Se il soldato non avesse sollevato il volto, Saaràn non avrebbe notato l'abbondante pelle che gli cadeva a balze sul collo e non avrebbe compreso che egli era lo Scengun che lo aveva fatto pestare dal suo manipolo fuori dell'accampamento.
Ukhsen Aris era stato degradato davanti a tutta la sua tribù nel peggiore dei modi, con infamia, per aver disobbedito agli ordini del Khan: si vedeva la giubba fatta a brandelli dove gli avevano strappato i gradi, sul davanti, in modo che tutti potessero saperlo.
Omnod, che comandava l'esecuzione dei cinque soldati, vedendo la sfrontatezza del condannato e suo rivale in amore, si fece avanti e gli diede un violento ceffone in volto perché abbassasse lo sguardo.
Lo fece con ferocia e soddisfazione, con il chiaro intento di vendicarsi per il raggiro che il suo vecchio superiore gli aveva tirato mandandolo nella Steppa da solo.
Strappò con rabbia la spada di mano al carnefice del suo rivale e lo allontanò dalla sua vittima. Osservò Kutula e attese, tenendo una mano sulla spalla di Ukhsen.
La sua era una richiesta formale, fatta davanti a tutti.
Voleva essere lui a compiere l'esecuzione e se il Khan era d'accordo, era un suo diritto ottenere quel prezzo come risarcimento per il torto subito.
Con un lieve cenno del capo Kutula approvò e Saaràn riconobbe nel giovane Un la rude soddisfazione nel poter appagare in quel modo il proprio desiderio.
A un cenno del Khan, i quattro Baltai vennero sollevati a forza dai carnefici e ognuno di essi venne trascinato davanti a una della quattro parti delle due ruote spezzate.
Spinti nuovamente a terra davanti a esse, inginocchiati e bloccati nei movimenti dalle catene, costoro rimasero rigidi e tremanti al loro posto in attesa della propria fine.
Il Khan grugnì soddisfatto.
Gli piaceva avere il potere assoluto sulla vita di chiunque vivesse nell'Orda.
Poi, con una spinta decisa del piede, Kutula fece cadere dal carro i pezzi del Syedan usato su Saaràn, mandandoli a finire proprio davanti allo Scengun caduto in disgrazia.
Omnod venne avanti e sistemò i legni davanti al condannato, sovrapponendoli fino a formare una croce.
Quando tutto fu pronto, con un filo di voce Kutula sentenziò:
"Procedete".
I cinque carnefici tolsero i cappelli di pelliccia alle vittime e fecero chinare in avanti le teste, in modo che il collo di ognuno appoggiasse su di una superficie dura: i quattro soldati addossati sopra i monconi rotti delle ruote e lo Scengun degradato sull'incrocio dei legni del Syedan.
Portatosi alle spalle di Ukhsen, Omnod sollevò la spada ricurva e diede un segnale: gli altri quattro carnefici fecero lo stesso, sollevando all'unisono anche le loro.
Quando la lama che Omnod stringeva in mano sibilò nell'aria, anche le altre quattro si mossero all'unisono verso il basso.
La testa di Ukhsen Aris ancora non aveva toccato terra, che già quelle dei quattro giovani Baltai si staccavano dai corpi e cadevano nella ghiaia.
Rotolarono a lungo prima di fermarsi sulle pietre. Spruzzi di sangue insudiciarono il carro, i monconi rotti delle ruote, del Syedan e le pietre accanto il rigagnolo.
Colando sui ciottoli, i rivoli insanguinati raggiunsero l'acqua gorgogliante del torrente e la segnarono di un color vermiglio che si diluì allontanandosi lentamente lungo la corrente.
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OCCHIO LIMPIDO
FantasyPuò un uomo solo cambiare il destino di un'Orda intera? È quello che proverà a fare Saaràn, il Naaxia, il Cercatore di Strade, il derelitto, l'escluso, l'ultimo degli ultimi tra gli Un. Ottavo discendente di Sangun il Traditore, guidato dalla Sua Si...
