Sole e Luna, due gemelle che più diverse non si può. Una estroversa e luminosa come una fiamma danzante, l'altra timida e a tratti gelida e tagliente. A unirle Vy, lo loro sorellina minore, l'innocenza fatta persona. La loro vita è normale e monoton...
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All'inizio per Luna governare la barca fu molto difficile, nonostante la sua intraprendenza. Prima di tutto non voleva che nessuno stesse male, perciò dedicò particolare attenzione al fatto che non ci fossero movimenti bruschi, poi dovette capire come far muovere quel mezzo che poteva sembrare leggero, ma che con tutti quei passeggeri era abbastanza pesante. Rinunciò subito all'idea della telecinesi. Le sarebbero costate troppe energie e, per di più, non era sicura che avrebbe funzionato alla perfezione, anche perché non le veniva così naturale come il controllo di acqua e buio. Per un momento fu assalita dalla disperazione, all'idea che se non fosse riuscita a eseguire il suo compito la missione non sarebbe neanche potuta cominciare, ma prima che potesse svegliare un qualsiasi passeggero per chiedere aiuto, ricordò ciò che Pantu le aveva detto. L'universo era un oceano fatto di sogni, magia e luce, e gli oceani sono fatti da acqua, quindi se poteva controllare un mare d'acqua perché non avrebbe dovuto riuscirci con uno fatto di incantesimi e polvere di stelle? Decise di tentare. Dopotutto, era la sola soluzione che aveva. Pochi attimi di concentrazione bastarono. Un'immagine fatta di polveri luminose vorticanti si profilò nella sua mente, una silhouette di donna. -Ciao, Luna- disse con voce angelica, morbida come velluto e leggermente attutita, come fosse dietro a un vetro- bisogno d'aiuto?- -Sì grazie, dovrei raggiungere marte e avrei bisogno di voi...- non fece tempo a finire la frase che la figura crollò, dividendosi in tante minuscole sfere colorate luminose. Gli strani esserini ridacchiarono, schernendola. - Potreste aiutarmi? Devo far volare questa barca ma non so che fare!- chiese sull'orlo della disperazione. - No, no e ancora no!- Erano come dei bambini indisciplinati, non si poteva chieder loro di fare alcunché, a meno che non si promettesse loro qualcosa. -Vi propongo uno scambio- -Voi ci portate in sicurezza a destinazione e noi...- -Ci date la magnifica collana che porti al collo!- esultarono tutte contente le vocine stridule, tintinnanti come campanellini. La ragazza strinse il ciondolo nella mano. Aveva capito che ogni collana aveva uno o più poteri, e non le sembrava saggio donarla con leggerezza. Avrebbe potuto chiedere a Pantu, ma il topino stava dormendo e svegliarlo le sembrava crudele dopo tutte le fatiche che aveva sopportato nell'aiutarle, perciò decise di contrattare. -Cosa ci fate voi, con una catenella inutile come questa, sicuri di non volere nient'altro?- -Affatto, quella è perfetta, la daremo alla nostra Reginaaa...- dissero quelle luci e giocose, che però cominciavano a inquietare un poco Luna. -E chi è la vostra regina?-chiese. Se lo avesse saputo, sarebbe potuta tornare a riprendersi la catenina, qualora ce ne fosse stato bisogno. -Dovresti conoscerla, dovresti proprio conoscerla, sì sì. Esiste da milioni di anni, ma non ha più di un mese...- fu la risposta. Era un indovinello, e se avesse riflettuto era sicura che avrebbe trovato la risposta. -E va bene, ve la do, ma promettete di non fare scherzi?