Voglio chiagnr na lacrima annascus ra l'uocchij ro munn indifferent, ca guard e se ne va. E nun voglij parlà e nient, pcchè ogni parola è sul nu rummor pe chi nun vo capì. E invece o core mio suspir, m ric: "nun da rett, parl cu me sultant"
E io, o...
« Oh e m fai mal.. » Sbuffai guardandolo siccome era l'ennesima volta che cercavo di mettergli dell'ovatta sullo zigomo. « Sient.. fai tanto il boss e poi ti fai male se ti metto dell'acqua ossigenata su una ferita? » « Ma t lann mai itt ca parl assai tu? » « Strano, di solito mi dicono il contrario. »
Edoardo era davvero un uragano, combinava casini su casini eppure era sempre lì, a rifarli. Lo guardai con le braccia consorte sbuffando di tento in tanto e alzai gli occhi al cielo mettendogli un cerotto facendo segno di alzarsi. « Puoi andare.. Tigre! » dissi guardando il suo tatuaggio sul petto. « o può dicr fort. » Disse sorridendo mettendosi la maglia nera mentre si alzava dal lettino. « Oh, stai qua da 1 giorno e già stai facendo perdere a cap a Ciro, statt accort o cumpagn mio, non lo far prendere collera. » « Ma che ti sei messo in testa? » « Io nient, tu? » Rise e lo guardai facendo un finto sorriso scuotendo la testa e sorrisi veramente quando lo vidi uscire dalla stanza. Questi ragazzi erano davvero incredibili.
Spostai lo sguardo sull'orologio, 19:30. Spostai i capelli dietro le orecchie prendendo la borsa e la giacca dopo aver chiuso l'infermeria a chiave. « Eva! Com'è andata sta giornata ? » « Tutto apposto direttrì, grazie mille. » « A domani. » Mi sorrise e feci la stessa cosa quando la sua mano accarezzò la mia schiena e lasciai l'istituto cercando le chiavi dell'Auto. Che trovai soltanto dopo nella borsetta, riuscì ad aprire la macchina e spostai lo sguardo a quella finestra, la sua finestra, era lì.
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Mi sorrise e non ricambiai il sorriso ma restai a guardarlo, sorrisi soltanto quando entrai nella macchina e lasciai L'IPM.
Napoli era sempre stata quella, stupenda ma l'unica cosa che odiavo era il traffico, ci avevo messo ven 45 minuti per tornare a casa. Apri il cancello per entrare in casa e sentì: « Signorina, le chiavi del garage! » « Grazie mille Salvatò! » Salvatore era il portiere del condominio, gli sorrisi prendendo le chiavi e entrai in ascensore spostando lo sguardo allo specchio dell' ascensore spostando i capelli dal viso, chiusi gli occhi e pensai di nuovo a quando eravamo nella stanza della ceramica, morsi il labbro inferiore toccando il collo dove lui aveva toccato e soltanto dopo notai di aver perso la mia collana, quella d'argento con 3 stelle. Sbuffai appena e entrai in casa soltanto quando l'ascensore si fermò. Poggiai le cose sul divano e subito sfilai la maglia restando in reggiseno camminando verso il bagno , avevo bisogno di una doccia e di mangiare, e poi il mio letto. Così finì la serata in realtà.