successo ieri non..."

"Quello che è successo ieri sera adesso non è la priorità" mi interrompe — ancora di spalle rispetto a me — con una sicurezza che mi destabilizza e, forse, un po' mi ferisce anche. Poi però lei si volta verso di me e quando nei suoi occhi rivedo tutta la disperazione che ho visto ieri sera, capisco immediatamente quale sia la ragione delle sue parole.

Rory.

"Questo momento è già abbastanza complicato così com'è ed io ho davvero bisogno di te per affrontarlo, perciò, ti prego, occupiamoci di una cosa alla volta" mi supplica con gli occhi lucidi. E anche se ho già capito che probabilmente quello che ha da dirmi non mi piacerà così tanto, dato che implicherebbe che io la lasciassi sola, decido di lasciare perdere. Perché Alissa ha ragione: ora come ora la cosa più importante è nostra figlia e tutto il resto viene dopo.

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