- -Se ci dai la collana, ti accompagneremo in tutti i viaggi interspaziali che farai, per sempre, e noi manteniamo sempre la parola - e poi scoppiarono a ridere, una risata metallica, che risuonò nella mente della ragazza terrorizzandola. Tolse la collanina e la fece levitare fino alle lucine, arrivate da chissà dove. Subito il ciondolo sparì, e Luna si domandò se avesse fatto la scelta giusta. Ma in quel momento era sicura che fosse più importante raggiungere l'Oracolo. Finalmente la barca prese a muoversi, e vide una strana polvere luminosa, che sospettava fosse polvere di stelle, scendere nel buio della notte a formare un fiume evanescente, fatto di una sostanza vischiosa che scorreva dal basso verso l'alto. Prima piano, poi sempre più velocemente, le terre che conoscevano si allontanarono sempre di più, sostituite da un paesaggio milioni di volte più straordinario. Su quella barchetta, gli occhi color oceano di Luna videro l'universo in tutta la sua bellezza. Luci vorticanti, pianeti e lune, stelle e galassie lontane, così vicine ma in realtà lontanissime, viola, azzurro, rosa, blu e verde acqua si univano fra loro creando sfumature nuove, mai viste prima. La ragazza era estasiata, sopraffatta da tanta meraviglia, sentendo una grande pace dentro e sentendosi, per quanto potesse sembrare strano, per la prima volta a casa. Ma la pace durò ben poco, perché entrarono in uno di quei vortici così belli da vedere ma molto pericolosi, e Luna dovette usare tutta la magia e le forze a sua disposizione per tirarsi fuori dal pasticcio. L'intero viaggio fu piuttosto turbolento e Luna gridò alle luci:-Avevate promesso che il viaggio sarebbe stato sicuro!- -Abbiamo promesso che vi avremmo portate a destinazione, non del modo in cui sareste arrivate!- e ci furono altre risate, con grande sconforto della ragazza che avrebbe trascorso la notte insonne. Quelle piccole pesti l'avevano ingannata, ma non fece in tempo ad arrabbiarsi più di tanto, perché la barca fu di nuovo fuorviata dalla corrente sbagliata. Dopo quell'orribile esperienza, in cui per poco non si ribaltarono, Luna si legò i capelli spettinati in una coda e si sdraió a riprendere fiato. Fortunatamente da quel momento in poi il viaggio fu più tranquillo. Era come se stessero navigando su un'oceano di polvere magica, o frammenti di luce, non avrebbe saputo dirlo con certezza, in tutti i casi vi immerse una mano, e subito un piacevole formicolio le si diffuse per tutto il corpo. Prima di rendersene conto si addormentò e si svegliò completamente riposata solo qualche ora dopo, a seguito delle esclamazioni di stupore delle sorelle. -Che succede?- -Siamo quasi arrivati-le rispose Pantu. -Ora ascoltatemi bene - continuò - Marte, chiamato anche pianeta rosso per via del colore, da sempre porta profezie e previsioni di quello che succederà, o di ciò che è già successo. Alcune di queste sono state viste anche dalla terra, come per esempio facce di personaggi storici realmente vissuti o grandi piramidi, ma si sono sempre attribuite queste immagini ad illusioni. In realtà esistono davvero, ma non rimangono mai per troppo tempo, perché il futuro, il presente e, sì anche il passato, sono in continuo cambiamento. C'è solo un'elemento che non accenna a cambiare o a spostarsi, ed è proprio l'Oracolo. É lì che dobbiamo andare - spiegò. Luna era un po' confusa. -E come riconosciamo l'Oracolo?- -Dal suo ingresso. Si tratta di una piccola porta sulla parete di un canyon. Raggiungerla non sarà facile. Dovremmo attraversare la Piana delle Rimembranze, dove si trova il passato, la Collina della Luce, che rappresenta il presente, e infine arriveremo al Canyon delle Possibilità.Non conosco il motivo, ma in qualsiasi punto atterreremo dovremo comunque passare per tutti questi posti.