30) UNA NUOVA ALBA (Prima parte)

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Ignari ognuno della sorte altrui, i quattro gruppi di Un in cui si era spaccata l'Orda Azzurra, seguivano ciascuno la propria strada.

Le scelte individuali oramai erano state fatte e il destino di tutti si era messo in marcia.

Ten-gri dall'alto li guardava e aspettava.

Era curioso.

Voleva vedere a chi, quel giorno, avrebbe scelto di tenere la mano sulla testa.

Ancora non lo sapeva, come d'altronde ogni mattino.

Era sereno e... indifferente.

Osservava compiaciuto i movimenti di quegli uomini spaventati e li vedeva muoversi come pedine su di una scacchiera, marciando ognuno verso la propria meta sconosciuta.

Valutò la situazione.

Ȕnench e il suo piccolo manipolo di valorosi si era arroccato attorno al carro-Yurta dove si trovava Kutula convalescente.

Nello stesso momento Gioturna faceva la sua comparsa nel campo degli Un e la schiera dei cavalieri Kaidu e Konghirati guidata con mano salda da Ongiroo, figlio di Demii, stava aggirando l'Urdu di Muu-Gol, passandole più a Nord.

Seguendo l'itinerario tracciato per loro dalla Lupa Azzurra, costoro stavano allungando di parecchio il tragitto che alla fine li avrebbe condotti alla valle dei Togril, ciononostante, avvicinandosi di molto ai Monti d'Oro e trovandosi su di un solido fondo roccioso, grazie alla Yaonai erano al sicuro dagli attacchi di Gioturna.

Infine i fuoriusciti dell'Urdu.

Mentre Ongiroo e i suoi si trovavano ancora a due Tarpan di distanza dal greto del torrente, il gruppo partito tre giorni prima per raggiungere il Naaxia, si muoveva per risalire l'ultimo tratto del torrente che si inoltrava nella valle dei Togril.

In poche ore di cammino costoro sarebbero arrivati fin da Kutula, ma per potervi arrivare avrebbero dovuto lasciarsi alle spalle del tutto la Steppa e avrebbero dovuto inoltrarsi nella valle che si sarebbe ristretta poco alla volta attorno a loro.

Dopo non molto, quegli Un si sarebbero trovati circondati dalle cime più alte dei Monti d'Oro e poco alla volta sopra di essi il cielo si sarebbe ristretto fino a divenire una stretta striscia che le montagne avrebbero limitato in ogni direzione.

Ten-gri aveva visto ciò che gli serviva, si ritrasse e sorrise benevolo.

Anche per quel giorno aveva deciso chi avrebbe aiutato e chi invece avrebbe lasciato in balìa degli eventi.

In quel medesimo istante, ignaro delle scelte divine e protetto dalle mura del Castello di Pietra, Saaràn si preparava per affrontare la giornata.

Frassinella era già partita per effettuare un sopralluogo e lui attendeva il suo ritorno per avere notizie fresche per poter decidere come muoversi.

Le ultime informazioni risalivano alla sera prima e sapeva che i fuoriusciti si erano accampati ai piedi delle montagne, in vista della valle che si inoltrava tra di esse.

Come Naaxia ne era certo, vedersele venire incontro li avrebbe posti nelle migliori condizioni di spirito per mettersi sotto la sua protezione.

Egli, sfruttando la conformazione del terreno a proprio vantaggio, in un certo senso li stava attirando verso di sé usando la medesima tattica che gli Un utilizzavano da secoli per intrappolare i propri nemici.

Come essi usavano fare durante un Kavryn-an con le mandrie selvagge della Steppa, egli li spingeva poco a poco a entrare in un corridoio obbligato, la valle, e li attirava in una trappola, li costringeva ad arrivare dove voleva lui, senza che essi se ne accorgessero.

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