21) YAONAI

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Dall'esterno della camera, Saaràn udiva provenire le voci dei soldati in attesa.

Non capiva una parola di quello che dicevano, ma gli parevano tranquilli.

Il nitrire di un cavallo in avvicinamento li zittì per un momento, poi uno scalpiccìo rapido di piedi si avvicinò alla porta d'ingresso.

Dopo non molto, Burjgar, la ragazza riccia, fece la sua comparsa nella stanza.

I lupi stesi o arrotolati attorno a Frassinella la riconobbero subito e nemmeno si mossero nel vederla entrare.

A malapena taluni sollevarono le orecchie al sentirne avvicinarsi il rumore dei passi, talaltri sbadigliarono, prima di riabbassarle e tornare a sonnecchiare.

Sopra a un vassoio di metallo, la Togril portava una ciotola d'acqua per le abluzioni, un canovaccio, cibo, bevande e sotto il braccio, un piccolo tappeto arrotolato.

Sopra il vassoio c'era pure una lampada a olio già accesa.

Lo stoppino emanava un delicato profumo che Saaràn giudicò troppo nauseante per i suoi gusti, ma per contro apprezzò moltissimo la pur debole fiammella che vi ondeggiava sullo stoppino.

All'esterno stava diventando rapidamente buio e anche all'interno della stanza oramai si vedeva a fatica.

Appena entrata, la ragazza si rivolse alla donna con un piccolo inchino.

"Xataґtaй, зoчидoo ґaл abчpaxbiґ зѳbшѳѳphѳ yy". (Signora, chiedo il permesso di portare un poco di fuoco per il tuo ospite) le disse.

La Signora acconsentì e si spostò nella zona più in ombra della stanza. I lupi la seguirono docilmente, spostandosi con essa.

"Ypaґшaa, Ҕypҗrap. Бзлд,tзґззд ґap, би tyyhtзй ґahҵaapaa бaйmaap бaйha". (Fai pure, Burjgar. Prepara cosa devi e poi esci, desidero restare sola con lui).

Senza aggiungere altro la ragazza stese in terra davanti a Saaràn il tappeto, accanto a quello vi posò la lampada, il necessario per le abluzioni, il cibo e le bevande, poi salutò e si diresse alla porta.

Una volta uscita la Togril, la donna non perse tempo e arrivò diritta al punto.

"Perdonerai la mia scarsa predilizione per il fuoco, ma non lo amo, così come non amo la luce del sole. Come Yaonai preferisco l'ombra e la luce della Luna" disse a uno smarrito Saaràn, che ancora faticava a ritrovare la parola.

"Yaonai, mia Signora?" domandò perplesso, ma un gesto noncurante di lei lo fece desistere dall'insistere.

Egli annuì soltanto, beandosi della presenza della Sua Signora.

"Ti ringrazio per aver curato Kha-Cik, senza di te sarebbe sicuramente morto" aggiunse poi la donna "È grave, ma guarirà completamente e presto potrà muoversi da solo".

Con il cuore gonfio di orgoglio per l'elogio ricevuto, questa volta Saaràn fece per rispondere, quando un grosso lupo grigio scuro, fino ad allora seduto al fianco della donna e apparentemente ignaro della presenza dell'uomo, si mosse verso di lui e andò a sdraiarsi sui suoi piedi.

Subito dopo, un altro lupo, una femmina adulta con una striscia di pelo fulvo che le macchiava la schiena dal garrese fino alla coda, imitò il primo e gli si arrotolò accanto, appoggiando il fianco peloso agli stivali dell'uomo che la osservava sbigottito.
Bloccato dove si trovava dal suo peso, immobile contro il muro scabro in pietra, non osava muoversi e nemmeno fiatare.

Era intrappolato.

Vedendolo irrigidirsi a quel contatto inaspettato, la donna gli sorrise e lo rassicurò: "Non temere, Saaràn, non ti faranno nulla. Lui è Khar, lei Zurvas, sono i genitori di Kha-Cik. Come me, ti stanno ringraziando per avergli riportato vivo il figlio".

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