Il ponte in legno proseguiva in linea retta addossandosi poi alla parete verticale oltre al precipizio, dove Saaràn scorse che vi era un passaggio scuro scavato nella roccia.
Pareva una porta, larga appena quanto l'assito su cui marciavano i cavalli.
Osservandola attentamente, vide che un vago alone di luce proveniente dal suo interno ne definiva appena i contorni in pietra.
Si stagliava netta, squadrata, ritagliata nella montagna per almeno quattro Tese in altezza.
Due robuste corde attaccate a metà del ponte, s'innalzavano fino a cinque, sei Tese di altezza.
Saaràn non vedeva dove finissero quelle funi, però ebbe l'impressione che vi fossero dei fori nella roccia e, attraverso quelli, le corde vi andassero dentro.
Tutto aveva un aspetto solido e massiccio, costruito appositamente per ostacolare il passaggio a chiunque giungesse fino a lì.
Qualunque cavaliere fosse giunto sopra a quel passaggio, una volta iniziato ad attraversarlo non avrebbe più potuto smontare e chi avesse provato a farlo, avrebbe inesorabilmente trascinato se stesso e la sua cavalcatura nel vuoto.
Deglutì al solo pensiero del salto che l'avrebbe aspettato se avesse fallito una mossa.
Per quanto si sporgesse, da dove si trovava ancora non vedeva il fondo del burrone, però di passo in passo, man mano che avanzava lo vedeva sprofondare sempre più in basso. Di più, sempre di più.
Di colpo si rese conto che la vita dalla sua famiglia era affidata ai Tarpan che cavalcavano e anche se controvoglia diede un buffetto affettuoso al collo del cavallo.
Probabilmente anche l'animale aveva paura e al pari di un essere umano aveva bisogno di essere rassicurato.
Si vergognò di se stesso, della meschinità che aveva dimostrato nei confronti di quel Tarpan fino a quel momento, perché era un buon animale e non meritava l'indifferenza che gli aveva riservato da quando erano insieme.
In fondo non era colpa sua se Monglik era morto, inoltre, entro un paio di minuti, avrebbe avuto bisogno di tutto il sangue freddo di cui il cavallo era dotato e non aveva senso farlo innervosire.
Ormai mancava poco, un paio di cavalli ancora e poi sarebbe stato il turno del suo Tarpan.
Annusando forte avvertì nell'aria un odore acre, che lo feriva alle narici tanto era pungente.
Era già da un po' che lo avvertiva e man mano che si avvicinava al ponte, esso aumentava.
Ancora non capiva da dove arrivasse, tuttavia la sua presenza lo mise in allarme.
Lo riconobbe subito, era pece, quella sostanza nera e appiccicosa che di quando in quando spuntava in polle puzzolenti nella Steppa e che lui evitava volentieri.
Era rivoltante.
Il solo avvertire nell'aria l'odore di quella melma putrida, gli provocava il voltastomaco.
Inoltre, lo detestava per un altro motivo.
Esso era molto pericoloso per i carri dell'Urdu, visto che a contatto con il fuoco bruciava facilmente, emettendo al tempo stesso una quantità incredibile di fumo nerissimo.
Quando nella prateria esplorava la strada migliore per l'Orda, faceva sempre in modo che la rotta evitasse quelle polle bituminose, ma qui, bloccato su quel sentiero di montagna, non poteva fare altro che tentare di annusarlo il meno possibile e sperare di non vomitare.
L'attesa era esasperante.
Le Togril davanti a lui passavano lente sul ponte, ognuna di esse impiegandoci quella che a Saaràn pareva un'eternità; avanzavano caute senza mai guardare in basso e giunte dall'altra parte si infilavano nella parete di roccia con i Tarpan al seguito.
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OCCHIO LIMPIDO
FantasyPuò un uomo solo cambiare il destino di un'Orda intera? È quello che proverà a fare Saaràn, il Naaxia, il Cercatore di Strade, il derelitto, l'escluso, l'ultimo degli ultimi tra gli Un. Ottavo discendente di Sangun il Traditore, guidato dalla Sua Si...
