Da prima ancora che l'alba sorgesse, l'accampamento del Naaxia si preparò a essere abbandonato.
Benché quella giornata promettesse di mantenersi fresca e asciutta a lungo, nella notte una fine pioggia primaverile aveva inzuppato la Steppa e un vento teso da Nord aveva soffiato per tutto il tempo, fischiando e infilandosi ovunque, rendendo difficile il riposo.
Tuttavia, non fu quella l'unica ragione a impedire il sonno ai tre uomini e alle due donne, riuniti dentro e attorno alla sgangherata vettura di Saaràn.
Tanto nella Yurta come sotto al carro, quella notte si vegliò a lungo.
Vi era ben altro che animava i pensieri di tutti quanti loro, ognuno a modo proprio, da far sì che nessuno di essi avesse potuto dormire bene in quelle ore notturne.
In primo luogo, i quattro Un erano preoccupati perché dovevano andare a Nord e non a Ovest, come facevano sempre.
Ogni cambiamento di rotta che non portasse a Ovest, spaventava gli Un.
"A Nord il freddo minaccioso, a Sud il deserto tempestoso.
A Est il Gin sotterra, solo all'Ovest l'Un il nemico atterra".
Questo cantavano i Clan in marcia, da quando, secoli prima, fuggirono da Dai-Sescen.
Quando, ancora avvolti dal buio, i cinque si levarono dai loro giacigli e presero ad arrotolarli, fin da subito l'atmosfera attorno il carro fu cupa e mesta e, a eccezione di Uleg che fischiettò un motivetto allegro, nessuno ebbe voglia di parlare.
Saaràn, Helun, Gerel, Omnod, tutti lavoravano in silenzio, pensando ognuno a modo suo a quello che li avrebbe attesi nei giorni seguenti.
Marciare verso i Monti d'Oro era come scambiare il giorno per la notte e per Omnod figlio di Noogon, cresciuto nel solco della tradizione e nel rispetto della gerarchia, questo era troppo.
Troppe erano le cose che gli erano successe in poco tempo.
Troppe, tutte assieme e tutte difficili da comprendere, per un ragazzo inesperto come lui.
Oltre a questo, nella notte passata quasi tutta insonne a sopportare il sordo russare del Nonun, si era reso conto che qualcosa non tornava nella missione che gli aveva affidato il Khan.
Inquieto e incapace di chiudere occhio per le incognite che il viaggio verso le montagne poteva comportare, aveva passato buona parte del tempo a rimuginare sulle cose successe il giorno prima.
Più lo faceva e meno il sonno tardava ad arrivare.
In quelle ore tetre, poco alla volta l'orgoglio provato subito dopo la partenza dall'Urdu, si infranse miseramente contro una verità che, per quanto gli facesse male ammetterlo, sospettava essere ben diversa da quella che si era immaginato allora.
Poco alla volta il velo d'illusione sotto il quale ingenuamente aveva nascosto la verità si frantumò andando in tanti pezzi e alla fine il giovane Un, sebbene con rammarico, giunse all'unica conclusione plausibile di tutta quella faccenda: il Khan gli aveva affidato quella missione non perché si fidava di lui, ma perché aveva bisogno della sua inesperienza.
Kutula aveva bisogno di qualcuno abbastanza ingenuo che accettasse di andare fino a dove nessun altro sarebbe andato, in silenzio e senza fare troppe domande.
Ukhsen Aris stesso glielo disse, ma lui era pieno di rancore verso il suo superiore, per accorgersene subito.
Era giovane e inesperto quanto bastava per non comprendere appieno le malizie dei commilitoni più anziani e i loro velati sorrisi.
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OCCHIO LIMPIDO
FantasiPuò un uomo solo cambiare il destino di un'Orda intera? È quello che proverà a fare Saaràn, il Naaxia, il Cercatore di Strade, il derelitto, l'escluso, l'ultimo degli ultimi tra gli Un. Ottavo discendente di Sangun il Traditore, guidato dalla Sua Si...
