24) CONTAGIO

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Tenendo ben stretta la sua mano a quella di Frassinella, Saaràn rimise piede nella Casa dei Lupi a Togriluudyn.

La riconobbe subito.

Avvertì il forte odore di orina che gli animali avevano lasciato impresso nell'aria e nei muri e non ebbe dubbi.

Era disgustoso, intenso, rivoltante, eppure quell'esalazione così pungente e nauseabonda, lo fece sorridere.

Era di nuovo a casa, finalmente era arrivato nel punto esatto da dove era partito giorni prima ed entro breve avrebbe potuto avere notizie di sua moglie e dei suoi figli.

Tuttavia, ora che vi era giunto dopo giorni di estenuante attesa, ne aveva paura.

Temeva quello che avrebbe trovato là fuori.

Bramava l'istante in cui sarebbe uscito da quella casa, sentendo che da quel gesto poteva dipendere tutto il suo futuro.

Provava un forte sentimento di repulsione nell'uscire all'esterno, ma il desiderio di ritrovare la sua famiglia era più forte di ogni altra cosa.

Avrebbe voluto gettarsi di slancio verso la porta, tuttavia la camera era troppo scura, troppo tetra per poterglielo permettere.

Non vedeva nulla e sebbene provasse una trepidazione crescente, preferì attendere ancora fermo dov'era.

Dopo qualche attimo gli occhi si abituarono alla semi oscurità, infine intravide un debole barlume di chiarore arrivare dall'altra stanza.

Una luce opaca e grigiastra filtrava a malapena dalla porta e dalle imposte della finestra che si affacciavano sul piazzale.

Un bagliore tenue e diffuso giunse fino a lui, permettendogli di vedere finalmente cosa lo circondasse.

Iniziò a scorgere il soffitto in pietra, i muri addossati alla roccia della montagna, il muschio scuro e spumoso da cui erano passati lui e la Sua Signora per fare ritorno a casa, Kha-Cik, steso nel suo giaciglio a terra e ancora bendato.

Vedendolo, il lupo sospirò, di sollievo e timore.

Saaràn sorrise.

Almeno lì dentro nulla era cambiato, tutto era come lui e Frassinella l'avevano lasciato giorni prima e questo lo tranquillizzò un poco.

Quasi che ne avesse compreso lo stato d'animo, la Yaonai al suo fianco gli strinse la mano per fargli coraggio.

"Vai" gli disse dolcemente prima di trasformarsi ancora in Bortecino.

La vide trotterellare a passo spedito verso il saccone dove si trovava il lupo ferito.

Kha-Cik sollevò il capo dal proprio giaciglio.

Stava decisamente meglio e uggiolò dalla contentezza quando avvertì accanto a sé la presenza della sua femmina.

Bortecino, andandogli vicino e leccandogli lesta la testa, gli si accoccolò contro.

I due lupi mormorarono entrambi sommessi brontolii, poi rimasero in silenzio, una accanto all'altro, fingendo di dormire.

Saaràn sorrise tristemente nel vederli così affiatati e pensò che l'amore non aveva forma, o specie, a dividerlo, perché esso era uno solo, qualunque fosse il modo di esprimerlo.

Con una stretta al petto gli ritornò alla mente Helun, poi Saryn e Gerel.

Per quanto temesse quello che avrebbe potuto trovare una volta fuori, voleva andare da loro, subito, prima di ogni altra cosa e senza più rimandare.

Dopo essersi liberato delle armi a tracolla si diresse con decisione verso la porta che si trovava nella stanza accanto.

Quando la spalancò, affacciandosi sulla piazza d'armi del Castello di Pietra, si accorse subito della tragedia che stava consumando i Togril.

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