- rispose. Tutte e tre rimasero in silenzio per un bel pezzo. Solo quando atterrarono, con non poche difficoltà, ci furono numerose grida di stupore. Si trovavano in una landa infinita di sabbia rossa, ma la cosa stupefacente erano le enormi costruzioni che incombevano su di loro: sfingi dai volti maestosi, grandi piramidi, ziggurat, templi greci e architetture romane, formate da quella roccia rossa, che però non rimanevano immobili, ma mutavano ogni secondo. La sabbia vorticava tutto intorno e gli edifici venivano in parte sgretolati, per poi essere ricostruiti a pochi metri di distanza, oppure sparivano del tutto. Lo spettacolo era davvero incredibile, ma non persero molto tempo ad ammirarlo. Vy, con un battito di mani rimpicciolì la barchetta, trasformandola in un ciondolo che andò ad aggiungere alla propria catenina, vicino alla chiave d'oro rosato. Misero in spalla gli zaini, non prima di aver tirato fuori qualche dolcetto da smangiucchiare, poi si misero in cammino. Nonostante non ci fosse caldo, presto tutto quel rosso e arancione e tutta quella sabbia fecero venire loro una gran sete, che Luna assecondò usando la propria magia. Camminarono per molto tempo, e dopo parecchie ore di marcia avevano i piedi doloranti e le teste pesanti. Si sedettero, e subito notarono un cambiamento nell'ambiente circostante: ora si trovavano in una megalopoli di roccia e sabbia, con tanto di Tourre Eiffel , Statua della Libertà e alti grattacieli. Solo pochi minuti dopo il paesaggio cambiò di nuovo. Aveva senso, pensò Luna, perché il presente diventa passato dopo pochi secondi, e quello che succederà tra due minuti è già futuro. Non poterono però osservare il Canyon delle possibilità, perché appena prima di calarvisi Pantu le bendó. -Non potete vedere il futuro, altrimenti influirebbe le vostre azioni nel presente e...- -Ci sarebbe un altro squilibrio nelle delicati leggi dell'universo- fece il verso Sole, stizzita. -Non possiamo dare neanche un sbirciatina?- chiese speranzosa. -Assolutamente no- fu la secca risposta. -Oh maddai, è così ingiusto!- sbuffó. Poi nessuno vide più nulla, perché le bende erano state indossate e il topino incominciò a guidarle verso il canyon. Nonostante non si fosse avvicinata troppo, Luna aveva dato una sbirciatina e aveva stimato che sarebbero dovute discendere per parecchi metri. Perciò prese la corda che aveva nello zaino e se la legò intorno alla vita, facendo poi lo stesso con le sorelle. Ora che erano incatenate fra loro chiese al topino di legarla ad una sporgenza che prima aveva intravisto. Quando la corda fu fissata, diede un bello strattone per controllare che i nodi fossero ben saldi, poi incominciarono la discesa. Nonostante le precauzioni, la ragazza fu subito invasa da un terrore cieco. Era sempre stata agile e atletica, ma non aveva mai provato ad arrampicarsi, se non su qualche albero. L'idea invece di trovarsi così lontana dal suolo la fece tremare, e venne invasa dal senso di vertigine, tuttavia continuò a scendere. Fu piuttosto complicato, poiché non poteva vedere dove appoggiava i piedi a causa della benda che aveva davanti agli occhi, e dovette quindi cercare i vari appigli a tentoni, rischiando più volte di sbilanciarsi e cadere. In tutti i casi, dopo un'interminabile mezz'ora, i suoi piedi toccarono finalmente terra e Luna si lasciò andare, sfinita, contro la parete del canyon, con le mani e i piedi pieni di vesciche. Aveva la fronte madida di sudore ed era completamente ricoperta di polvere, probabilmente arancione anche se senza vedere non avrebbe saputo dirlo con certezza. Intuì che anche le sorelle fossero nella stessa condizione, per cui si sedettero per una breve pausa. Starly, rimasta per tutto quel tempo nello zaino di Sole, sfiorò le ferite di ognuna di loro, guarendole immediatamente. Tutte e tre furono grate di quell'atto di gentilezza, e ringraziarono con voce dolce la stellina. Camminarono ancora un po', finché Pantu non tolse loro le bende. -Non guardate indietro -intimò loro. Quando poté vedere di nuovo, Luna poté osservare un'altra parete rocciosa, che ipotizzò fosse opposta a quella da cui erano scese, alla cui base si trovava un piccolo vano rettangolare. Doveva essere quella la porta dell'Oracolo, anche se si era immaginata qualcosa di più maestoso per un luogo tanto mistico e importante. -E ora che si fa?