Casa di papà.

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« Amo ma stai perden a cap? È la mia famiglia com'è hai vergogna? » rise chiudendo la zip dei jeans neri intento a sistemarsi.
« Ja Ciro.. » lo guardai in preda al panico.
Si avvicinò prendendomi il viso tra le mani e sorridendo mormorò a bassa voce:
« Preparati, stanno aspettando soltanto noi. »
Annuì semplicemente e restai a guardarlo mezzo pronto mentre si sistemava i suoi capelli che gli avevo chiesto di rimanere ricci, e stranamente mi aveva dato ascolto.
« Allò? So tropp bello no ? »
Disse guardandosi per l'ennesima volta allo specchio ormai pronto.

Bello? Sei perfetto amore mio

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Bello? Sei perfetto amore mio. Era ciò che avrei voluto dirgli ma sorrisi annuendo subito e decisi di andarmi a preparare uscendo dal bagno soltanto 20 minuti dopo, con ansie e paranoie che cercavo di nascondere a tutti i costi ma che Lui conosceva benissimo, ormai.
« Mi devo fare sta barba o mo che torno All'IPM sembro un 50enne.. » lo sentì mormorare ancora che si guardava allo specchio toccandosi il viso.
« Giusto o non mi sembri più scemo di loro! »
« A sce! Puortm rispett.. » fece una faccia seria facendomi segno con la mano che mi avrebbe picchiato e ricambiai con le mani a mò di "sto tremando" e si voltò guardandomi:

 » fece una faccia seria facendomi segno con la mano che mi avrebbe picchiato e ricambiai con le mani a mò di "sto tremando" e si voltò guardandomi:

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« Comm cazz si Bella.. Eva.. »
Alzai appena lo sguardo a lui e sorrisi appena scuotendo il capo ricambiando subito il bacio che non aveva perso tempo a stamparmi sulle labbra e dopo poco lasciammo casa.. Nostra.
Ci aspettava un Audi dai finestrini scuri e girai lo sguardo a lui, era la prima volta che uscivamo insieme, di giorno, come una coppia normale e tutto ciò per me era strano..
Mi fece segno di entrare aprendomi la portiera e ciò mi fece sorridere. "grazie" sussurrai a bassa voce guardandolo entrare dopo di me mettendo la mano sulla mia gamba scoperta.
« Nicola! Addu papà.. »
« Subito Ciro. »
Li sentì parlare mentre quel Nicola prese a guidare, spostai lo sguardo allo specchietto avanti e notai una certa somiglianza con qualcuno.. il semaforo rosso, la sera da mamma e la corsa per farla aprire.. la sera fuori alla discoteca. L'uomo che mi perseguitava..
Poggiai subito la mano su quella di Ciro stringendola appena e voltai lo sguardo a lui.
« Cre amo.. » chiese subito.
« Chi è..? » chiesi guardandolo.
« Lo conosci.. » ammise spostando il viso al finestrino e cercai di capire meglio.
« C vuol dir? » chiesi diventando seria.
« Glie l'ho detto io di seguirti Eva »
Rimasi subito in silenzio abbassando lo sguardo ai sedili, aveva assunto una persona per farmi seguire? Non capì bene la situazione, non era abituata a tutta questa.. camorra.  Si, perché era quello il suo vero nome, guardai la mia mano poggiata sulla sua spostandola appena e girai lo sguardo al finestrino guardando tutta Napoli..

Non parlai per tutto il tragitto, e lui oltre ad accarezzare la mia gamba e stare col mio telefono visto che il suo non poteva usarlo non aveva fatto.
Lasciammo l'auto e lo guardai quando mi porse la mano che non gli diedi.
« Ma cre Eva, ma che te sta venenn? »
« Ma commè ingaggi uno per farmi seguire? »
« È per proteggerti Eva! »
« Tu non mi devi proteggere da niente e nessuno mettitelo in quella testa che ti ritrovi. »
Non rispose, afferrò la mia mano e sospirai cercando di essere più seria possibile.
« Ne parliamo dopo, per favore stiamo andando alla cena che mio padre ha con tutti i suoi amici, non litighiamo, p favor. »
Non risposi annuì semplicemente.
Entrai dopo di lui stringendogli le dita d'istinto, ogni cosa era oro in quella casa, persino le mura, deglutì guardandomi attorno e avevano delle cameriere.. la casa era immensa.

« Ma guarda chi si vede! O figli mij. »
Una voce roca e adulta troppo, quella che non conoscevo, avevo conosciuto Don Salvatore e Pietro ma in ospedale, ma non erano gli stessi di li. Guardai il sorriso di Ciro.
« Oh Pá, Pietro.. »
Lasciò la mia mano abbracciando suo padre e poi suo fratello Pietro e si voltò verso di me quando suo padre mi rivolse la parola.
« Eva.. non sai che piacere averti qui, ormai si a femmna e casa nostra. La donna di ciro. E qui le donne dei miei figli vanno rispettate come reggine. »
Deglutì appena cercando lo sguardo di Ciro e sorrisi appena a Don Salvatore pronto a replicare.
« Cre Eva, t miett paur? Tranquill ca stai al sicuro! »
« No Pà.. è l'inizio! »
Disse Ciro rispondendo a suo padre facendomi segno di sedermi sul divano al suo fianco.
Si avvicinò una cameriera, forse aveva la mia età o un po' più grande ma non troppo, mi sorride porgendogli un bicchiere, era prosecco e Aperol, dopo anni da barista potevo riconoscere quell'odore tra mille. La guardai dare i bicchieri anche a Ciro, Don Salvatore e Pietro seduti.

« Oi Cì a Papà, tu tra un po' esci di lì e ho bisogno di te qua. Chest e tutt o tuoi, quando non ci sarò Pietro deve pensare alla famiglia e tua agli affari, ci siamo intesi? »
Ciro era così diverso quando era con la famiglia, aveva lo sguardo diverso, severo e autoritario.
Strinsi tra le mani il bicchiere spostando lo sguardo a Pietro che mi sorrise e ricambiai a mia volta sentendo Ciro.
« Si pà, agg capit.. ma pur ij tengo bisogno della mia famiglia, io quando esco e Eva diventa maggiorenne me la sposo. »
« Tu pienz prima a fare chell che a fa Cirù. »
Lo guardai annuire e bere guardando il fratello.
« Pietr, a te tutto apposto? »
« Tutto apposto Cirù, i nostri amici ti salutano tutti, tu fino a quando resti? »
« Lunedì mattina alle 6:30 torno dentro. Chissà punto e virgola comm ma rat o permesso serio. »
« Chell adda fa sul a brav cu te. Mo il nostro principio e vendicarci per la morte di Nazario. »
« Chell è cosa mia, Carmine Di Salvo sta in carcere con me, mo vac ij, Nazario era mio amico. »
Non capivo un cazzo di quello che dicevano o meglio di come ragionavano.

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