"Da qualche tempo pensieri strani disturbano il mio riposo" riprese a dire Kutula "Nel sonno mi svegliano di soprassalto, esco dalla Yurta e vedo solo Ten-gri. Ovunque l'Azzurro dell'Eterno Cielo. La prateria, l'erba, l'Urdu, tutto svanito. Solo... io e il Ten-gri".
Benché fosse stupito, Saaràn annuì.
"Temo sia giunto il tempo della Signora, amico mio. Ricordi?" fece Kutula sottovoce, andandogli vicino quasi volesse essere certo che nessun altro udisse le sue parole.
Vedendo Saaràn sorpreso, il Khan tornò a sedersi sulla sedia d'avorio e oro; stupito, sollevò un sopracciglio dal disappunto.
Era contrariato, si vedeva, ma ugualmente attese che l'altro ricordasse.
D'altronde erano passati quarant'anni dagli avvenimenti a cui si riferiva e nel frattempo molte cose erano scomparse dalla memoria del mondo e degli uomini.
Lui stesso, preso dal suo compito di Khan, se ne era pressoché dimenticato fino alla comparsa delle visioni, perciò diede tempo a Saaràn di ritornare a quei momenti lontani.
Ma il Naaxia tra sé e sé sorrise, non ebbe bisogno di sforzarsi.
Non si era dimenticato, era commosso.
La sorpresa gli era venuta non per mancanza di memoria, piuttosto per lo stupore che fosse Kutula a ricordare quei giorni lontani: non era da lui provare sentimenti.
Invece, appena chiuse gli occhi, Saaràn rivide due bambini cavalcare veloci su piccoli Tarpan.
Era quasi sera, il sole tramontava, un pericolo mortale li inseguiva.
Avevano nuovamente disubbidito al divieto di vedersi e ora nella Steppa correvano per salvare la loro vita.
Uno era il figlio del Naaxia, l'altro il rampollo di una delle più nobili famiglie dell'Orda.
Nonostante fosse vietato, erano amici da sempre.
Mai due opposti si attrassero e compensarono i difetti l'un dell'altro come loro due, ma Ten-gri aveva deciso diversamente.
I due Anda dovevano essere separati in tutto, per classe, per ceto, per destino.
Eppure Saaràn e Kutula, testardi, appena potevano scappavano, si incontravano nella Steppa e cavalcavano insieme.
Spesso lo facevano per gioco, ma quel giorno vennero intercettati dalla pattuglia di una tribù rivale: costoro non erano Un e nemmeno Gin, non ricordava il nome di quella tribù e nemmeno di quei luoghi, ma poco importava.
Gli uni erano ormai morti e gli altri distanti centinaia di Zai alle loro spalle, però ricordava bene la paura provata nell'essere braccati da quei guerrieri e la folle fuga attraverso la pianura per la vita.
Rivide i cavalieri che li stringevano da presso, li circondavano, da lì a breve avrebbero scoccato le frecce e per i ragazzi sarebbe stata la fine.
Poi una buca nel terreno, il Tarpan di Kutula inciampò e cadde.
Nella Steppa un Un senza cavallo è un uomo morto. Lo sapevano entrambi.
Saaràn si fermò, doveva decidere in fretta: avrebbe potuto abbandonarlo, correre via e salvarsi, oppure dividere la fortuna con lui. Scelse di restare.
La salvezza dell'uno sarebbe stata la salvezza dell'altro, in caso contrario sarebbe venuta la fine per entrambi.
Corse verso Kutula, lo tirò in piedi e l'obbligò a riprendersi.
Sanguinava, nella caduta si era ferito, una brutta ferita gli squarciava la guancia sinistra, attraversandola per intero dall'alto verso il basso.
Nonostante fossero impauriti si prepararono a vendere cara la pelle, tuttavia i coltelli nelle loro mani erano piccoli in confronto ai ferri lunghi e curvi dei cavalieri.
STAI LEGGENDO
OCCHIO LIMPIDO
FantasyPuò un uomo solo cambiare il destino di un'Orda intera? È quello che proverà a fare Saaràn, il Naaxia, il Cercatore di Strade, il derelitto, l'escluso, l'ultimo degli ultimi tra gli Un. Ottavo discendente di Sangun il Traditore, guidato dalla Sua Si...
