Il ritorno a Verona è stato un po' strano, in treno ho cercato di rispondere ai molti messaggi arretrati di amici e collaboratori, ho chiamato finalmente mia madre, che ormai ha intuito qualcosa e mi tormenta con mille domande a cui rispondo con la solita frase standard,"Tutto ok, non ti preoccupare" , che la fa solo imbufalire, e infine ho sentito Simone.
Con estrema gioia mi sono fatto raccontare di come lui e Tiziano abbiano deciso di provarci davvero stavolta, senza sotterfugi e menzogne, e di come lui abbia deciso di perdonarlo, nonostante tutto, perché quello che sente è più forte della delusione e della rabbia. Mi ha raccontato di come suo padre se lo sia preso a cuore come un secondo figlio e lo abbia aiutato a parlare con la sua famiglia. Devo ammettere che ci speravo con tutto il cuore, ma non ne ero affatto certo, e sentire che qualcuno a cui voglio bene sta avendo la felicità che merita fa bene soprattutto a me e al mio bisogno di positività.
Mi distraggo come posso, cerco di avere pensieri felici, mi impongo di focalizzarmi sulla gioia che proverò tra una settimana quando tornerò da lei e potrò stringerla di nuovo, ma sento una mancanza devastante e incomprensibile, dal momento che l'ho lasciata solo due ore fa.
Ci provo a non pensarla, lo giuro, ma in questo momento ho davanti a me una ragazzina che indossa la stessa maglietta che lei portava quel giorno in aereo, e mi sale il magone. Di nuovo.
Giulia ha insistito per accompagnarmi alla stazione, nonostante le avessi detto che non volevo farle prendere l'autobus per tornare all'appartamento di Caterina, ma come sempre è stata irremovibile e testarda e mi ha seguito fino al binario.
Mentre aspettavamo seduti con le gambe intrecciate su una panchina, baciandoci e ridendo di niente, ho avuto all'improvviso una strana sensazione di freddo alla base della schiena, e istintivamente ho stretto le braccia intorno alla vita di Giulia, come se temessi di vederla scomparire.
"Devi proprio andare?" mi ha chiesto baciandomi dolcemente sul viso.
"Purtroppo sì, o è la volta buona che Mac mi uccide... – le ho risposto accarezzandole la schiena e respirando forte il suo odore di borotalco e rosa, perfetta sintesi di lei, fatta di innocenza e sensualità da togliere il fiato – ha inviato il pezzo alla casa discografica...è il momento della verità..."
"Vedrai che andrà alla grande, Andre, il pezzo è stupendo!" mi ha rassicurato con un sorriso sincero, mentre io mi perdevo a guardarle gli occhi, così brillanti e onesti da vederci dentro me stesso.
"Speriamo...sono così vicino al mio sogno che ho paura che possa sfuggirmi dalle mani in qualche modo..." le sussurro accarezzandole la nuca tra i capelli.
"Se vuoi qualcosa con tutto te stesso prima o poi ci arriverai. È la mia filosofia di vita." replica Giulia prima di accoccolarsi tra le mie braccia, contro il mio petto.
Solo che io non parlavo del pezzo.
In quel momento, e senza alcun motivo apparente, sentivo forte il bisogno di tenerla con me, come se separarmene anche solo per pochi giorni costituisse un pericolo. Forse mi ero fatto condizionare dalle paranoie di Giulia dei giorni precedenti, forse era la mia gelosia folle a farmi sragionare, forse qualcosa di più profondo, come quella paura che da sempre mi accompagna. La paura di non poter desiderare una felicità che non sembra neanche reale.
Ho combattuto per alcuni minuti contro l'istinto di chiederle di venire via con me.
Poi è arrivato il treno tra uno sgradevole stridio di freni e la massa dei pendolari che si è riversata in blocco sul binario, per intercettare le porte prima che ogni scompartimento si riempia come un uovo.
"Vado, piccola, ci sentiamo appena arrivo a Verona" le ho sussurrato prendendola in braccio, mentre Giulia è rimasta avvinghiata a me con le gambe incrociate dietro la mia schiena.
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Tu sai
FanfictionNel mondo esiste così tanta bellezza e magia da riempire un'intera esistenza. E non importa quanto tu ostinatamente voglia sfuggirle, lei continuerà a incrociare il tuo cammino fino alla tua resa. Fino a quando non ti abbandonerai all'amore. E avrà...
