Il cuore di Saaràn prese a battere all'impazzata come se volesse esplodergli nel petto.
Fino ad allora la sua vita da Naaxia era trascorsa piatta e noiosa.
Un giorno dopo l'altro scorreva sempre uguale, senza la necessità di prendere decisioni come quelle, ora invece doveva risolvere problemi ai quali non era abituato.
Eppure, sebbene non avesse desiderato tutto quello che gli era successo negli ultimi giorni, era arrivata l'ora di agire.
Rendendosi conto che da qualche parte doveva ben iniziare, si guardò attorno.
Il Taiciuto e lo Scengun erano accanto al lupo.
Osservavano l'animale e ne commentavano tra loro a bassa voce stazza e dimensione.
Non capiva cosa dicessero i due uomini, ma al momento era certo che si fidavano di lui e lo seguivano ciecamente.
Fino ad allora li aveva guidati bene e la fortuna era sempre stata dalla sua parte, ma, lo sapeva bene, la fortuna non durava per sempre e doveva essere aiutata.
Se voleva mantenere quel forte controllo che sentiva di avere su quei due, non doveva dargli l'impressione di non sapere come fare a risolvere i problemi.
Le genti della Steppa seguivano e volevano un padrone forte, non uno indeciso.
Vedendo a terra i rami e le cortecce che Omnod aveva portato con sé, Saaràn si rammentò di quella proposta che gli aveva fatto Uleg.
Com'è che l'aveva chiamata, slitta, forse?
Si slacciò delicatamente dall'abbraccio dei figli e chiamò entrambi gli uomini.
Per primo si rivolse al Taiciuto.
"Uleg, dobbiamo andare" fece stancamente, indicandogli l'animale steso sotto la coperta "Il lupo lo portiamo con noi. Mi avevi parlato di qualcosa che il tuo popolo usava per trasportare i feriti, vero?".
L'anziano servo assentì con il capo.
"Sì, padrone. Una slitta" confermò, e negli occhi del Nonun vide la medesima luce piena di rispetto che illuminava lo sguardo del più giovane Scengun.
Dopo quello che aveva visto, anche lui non avrebbe esitato a obbedire al Naaxia. Saaràn grugnì, compiaciuto.
"Preparala, allora" aggiunse "Noi ci occuperemo del resto. Quando avrai fatto, ci allontaneremo subito di qua e ci dirigeremo verso i monti".
Il Taiciuto si inchinò e si allontanò.
Poi rivolto a Omnod, Saaràn proseguì.
"Prendi un Tarpan nella valletta e sellalo per Saryn!" gli disse perentorio.
Si rese conto di essere stato troppo brusco nei confronti del soldato, ma per quanto facesse affidamento sulla sua lealtà, non si fidava ancora appieno del giovane Un.
Inoltre, benché il giovane Scengun non avesse colpe in quello che era successo a Monglik, la sua presenza seguitava a infastidirlo.
Gli ricordava troppo da vicino quello che invece voleva scordare.
La freccia che aveva estratto dal lupo e che ancora stringeva in pugno era stata scoccata da un soldato Un, proprio come lo era lui.
Anche se i colori che il dardo portava sul piumaggio non erano quelli della sua Tribù, egli era un soldato del Khan, vestiva come gli Hanbakai di Muu-Gol e il solo vedere quella divisa, provocava a Saaràn spiacevoli sensazioni.
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OCCHIO LIMPIDO
FantasyPuò un uomo solo cambiare il destino di un'Orda intera? È quello che proverà a fare Saaràn, il Naaxia, il Cercatore di Strade, il derelitto, l'escluso, l'ultimo degli ultimi tra gli Un. Ottavo discendente di Sangun il Traditore, guidato dalla Sua Si...
