Parte 28. Furti

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-Io...non capisco- disse Luna scuotendo la testa, quando la nuvola si disciolse nell'aria. Che cosa aveva mostrato loro la Tessitrice? E a quale scopo? Chi erano le due ragazze amiche di sua madre? E cosa ci faceva la vecchia strega che avevano incontrato da piccole in una grossa città trafficata? La ragazza non era mai stata confusa. Tess sorrise dolcemente.
-Siete state scelte, ancora prima di essere nate. Vedete, quelle ragazze nella foto, amiche di vostra madre, erano gli spiriti del sole e della luna e, per qualche motivo conosciuto solo a loro, hanno deciso che vostra madre sarebbe stata la persona giusta per dare vita alle future salvatrici dell'universo.-
-E chi era quella vecchia?- chiese Sole - Sai, l'abbiamo già incontrata, da piccole, è lei ad averci dato queste- disse indicando la collana e quella di Vy.
-Quella vecchia, come l'hai definita tu, è il Fato. Diciamo che tiene sotto controllo il presente, influisce in maniere impercettibile sugli eventi per generare conseguenze maggiori in futuro. Sapete, se quel giorno vostra madre non si fosse fermata ad aiutarla, Vy non sarebbe mai nata. E se quel giorno non vi foste fermate dal suo banco, e lei non vi avesse donato le collane, con tutta probabilità il destino dell'universo sarebbe stato segnato. Ricordate: anche la più piccola farfalla, se si appoggia sul fiore sbagliato, può creare una valanga.-
-Che significa?- chiese Vy.
-Voul dire che anche le piccole azioni hanno un grosso peso nel futuro, sorellina- spiegò dolcemente Luna alla piccola.
-In ogni caso ora dobbiamo sbrigarci, dopotutto ogni minuto conta, vista la minaccia che a breve dovrete affrontare.- disse la Tessitrice.
-Luna, svelta, va' a prendere il pezzo- aggiunse sbrigativa.
-Dove si trova esattamente?- chiese la ragazza. Non le piaceva ficcanasare in posti in cui non doveva.
-É proprio lì, dietro quella porta- la Tessitrice indicò con un gesto vago la porticina tra le scaffalature. Luna si avviò nella direzione indicata titubante. Arrivata alla porticina, la aprì con uno scricchiolio, ritrovandosi a osservare una sorta di piccolo magazzino illuminato dalla luce fioca delle lampade a gas. Da dove provenissero quelle, Luna non ne aveva idea. Non c'erano finestre, ma nel fondo della stanza si intravedeva una piccola stufa di metallo, dipinta di rosso. Al momento era spenta, ma dallo sportello di vetro si poteva intravedere un fumo denso e grigiastro, che risaliva lento verso l'alto. La stanza era completamente sgombra, priva di qualsiasi arredo, ma c'erano una serie di teche poste in due file ordinate ai lati della stanza, ognuna delle quali era lucchettata, con la relativa targhetta metallica impolverata. Quando si avvicinò, Luna poté vedere meglio ciò che esse contenevano : sogni, ma non come quelli nella grande scaffalatura. Sogni oscuri, pieni di malvagità, che si contorcevano e ringhiavano nelle loro prigioni di vetro. Fu allora che la ragazza capì quale fosse il vero scopo delle vetrinette. Non erano da esposizione, erano prigioni. In qualche modo, dovevano impedire ai sogni di avverarsi. Improvvisamente la paura si impossessò di lei. Che cosa si poteva desiderare di tanto crudele tanto da doverlo tenere segregato? Non voleva saperlo,voleva prendere il pezzo e uscire al più presto da quella stanzetta inquietante e piena di spifferi, ma la curiosità, o qualcosa di più potente e primitivo, glielo impedì. Prese invece ad aggitarsi silenziosa tra le teche, osservando con crescente orrore quelle piccole cordicelle che sarebbero potute sembrare innocue, se non fosse stato per l'aura di oscurità che emanavano, che faceva martellare il cuore di Luna nel petto, la paura che si arrampicava sulla sua schiena con le sue zampette di ragno. Aveva visto ormai la maggior perte delle teche, quando trovo il pezzo del flauto: un'altro cilindretto metallico con un foro al centro, adagiato in una delle vetrinette aperte su un cuscinetto di velluto rosso. Luna lo agguantó, e stava per uscire in tutta fretta dalla stanza quando un guizzo, qualcosa che sembrava fuori posto, attirò la sua attenzione. Si guardò attorno, per capire da dove provenisse, e alla fine scorse una vetrinetta, diversa dalle altre. Si avvicinò. La teca era stata scassinata, il lucchetto dorato pendeva rotto a fianco della serratura, e con orrore la ragazza registrò che era vuota. Qualunque cosa avesse contenuto, ora era sparita, o meglio rubata, ed era certa che si trattasse di una minaccia. Con dita tremanti, passò una mano sulla targhetta. La polvere le rimase appiccicata alla pelle. Quando ebbe finito, i suoi peggiori dubbi furono confermati: incisa sulla targhetta a lettere elaborate stava la scritta che mai avrebbe desiderato leggere. Man mano che il suo cervello elaborava con estrema lentezza quelle tre semplici parole, la sua anima si rifiutò di accettarle, scossa da una profonda inquietudine. Perché lì, sulla targhetta dorata, campeggiavano le seguenti parole.

Sogno di Alabaster

Luna voltò lo sguardo e si incamminó fuori dalla stanza, visibilmente scossa. Perché se Alabaster Lux poteva esaudire il suo sogno, e anzi possedeva i mezzi per riuscirvi, allora per loro era finita. Perché se prima avevano un briciolo di possibilità, ora queste si riducevano a meno di zero. La porticina di legno si chiuse alle sue spalle con un tonfo. Non avrebbe rivelato a nessuno la sua scoperta, almeno per il momento.

 Non avrebbe rivelato a nessuno la sua scoperta, almeno per il momento

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