Capitolo 20

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Fumo nervosamente, seduto sui gradini esterni al portone, viaggiando con la mente molto di più di quello che sarebbe auspicabile in questi casi. Mi intossico l'organismo sperando di soffocare anche questa tremenda sensazione di essere stato preso in giro da Giulia.

È bastata una sola frase storta a farmi andare fuori di testa e questo dimostra solo una cosa: non sono più in grado di essere lucido quando si tratta di lei. La rabbia mi si è annidata dentro come un parassita e ad ogni boccata la sento crescere come un mostro spietato che distorce la realtà, facendomi ingigantire tutto, anche il dettaglio più insignificante.

Non è normale sentirsi così, soprattutto per una che conosco appena da una settimana.

Io non la possiedo.

Non la posso rubare, non la posso tenere tra le mani come un oggetto che mi appartenga. Non ho alcun diritto su di lei, me lo devo mettere bene in testa, e soprattutto non ho alcuna voce in capitolo su quella che è stata la sua vita prima di me.

Eppure mi sento tradito, soprattutto da me stesso. Per la mia mancanza di prudenza, per l'irrazionalità, per non aver capito e non essermi protetto.

Quando si apre la porta alle mie spalle ho un sussulto, immaginando di vedermela comparire davanti preoccupata. Sono pronto a discutere, incazzarmi, insultarla e poi stringerla di nuovo mettendomi la dignità sotto le scarpe, come mi trovo a fare ogni volta che la guardo negli occhi.

Ma chi mi raggiunge sulle scale non è Giulia, bensì Ilaria, avvolta in un giubbotto extralarge e con una tazzina fumante in mano.

"Hai deciso di morire congelato? " mi domanda porgendomi il caffè con un sorriso premuroso.

"Grazie mille, non dovevi" le rispondo sorpreso, ma grato per la sua attenzione.

"Oh, figurati, però se vuoi fumare puoi andare nel salottino in fondo al corridoio, i nobili un tempo lo chiamavano fumoir proprio per quello scopo, ed evita pure l'assideramento" mi spiega senza alcuna saccenza.

Infagottata e senza trucco sembra ancora più piccola ed esile di quanto non mi fosse apparsa ieri sera, ma ha due occhi così brillanti e curiosi che ispirano immediata fiducia. Si stringe per un attimo nel giubbotto affondandoci il viso e lasciando scoperta solo la punta del naso, arrossata dall'aria fredda.

"Posso?" mi domanda

"Ma certo" le dico, facendole spazio sullo scalino.

"Giulia sa che sei qui fuori?"

"Non so, credo che se ne sia neppure accorta" le rispondo con una punta di veleno di cui mi pento subito.

"Veramente credo ti stesse cercando – mi rassicura Ilaria come se avesse intuito la mia inquietudine – vuoi che te la chiami?"

"No, tranquilla, finisco la sigaretta e rientro"

Rimaniamo per alcuni momenti in silenzio, io ad aspirare fumo cercando di calmarmi, lei a guardare la condensa del suo respiro trasformarsi in nuvolette bianche davanti al viso.

"E così fai il dj, giusto?"mi domanda dopo un po'.

"Sì, esatto, lo faccio da molti anni. Ora però ho cominciato soprattutto a produrre musica"

"Davvero? Bhe, dai, figo..."

Silenzio.

"Giulia mi ha detto che vi siete conosciuti in aereo. Che cosa assurda..."

"Già..."

"Vedi a volte il destino..."

"O i ritardi dei voli......"

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