Chloe
<<Per natale cosa pensi di fare?>> mi chiede Dylan, mettendomi completamente in uno stato di confusione totale. Avevo detto a mia madre di andare da lei, però mi dispiace lasciare Dylan da solo. <<Detto sinceramente non lo so. Dovrei andare da mia madre, però non so se alla fine ci andrò. Tu?>> gli propongo la stessa domanda per sentire se ha qualche progetto già in mente. Se andrà via con i suoi amici, oppure andrà da qualche parente, allora andrò da mia madre. Altrimenti non so proprio cosa fare. <<Niente, come sempre>> mi rivolge un piccolo sorriso e quasi mi fa tenerezza. <<Da quanto tempo non festeggi il Natale?>> chiedo a mia volta con voce pacata. Lui sospira e beve l'ultimo sorso di caffè che gli è rimasto nella tazzina. Rivolge il suo sguardo a me e mi sorride debolmente. <<Non ricordo mai di averlo festeggiato. Mi ricordo una volta, all'età di quattro anni, mia madre mi regalò una macchina giocatolo. Fu l'ultimo regalo che mi fece, visto che poi se ne andò>> incrocia le sue mani e inizia a giocherellarci. <<Da quel giorno non ho più festeggiato niente. Ne compleanni, natali, pasque.. Niente di niente>> confessa e il mio sguardo diventa sempre più dolce. <<Quando è il tuo compleanno?>> chiedo curiosa. Non ricordo prima d'ora di averglielo chiesto, perciò mi sembra un'ottima occasione per chiederglielo. <<Il ventidue di gennaio, il tuo?>> chiede a sua volta, <<il diciotto di dicembre>> rispondo e lui sgrana gli occhi. <<Che cosa?>> chiede incredulo, <<ma manca pochissimo, e tu me lo vieni a dire solo ora?>> si alza dalla sedia ed inizia ad agitarti. <<Non ho mai fatto niente di che, non pensavo ti interessasse così tanto>> dico tranquilla. Non ho mai fatto niente di bello per il mio compleanno, non l'ho mai festeggiato in modo festoso e gigantesco come facevano le mie mani compagne di studio. non perché non volessi, ma perché sapevo che mia mamma non poteva permetterselo. E sinceramente ormai per me, il mio compleanno è un giorno comune, è un giorno come tutti gli altri. So che è brutto parlarne così, infondo dovrebbe essere per tutti quanti una bella data, però per me è indifferente. Mia madre ha lavorato tanto e se adesso stiamo bene, economicamente parlando, è solo grazie a Dio. Per colpa di mio padre ho dovuto rinunciare a molte cose. Se solo non se ne fosse andato e avesse aiutato la mamma con il lavoro, molto probabilmente non sarebbe andata così.
Mi guarda e nel suo sguardo leggo la confusione. <<Non mi interessa, faremo qualcosa per il tuo compleanno, che ti piaccia o meno>> propone, <<cosa?>> sgrano gli occhi, <<guarda che non è necessario>> dico con voce agitata. Mi prende per mano e si siede sulla sedia. Si picchietta le mani sulle cosce e mi fa segno di sedermi sopra di lui. Lo faccio e mi cinge la vita con braccia.
<<Certo che è necessario. O scegli tu cosa fare, o lo sceglierò io>> si impone, <<Dylan ti ho già detto che..>> mi blocca, <<non è necessario>> imita la mia voce prendendomi in giro , <<lo so, ma voglio fare qualcosa. Non permetterò che tu passi il tuo compleanno a casa mia oppure in dormitorio a studiare>> dice con tono premuroso. <<Potrei dire la stessa cosa del giorno del tuo compleanno>> gli sorrido, <<non pensarci. Il giorno del mio compleanno è un giorno come tutti gli altri, il tuo no>> risponde chiaro, <<e perché?>> chiedo curiosa, <<perché quel giorno è nata la donna più importante della mia vita, la donna che amo e la donna con la quale voglio costruire un futuro stabile>> mi guarda negli occhi ed io arrossisco. Unisco le nostre labbra in un bacio lento e dolce. Con Dylan è impossibile avere e mantenere un bacio così, infatti poco dopo mi posiziona le mani sul sedere e lo strizza leggermente. Da dolce e lento che era questo bacio, si trasforma in un bacio voglioso e rovente. <<Dylan>> lo guardo con aria di superiorità, <<no>> lo avverto. Lo amo tantissimo e mi fa stare bene quando lo facciamo, ma non possiamo farlo lui. Potrebbe entrare da un momento all'altro il padre e poi andiamo... Sarebbe strano farlo in cucina no?
Si lamenta e rotea gli occhi. <<Non dirmi che ti è passata la voglia>> sussurra al mio orecchio, <<non mi è passata, ma punto uno: ho appena finito di fare la doccia e punto due, potrebbe entrare tuo padre e vederci fare le nostre cose private in cucina, immagino che non sia il massimo per lui>> dico con voce calma e lui si morde il labbro. Mi guarda con aria stupita.
