Immerso fino ai fianchi nell'erba alta e umida della Steppa a bagnargli le gambe, Saaràn guardava incredulo quello che vedeva davanti a sé.
Ritto in piedi, nonostante la prudenza gli suggerisse che non era la cosa migliore da fare per non essere visto, osservava attonito la cerchia dei primi carri Un.
Il sole era alto, Ten-gri era sereno, un vento teso e fresco smuoveva la pianura in un lento ondeggiare.
Attorno, il silenzio del vento a fischiargli nelle orecchie.
Benché fosse appiedato, disarmato e si trovasse a poca distanza dall'Urdu, non temeva sorprese da parte degli Un.
Le armi e la sacca con le sue cose le aveva lasciate all'imbocco della valle dei Togril.
Se fosse tornato indietro le avrebbe riprese, altrimenti... non gli sarebbero servite più a nulla.
Dalla sacca aveva preso soltanto lo specchietto sbeccato che era appartenuto a Sangun e se l'era messo nella fascia stretta a vita.
Accanto a sé avvertiva il veloce ansimare di Bortecino.
La Lupa Azzurra gli sedeva accanto, attenta e pronta a reagire al minimo pericolo.
Ben serrati tra i denti, stringeva gli aculei di Zűin avvolti nella stoffa.
Tutto attorno a loro, l'uomo e la lupa avvertivano i fruscii del branco che si era accasciato nell'erba per non farsi vedere, allargandosi in un ampio ventaglio attraverso la Steppa.
Tutti i lupi di Togriluudyn si trovavano attorno alla loro Signora, pronti ad attaccare chiunque avesse tentato di nuocerle.
Erano giorni che non abbandonavano la carovana dell'Orda e quando loro due arrivarono sul posto, essi erano già lì ad attenderli.
Appena il Naaxia comparve in mezzo al branco, scodinzolando Khar e Zurvas ripresero il loro posto alle sue spalle, seguendone ogni passo come ombre silenziose.
L'Urdu era lì davanti a lui, i primi carri distavano soltanto poche decine di passi da dove si trovavano, eppure nessuna sentinella l'aveva ancora avvistato, perché non ve ne era nessuna.
Non era normale.
Nulla lo era, da quando aveva seguito la Yaonai nel balzo che l'aveva condotto fino a lì.
Dopo che avevano incontrato gli uomini di scorta al carro, nulla lo era stato.
Come aveva sperato, gli uomini della pattuglia erano Kaidu, la Tribù del suo antico amico.
Appartenevano tutti al Clan dell'Orso Bruno e portavano un'unghia d'orso attaccata al cappello.
Il loro era uno dei Clan più fidati e leali di Kutula e quando videro arrivare il Naaxia preceduto da Bortecino, superata la sorpresa, non ebbero reazioni brutali.
All'inizio ci furono momenti di trambusto, un po' di scompiglio, ma alla guida del convoglio c'era uno Scengun anziano.
Costui, riuscendo a mantenere la calma, seppe tenere a freno i Baltai al suo comando.
Lo Scengun aveva sui quarant'anni, molta esperienza e molte scarificazioni sulle guance a deturpargli il volto.
Aveva combattuto tante battaglie in nome del Khan, era fiero di essere Un e di essere al servizio di Kutula, ma nel momento che vide Bortecino comprese che doveva fare una scelta e la fece senza battere ciglio.
Si pose tra i suoi e Saaràn con una sicurezza che lasciò stupiti tutti quanti. Sollevando le braccia in alto intimò ai suoi uomini di abbassare archi e lance.
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OCCHIO LIMPIDO
FantasyPuò un uomo solo cambiare il destino di un'Orda intera? È quello che proverà a fare Saaràn, il Naaxia, il Cercatore di Strade, il derelitto, l'escluso, l'ultimo degli ultimi tra gli Un. Ottavo discendente di Sangun il Traditore, guidato dalla Sua Si...
