Corro.
Corro e non so nemmeno dove andare, ma spero il più lontano possibile da quella persona che non si può definire essere umano.
Di solito per sfuggire da tutto e da tutti andavo dalla zia Rosa.
Guardo il soffitto consumato e pieno di muffa mentre cerco la mia solita classe.
Sii forte Giselle. Lo sei.
Varco la soglia e vedo tutte le facce dei miei compagni puntate su di me.
Smettetela di guardarmi se non volete che vi getti da questa fottuta finestra del secondo piano a uno a uno!
Per una volta la professoressa di letteratura della prima ora non commenta il mio solito ritardo ed è il minimo, dato che sono incazzata col mondo intero più del solito.
Perché a me tutta la sofferenza? Vorrei tanto essere una di quelle ragazze felici e allegre che hanno avuto sempre tutto dalla vita, mentre mi ritrovo a essere un'esplosione di pura acidità mista all'antipatia.
"Mi dispiace, Gi. Condoglianze." Mi dice Cameron non appena mi siedo al suo fianco, come sempre.
Lo abbraccio e vorrei tanto piangere.
Ma non piango.
"Grazie, Cam."
E mi tiene la mano sotto il banco finché non finisce la giornata, facendomi sorrisi ogni tanto.
Non me ne importa se siamo sotto sguardi indiscreti e bocche pronte a spettegolare.
Qui tutti sanno di tutti, di ogni persona che frequenta questo dannato liceo classico. Ed è questo che lo rende davvero uno schifo. Ma ho imparato a fregarmene. Sì, perché bisogna fregarsene di certe cose, altrimenti non ne esci vivo.
***
"Perché oggi ti facevi tenere la mano dallo sfigato?" Mi chiede Helene, mentre Byanca fa una faccia interrogativa. Non sa nemmeno chi sia lo sfigato di cui parliamo. Ce ne sono così tanti in questa scuola, ma Cameron è uno sfigato speciale.
Continua a sorseggiare il tè caldo lasciando l'impronta del rossetto rosso sulla parte alta della tazza mentre continua a perlustrarmi con gli occhioni blu, aspettandosi una risposta.
"Sarà sfigato ma non ha mica l'ebola! Poi è un ragazzo gentilissimo con me, al contrario di Mike." Mi alzo dondolando un po' e mi guardo un po' intorno per non sentirmi troppo in soggezione.
"Chi sarebbe lo sfigato?" Chiede Byanca.
"Cameron. Quello della nostra classe." Le spiega Helene.
"Santo cielo, Giselle! Non dirmi che ti sei lasciata per l'ennesima volta con Mike!" Esclama Byanca, mentre io raccolgo le loro tazze di tè verde ormai finite e le porto al lavandino.
"Può darsi." Rispondo vaga.
Non so cosa pensa Mike in questo momento, ma per me lui non esiste.
"Decidi cosa vuoi fare una volta per tutte." Continua mia sorella come se fosse una donna vissuta.
"Stai zitta, non è facile come credi, cara mia Miss-non-ho-mai-avuto-un-fidanzato-e-non-ne-voglio-avere!"
Sento Helene soffocare una risata mentre la vedo intenta a coprirsi la bocca con le mani.
Adora quando spengo Byanca in qualsiasi situazione e luogo, nonostante sia più grande e definita più intelligente di me solo perché è la prima della classe, secchiona e asociale. E io continuo a chiedermi perché una ragazza dalla bellezza disarmante come lei debba sprecare questi anni sui libri ventiquattro ore su ventiquattro. Potrebbe essere la ragazza ideale di qualsiasi essere maschile sulla faccia della terra, ma lei spreca questa sua fortuna.
Incrocia le braccia al petto e mi guarda incazzata, come ogni volta che la spengo e non sa cosa dire.
"Semplicemente non ne voglio, Miss-mi-faccio-tutti-anche-gli-sfigati!"
Noto Helene che non riesce più a trattenersi dalle risate.
"Che bambina." Scuoto la testa e alzò gli occhi al cielo, mentre inizio a strofinare le tazze con la spugna impregnata di acqua e sapone.
Ho sempre odiato l'odore del sapone per i piatti, specialmente quello al limone che usa mia madre. È così pungente alle narici.
"Vedi, sto lavando io le cose che dovresti lavare tu! Sei inutile, cara." La canzono un altro po'.
"Vado a studiare." Si alza, prende gli occhiali da vista e se ne va lentamente in camera sua.
"Che vita triste." Commenta Helene, non appena Byanca finisce di salire le scale.
"Lo so. È un caso perso quella ragazza."
Ridiamo entrambe.
"Comunque, secondo me un po' quel Cameron ti piace." Helene non esita un attimo per riprendere il discorso di prima.
"Nah. È solo un amico. Non lo considero più di tanto." Affermo, cercando di essere fredda.
"Sciogli quel ghiaccio, ragazza di neve!" Mi sfotte lei "E ammetti la verità!"
"Sì, mi piace..." un attimo di silenzio "Come amico! Mi piace come amico."
E ridiamo entrambe.
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Fredda come la neve
Novela JuvenilGiselle è la tipica ragazza scontrosa e acida, che tratta male tutto e tutti. Solo il suo fidanzato Mike sa come trattarla e renderla felice realmente. Ma un giorno, un ragazzo nuovo, timido e impacciato, le cambierà la vita senza che lei nemmeno se...
