Ricche vesti riparavano gli Un-han dal freddo e dal vento.
Nella fascia arrotolata a vita portavano un pugnale dalla impugnatura cesellata e sul fianco sinistro del cavallo, attaccato a una lancia ritta, ondeggiava un drappo.
Era lo stendardo della Tribù di appartenenza di ognuno di loro che garriva al vento: un animale vi campeggiava, intessuto su stoffe preziose con fili d'oro e argento.
Tra quegli uomini superbi si celava il prossimo Khan e tutti lo sapevano.
Vegliavano fedelmente sul loro capo, che proprio su questa rivalità spietata confidava per la propria incolumità, ben sapendo che ognuno di loro avrebbe ucciso senza pietà, pur di fermare un possibile pretendente al trono.
Sprezzanti, superbi, impettiti come galli cedroni, gli Un-Han montavano piccoli cavalli vivaci dal pelo lungo e folto, i Tarpan, senza mai guardarsi attorno.
Sui preziosi vestiti di seta a colori vivaci portavano spesse bardature in cuoio simili a quelle dei loro animali, mentre con eleganti stivali in cuoio ne cingevano i fianchi arrotondati.
Fili d'oro e argento arricchivano gli indumenti e dai cappelli di pelliccia che portavano sul capo, pendevano piccoli monili in osso o legno, rappresentanti l'animale della loro Tribù.
Capelli nerissimi, forti e lisci, spesso raccolti in lunghe e sottili treccine, contornavano facce squadrate dalla pelle spessa e giallastra, bruciata dal sole e dal vento.
Mascelle forti, coperte da rade barbe e profonde scarificazioni, terminavano su colli corti e tozzi.
Occhi allungati, dalla pupilla immobile e scurissima, fissavano qualunque cosa li circondasse senza tradire emozioni.
Cavalcavano con tanta naturalezza, che parevano un tutt'uno con gli animali che li portavano in groppa.
I Tarpan, compagni fedeli degli Un dalla notte dei tempi, obbedivano a ogni loro comando senza mai ribellarsi.
Piedi e gambe strette al torace del cavallo, permettevano al cavaliere una monta tanto stabile su questi quadrupedi, da poter bere una coppa di Khumish* durante la marcia, senza versarne una sola goccia in terra.
(Khumish, bevanda leggermente alcolica, ottenuta dalla fermentazione del latte di cavalla, della quale gli Un vanno ghiotti).
I Tarpan degli Un-han saltellavano agili e leggeri, sicuri, fieri e alteri come i loro padroni, muovendo appena la testa da una parte all'altra, quasi fossero consci dell'importanza degli uomini che trasportavano.
Dopo ai nobili Un-han venivano gli Altai, guerrieri scelti, volontari ambiziosi, crudeli, mille cavalieri per ognuna delle Sette Tribù che componevano l'Orda, armati di arco, frecce e lance.
Erano gli ufficiali dell'esercito del Khan.
Vestivano elaborati abiti di spesso cotone rosso bordati di seta colorata, con pesanti corazze di cuoio cotto a proteggerne corpo e gambe.
Marciavano su cinquanta colonne di centoquaranta cavalieri l'una, perfettamente allineati gli uni agli altri.
Un solo stendardo li precedeva, uguale per tutti.
Per gli Altai non esisteva Tribù, Clan, Famiglia, al di fuori dello Stendardo dei Settemila, non vi era nulla.
I Settemila erano la famiglia e la forza di quegli uomini.
Le regole per farne parte erano poche, precise e indiscutibili.
Un Altai non poteva sposarsi fino alla fine del servizio.
Quando entravano a far parte di questo corpo, giuravano di donare la vita per il Khan e all'Orda.
Il loro servizio, della durata di trent'anni, dai quindici ai quarantacinque, terminava soltanto con la vittoria o con la morte.
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OCCHIO LIMPIDO
FantasyPuò un uomo solo cambiare il destino di un'Orda intera? È quello che proverà a fare Saaràn, il Naaxia, il Cercatore di Strade, il derelitto, l'escluso, l'ultimo degli ultimi tra gli Un. Ottavo discendente di Sangun il Traditore, guidato dalla Sua Si...
