Capitolo 13

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Il rapporto di Edoardo è dettagliato: degli iscritti al primo anno all'Accademia di Moda ventisette sono ragazze, delle quali ben nove si chiamano Giulia. Sei di loro vengono da regioni limitrofe alla Lombardia, una è svizzera, e due sono del Lazio. Dal codice fiscale infine una risulta di Roma.

Bingo.

"Edo, credo di amarti!" gli dico con enfasi abbracciandolo stretto.

"Anche meno, Andre, e ricordati che ho la precedenza con le amiche, hai promesso, non fare che le rifili tutte a Simone solo perché è già sul posto, eh" mi ricorda lui sciogliendosi dal mio entusiasmo delirante.

"Vai tranquillo, quello è già impegnato e incasinato, non ha tempo per nuove conquiste..." gli ricordo.

Prendo finalmente in mano il numero di telefono che Edoardo ha ricopiato su un post it e attaccato sul quadro di Boccioni che tengo a fianco del letto. Appena lo guardo da vicino però mi sento svuotato di ogni energia, mi tremano le mani e improvvisamente mi rendo conto di quanto l'intera faccenda sia una enorme e assurda follia.

"Non posso – dico d'un tratto a un incredulo Edoardo che mi ha seguito fino in camera per darmi supporto – non ce la faccio. E poi che le dico? Già mi ha accusato di essere uno stalker, così ne avrà la conferma.. No, non posso proprio.." e attacco di nuovo il bigliettino sul quadro.

Edo si siede sul letto accanto a me, mi prende la mano, la apre, ci infila il suo cellulare e la richiude con forza. Poi mi insulta come merito.

"Fanculo, bello, tu puoi eccome! Io rischio la galera per te, ho hackerato un sito per te, ti rendi conto? E per cosa? Per farti avere un dannato numero di telefono che se fossi stato un filo meno stronzo a Roma adesso avresti già. Quindi ora prendi un cazzo di telefono qualsiasi, digiti con le tue manine quel numero e ti inventi qualcosa, chiaro?" sbotta.

Deglutisco, provo a mettere insieme nella testa una qualche scusa plausibile per non sembrare completamente patetico, cerco di immaginarmi la sua voce al telefono, deglutisco di nuovo.

"Dai, ma faccio la figura del disperato..." mi lagno, allontanando ancora una volta il numero che fino a un attimo fa era la mia unica ragione di vita.

"Tu sei un disperato, accettalo Andre – ribatte Edo con tranquillità – e ora fai quella cavolo di telefonata o ti giuro che non rispondo di me!"

Ecco a cosa servono gli amici a volte, a spingerti verso il baratro quando non sei abbastanza incosciente da farlo da solo.

Così compongo il numero col cellulare di Edoardo. Sospiro, lo guardo incarognito e poi premo il tasto di chiamata. Passano cinque secondi, un paio di squilli, infine sento un clic.

"Pronto, chi parla?"

È lei, mi si impalla l'intero sistema cardio circolatorio, comincio a fare gesti disperati verso Edo che invece mi fa cenno con le mani di andare avanti, ridendo silenziosamente.

"Pronto?" ripete la voce all'altro capo del telefono.

Mi lancio.

"Pronto? Ah sì, ciaoGiuliasonoAndrea..." sparo tutto d'un fiato, col cuore che sta per uscirmi dalla bocca come in una scena splatter di un horror di serie b.

"Andrea chi?"

"Come chi? Il ragazzo che hai ospitato a casa tua la settimana scorsa..." le rispondo un po'deluso, immaginandomi assurdamente che dovesse riconoscermi al volo e dichiararmi amore e rimpianto immediato.

"Ma quale dei tre? Quello che mi ha baciata sul tetto, quello che mi portato a cena in riva al Tevere, o quello sfigato che mi ha mollato su una staccionata? Sai, gira parecchia gente a casa mia ultimamente..." aggiunge sarcastica.

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