- chiese. Non vedeva l'ora di andarsene da quel luogo così opprimente, senza piante, vento o qualsiasi altra cosa che potesse ricordare la vita. -Si entra- La porticina era tanto piccola che per entrare dovettero chinarsi. Proseguirono poi carponi per un basso e stretto corridoio, sbucciandosi le ginocchia sui sassi appuntiti del pavimento. Le pareti erano decorate da rune e altri strani simboli, simili a draghi stilizzati, che si illuminarono quando Luna li toccò. -Cosa sono?-domandò. -Incantesimi di protezione, servono a tenere fuori gli indesiderati. Mi raccomando, non toccateli, potrebbero far scattare una...- -Giù- gridò Sole. Alla velocità della luce sopra le loro teste passò un nugolo di frecce, che andò poi a schiantarsi su una parete chissà dove con un sibilio assordante. Luna aveva il batticuore. Aveva sfiorato un simbolo che, in effetti, ricordava vagamente una freccia, e si ripromise di stare alla larga da quelli a forma di drago. Procedettero per qualche centinaia di metri, con il cunicolo che si restringeva sempre di più e con un senso di claustrofobia che attanagliava il cuore della ragazza. Finalmente, quando pensò che sarebbero morte incastrate lì dentro, sbucarono in un ampio salone, simile ad una basilica, anch'esso di pietra rossa, con grandi collonne ai lati e un leggio al centro. Luna vi si avvicinò. Era ricoperto di polvere, ma quando venne soffiata via la ragazza poté vedere che anche lì vi erano incisi simboli alchemici. Quando lì lesse, subito sparirono. Poi, con orrore, si accorse che non erano scomparsi, ma che si erano trasferiti sul suo braccio, un decina di rune che tremolavano leggermente alla luce della torcia che la gemella aveva appena acceso. -Guardate-le chiamò Vy- qui c'è una porta.- Altra porta, altri simboli, che Luna si scoprì in grado di decifrare. Erano sillabe, per formare una frase o...una parola. Guardò i segni che aveva sul braccio: dicevano qualcosa come "che scorre nel cielo". Non poteva essere acqua la risposta, ma forse... Compose la parola sogno. La porta sparì, e appena superato l'uscio si trovarono in una piccola stanza ricavata da una grotta, adorna di stalattiti e stalagmiti. In lontananza, potevano sentire il rumore di un torrente sotterraneo, mentre altre pozzanghere venivano alimentate dalle gocce d'acqua che cadevano incessantemente dalle fessure delle pareti colme d'umidità. -È questo l'Oracolo?- chiese Sole scettica. Non udì alcuna risposta, perché prima che chiunque potesse farlo il tempo, letteralmente, si fermò. Le goccioline smisero di cadere e rimasero sospese a mezz'aria, il torrente fermò la sua avanzata e il piacevole rumorio dell'acqua contro i ciottoli fu sostituito da un silenzio assordante. La torcia si spense, e l'unica fonte di luce proveniva ora da alcune stalagmiti, che presero a vibrare. Poi una voce, profonda come mille tuoni, parlò.
La profezia si è avverata, la pace è stata spezzata, colui che uccide ora vuole controllare, e la sua sconfitta dovrà aspettare. Gli impavidi l'arma trovare dovranno, il fiore che porta speranza, spartito fra mondi distanti, unirsi dovrà per portare la vita. I nemici saranno amici, gli amici mentiranno, le bugie saranno verità, il destino dell'universo è incerto. Tutto dipende da chi perirà.