<<Preferisci fare i comodi di mio padre, invece di scoparmi?>> si avvicina alle mie labbra. La gola diventa secca e l'aria inizia a farsi pensante. <<No ma..>> mi blocca, <<e allora lasciati scopare>> sussurra di nuovo, prima di baciarmi. Mi afferra per il retro delle cosce e mi fa sedere sul bancone della cucina. Mentre mi sbottona i pantaloni, sentiamo il rumore della serratura e subito ci stacchiamo. Scendo dal bancone e mi allontano di almeno un metro, da Dylan. Un'uomo in giacca e cravatta entra in casa. Ha l'aria stanca, ma è pur sempre in ottima forma. Santo cielo, il padre di Dylan..
Appena si accorge della mia presenza rimane colpito, ma sembra felice dall'espressione che ha in faccia. <<Oh, ciao Chloe. Non ti ci facevo qui così presto, come stai?>> viene verso di me e mi porge una mano. Che imbarazzo.
Gli e la stringo e gli sorrido <<bene grazie, e lei?>> ripropongo la sua domanda, <<sto bene, grazie. Dammi pure del tu mia cara, ormai fai parte della nostra famiglia. Non è vero Dylan?>> sorride al figlio, ma quando mi giro nella sua direzione lo vedo infuriato. Posa lo sguardo su di me e subito dopo sulle mani unite, tra me e il padre. Forse è meglio staccarle, ma non so come.. Non vorrei essere sgarbata.
<<Famiglia? Sul serio tu adesso stai parlando di famiglia?>> si alza dalla sedia e viene affianco a me. Il signor Walker mi lascia delicatamente la mano, ma prima ancora di farlo me l'accarezza dolcemente. <<Dylan ti sembra il momento?>> il padre di Dylan indica con lo sguardo me e cerca di contenere il figlio.
<<Perché? Cos'è, non vuoi che lei sappia dell'orribile persona che sei?>> lo blocco, <<Dylan!!>> lo rimprovero, <<sta zitta Chloe>> si posiziona davanti a me, coprendomi la visione di suo padre.
<<Mi dispiace per te, forse volevi apparire alla sua visione come il padre ricco e perfetto. Ricco lo sei, ma perfetto no. Sa tutto la mia ragazza>> dice Dylan.
La sua ragazza.
Mi sciolgo.
Devo ancora abituarmi i a sentirlo parlare così, ma devo dire che è davvero piacevole sentire queste tre parole, uscire dalla sua bocca.
<<Le ho raccontato tutto, dalla A alla Z. Sa lo schifo di persona che eri e che sei. Vuoi dimostrare a tutti che sei cambiato, e magari Chloe ci cascherà anche, ma io no. Le persone come te non cambiano>> si avvicina sempre di più al padre, ma poi lo blocco per il polso e lo faccio indietreggiare di un passo.
Il padre non sembra ribattere, e si incupisce sempre di più ad ogni parola dura che gli dice il figlio. <<Parla su, parla. Di qualcosa>> lo incita Dylan, ma non sembra intenzionato a parlare. <<Come immaginavo. Vuoi fare la parte della vittima. Il figlio aggredisce con le parole il padre, ferendolo fin dentro l'anima no?>> dice l'ultima frase con fare d'attore.
Il padre posa la borsa, con dentro fogli di lavoro, sul tavolo e aspetta che il figlio finisca. <<Hai finito?>> chiede irritato il padre, <<di sputtanarti? Per oggi si, ma dovrò farlo ancora per tanto>> ringhia il figlio. Il padre scuote la testa e ride divertito. <<Avrei evitato di far sapere alla dolce Chloe il nostro passato, non per me. Non per la mia reputazione, ma per te. So che a te non te ne importa niente di me, ma a me, di te sì. E avrei voluto che Chloe non sapesse niente per non farla spaventare, tu ci pensi a come potrebbe stare adesso? Non ci hai pensato vero?>> mi metto di fianco a Dylan e vedo la sua reazione. Non è per niente bella, sembra agitato, quasi turbato e preoccupato.
<<Be' certo, meglio sputtanare il proprio padre invece di pensare a come potrebbe prenderla la persona alla quale stai raccontando delle cose molto delicate, giusto?>> si gira verso di me il signor Walker. <<Chloe mi dispiace tanto, ma voglio che tu sappia che io non sono più quello di una volta>> mi prende una mano, ma Dylan ci separa. <<Lasciala stare e non toccarla, traditore>> ringhia incazzato Dylan.
<<Non si preoccupi signor Walker, io non sono spaventata, mi ha solo colpito e rattristato molto la vostra storia e il vostro passato>> rispondo cercando di tranquillizzarlo con le mie parole.
<<Chloe vado su a prendere il giubbotto e ce ne andiamo, tanto a questo punto non abbiamo da fare altro. E non è bello rovinarci una domenica per un essere così>> esce dalla cucina sbattendo le sedie e appena scompare dietro la porta, mi giro verso il signor Walker.
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Nothing more 2 || tutto ritorna
ChickLitCOMPLETA ッ ⚠️⚠️ A BREVE IN REVISIONE ⚠️⚠️ Questo è il sequel di "Nothing More". È consigliabile leggere il primo libro di "Nothing more" prima di questo, per poter capire meglio la storia. Lo trovate sul mio profilo. Chloe, affranta ormai dal dolor...
