"Essere adolescenti. La cosa più crudele che la natura potesse programmare per l'uomo."
Questa è la frase con cui inizia questa storia, la storia di Lydia, un'adolescente che sta iniziando a diventare donna adulta, che non si è mai innamorata di un...
L'autunno per la scienza inizia il 21 settembre, ce lo insegnano per anni a scuola e forse è vero in qualche parte in giro per l'emisfero boreale, ma per me, che sono nata e cresciuta a Roma, è sempre stato difficile da credere e memorizzare. Qui fa caldo fino a ottobre inoltrato. La prova? Siamo alla fine del decimo mese dell'anno e io sto passeggiando per la città con indosso soltanto una felpetta basic di H&M.
È venerdì pomeriggio, un'altra settimana è giunta al termine ed è arrivato l'ennesimo weekend che potrò trascorrere senza dover girare circospetta per i corridoi, come faccio a scuola per paura di incontrare "lui" in momenti in cui non sono obbligata a farlo. Claudia ha fissato il suo primo compito in classe per la settimana prossima ed ho già il terrore, infatti ho programmato per domani mattina con Walter, Didi e Marco un gruppo di studio a casa mia. Devo andare bene, non posso permettermi di lasciarle anche solo il minimo appiglio. È difficile, non c'è bisogno di peggiorare ulteriormente la situazione, visti gli sguardacci che mi lancia in classe anche solo nel vedermi respirare. Mi comporterei anche io così al posto suo? Non lo so.
La mia Roma ha un potere calmante. Da quando ho rotto con Andrea, è stata un salvavita in certi momenti. Me ne sono fatta di camminate con le cuffiette alle orecchie, piangendo spesso, quando mi si palesavano davanti agli occhi immagini diverse da quelle che vedevo realmente. Ricordi, tanti ricordi. Roma è quella metropoli in cui se passi per un vicolo ti ritrovi al Colosseo, io mi sono immersa tra le strade trasteverine, giungendo spesso a Castel Sant'Angelo; stavolta però Roma mi pugnala alle spalle, forse al cuore.
Passeggio per via Guido Reni, poi imbocco una traversa, evidentemente quella sbagliata, perché in un batter di ciglio sono davanti al ponte Duca D'Aosta. Qualsiasi briciola di razionalità si tuffa a piombo nel Tevere, annegando in pochi istanti insieme ai topi. Mi paralizzo al semaforo, lasciando scorrere qualche verde. Era un anno fa, eravamo seduti là con due panini in mano, il nostro primo pranzo insieme, non mi sarei mai aspettata tutto quello che ci sarebbe successo dopo quel pomeriggio. Eri bello, purtroppo lo sei ancora; ero già innamorata? Probabile. Sento un vuoto nel petto e i ricordi non bastano a riempirlo, anzi ... scavano ancora più a fondo, se mai fosse possibile.
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Decido di attraversare, di affrontare il demone. Io, che sono sempre scappata da tutto ciò che mi faceva paura, per una volta vado a sbattere contro il muro più grande che abbia mai avuto di fronte. Boccheggio. Gli alberi dall'altro lato della strada hanno iniziato a perdere le foglie gialle e rosse che ora inondano le strade, un po' come quando gioca la Roma all'Olimpico, lo stadio che intravedo poco distante. Mi appoggio alla balaustra dove fino a pochi mesi fa ci facevamo il solletico felici e dove qualche settimana addietro mi hai spezzato il cuore nel modo più brutale che esista. E non scendono più lacrime, temo di averle finite.
Ricomincio a camminare, anche se le gambe sembrano piombate al suolo e il maledetto destino decide di scoccare la freccia definitiva. Non so che ore siano, ma è irrilevante. Il foro italico stazza davanti a me con le vetrate splendenti appena pulite e la magnificenza di un palazzo antico che non perde mai di fascino. Sono proprio le vetrate delle porte ad aprirsi per lasciare libero passaggio a delle persone, quelle persone. Sono gli ex compagni di squadra di Andrea, riconosco Stefano e gli altri. Ma non è questo il destino più crudele.