40) ZȔIN!

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Quando lui e il Taiciuto arrivarono in vista di Tosgon, Saaràn tirò un sospiro di sollievo nel constatare che il villaggio c'era ancora.

Sia lui che il servo osservarono attentamente ogni cosa, ma già fin dal primo sguardo fu evidente che nel paese dei Togril non c'erano stati danni ingenti alle strutture o alle persone.

Le case innalzate sulla roccia avevano retto bene alla prima violenta scossa di terremoto e le successive, meno forti benché frequenti, non sortivano maggiore effetto della prima sulle pietre sovrapposte con cura nelle costruzioni.

Soltanto poche vecchie catapecchie adibite a magazzini e alcune tettoie avevano il tetto crollato.

Alcune case avevano muri perimetrali divelti, ma nel complesso la zona abitata aveva retto bene.

Le strade brulicavano di persone impaurite, ma in nessun luogo videro scene di panico.

La gente di Tosgon era attenta a portare fuori dalle case le cose di maggiore valore, bambini, anziani, ammalati, animali dalle stalle, cibo, masserizie, eppure, pur essendo esiguo lo spazio che avevano a disposizione per muoversi, tutto si svolgeva con ordine defluendo lentamente verso la periferia, dove l'ampiezza tra una casa e l'altra era un poco maggiore.

Come già Saaràn aveva potuto constatare al Castello di Pietra e poi più in basso, lungo le risaie a gradoni, anche quaggiù i Togril dimostravano di essere gente solida e non facile all'isteria.

Davanti alle difficoltà, quelle persone erano pronte a reagire con determinazione e questo aspetto del loro carattere gli piaceva molto.

Pur nella totale differenza di stili di vita a cui erano abituati, il suo rispetto verso quegli individui dal carattere così solido, cresceva di pari grado al tempo e alle cose che condividevano insieme.

Facendo attenzione a non calpestare nessuno e tenendo ben strette le redini dei quattro Tarpan al traino, i due cavalieri attraversarono lenti la via principale del paese e arrivarono nei sobborghi, dove la roccia del crinale lasciava il posto alle zone più pianeggianti e coltivabili.

Da subito si resero conto di essere rimasti soli.

Nelle risaie attorno a loro non c'era nessuna donna al lavoro.

Ne vedevano i segni lasciati nel fango degli argini e i semplici arnesi che esse usavano per coltivare il riso giacevano abbandonati lungo gli stretti passaggi che le dividevano.

Benché fosse successo appena dopo l'alba, il terremoto le aveva sorprese già al lavoro e subito dopo l'avevano lasciato per precipitarsi al villaggio.

Dopo la scossa erano corse tutte quante verso Tosgon per vedere quali danni avessero subito le case e ancora non erano tornate indietro.

Senza le mondine a lavorarci dentro, le risaie avevano un aspetto spettrale.

Per ogni scossa di assestamento che si avvertiva nel terreno, l'acqua nelle vasche vibrava e friggeva in superficie quasi volesse scappare da quei tremori, ma oltre a questo non c'erano danni evidenti alle colture.

Non essendoci costruzioni o muraglioni che potessero crollare addosso alla gente, in quella parte della valle il terremoto non aveva lasciato altro segno di sé se non una fenditura nel terreno, larga poco meno di una spanna, ben visibile da dove essi cavalcavano.

Zigzagando per quasi un Tesen di lunghezza lungo la strada che Saaràn e Uleg stavano seguendo, la crepa spaccava il terreno in profondità prima di virare verso il centro della valle, inoltrandosi verso alcune risaie.

Pareva inabissarsi per molti Tesen e da essa fuoriusciva un fumo bianco, denso, che puzzava di roccia frantumata, quasi si fosse spezzato il fondo roccioso su cui si poggiava la terra lavorabile.

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