Capitolo 68

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Dylan

<<Allora ragazzi, vi sta piacendo la serata?>> dice Mathias affiancato dal fratello Bruno.
<<Si molto, ma tra poco ce ne andremo>> rispondo io.
<<Come ve ne andrete, non siete qui nemmeno da tre ore>> dice Mathias, <<lo so, ma non voglio lasciare mia madre da sola a lungo. È tornata per stare in compagnia e non mi va che rimanga per tutta la sera da sola. Poi comunque gli ho promesso di tornare prima di mezzanotte e sono già le dieci e mezza>> dichiaro bevendo l'ultimo sorso di vino.
Chloe è sopra a me, seduta sulle mie gambe, mentre i due uomini sono in piedi e ci stanno guardando. <<Capisco. Tua madre è affascinante proprio come vent'anni fa?>> chiede ed io lo guardo perplesso, <<ehm non lo so, visto che vent'anni fa non ero ancora nato. Perché me lo chiede?>> chiedo curioso, <<è tanto che non la vedo. Pensa che l'ultima volta che l'ho vista, è stata quando tu avevi solo pochi mesi. Poi quando ho scoperto che tu e mio figlio Tyler siete capitati nella stessa classe, e allora a quel punto ho provato a contattarla ma non ci sono mai riuscito. Fino a pochi mesi fa>> confessa, <<capito>> dico infine.
<<È qui in città?>> domanda curioso, <<si>> rispondo un po' infastidito. Non capisco come mai mi stia chiedendo proprio di mia madre, né tantomeno cosa voglia da lei: però mi infastidisce molto questa cosa.
<<Ottimo>> aggiunge lui.
<<Comunque piacere, io sono Bruno Richardson. Sono il padre di Samuel e Tyler>> Bruno allunga il braccio verso Chloe e si presenta. Quest'ultima stringe la mano dell'uomo pelato e fa la stessa cosa. <<Molto piacere signore, io sono Chloe Johnson. Complimenti ad entrambi. Ho visto prima la sfilata ed è stata magnifica>> dice lei gentile come sempre, <<per noi è un piacere sentirti parlare cosí. Se rimarrete un'altro po' vedrete anche la nostra collezione di intimo>> aggiunge Mathias.
Prima che Chloe ribatta qualcosa le do un pizzicotto sulla coscia e aggiungo: <<Ci piacerebbe tanto ma adesso dobbiamo proprio andare. Grazie dell'invito e salutateci Tyler e Samuel da parte nostra.>>
Col cazzo che faccio vedere a Chloe una sfilata di soli uomini, per di più in mutande.
Non appena usciamo dalla location Chloe si ferma di botto, mi blocca per un braccio e chiede: <<Si può sapere che cosa ti prende?.>>
<<Non dirmi che volevi rimanere per vedere dei ragazzi a petto nudo>> chiedo incrociando le braccia al petto, <<no certo che no, ma non vedo perché ce ne dobbiamo andare proprio adesso>> dichiara lei gesticolando.
<<Mamma>> confesso, <<hai ragione scusa. Me ne ero dimenticata, andiamo allora>> mi prende per mano e ci avviamo verso la macchina. Non so cosa abbia, ma so che ha qualcosa. È strana da quando ha visto mia madre sull'uscio della porta mentre ce ne stavamo per uscire.
Il tragitto in macchina è abbastanza noioso. Chloe non parla e si limita a guardare fuori dal finestrino, mentre alla radio trasmettono solo canzoni noiose.
<<Eccoci arrivati>> dico parcheggiando la macchina. Non risponde e scende da quest'ultima.
<<Grazie della bella serata>> dice lei timida, mentre ci avviamo davanti la porta di casa.
<<Grazie a te per essere venuta>> dico impacciato.
Più ci avviciniamo alla porta d'ingresso più sentiamo delle urla provenire da dentro casa.
Guardo Chloe e noto che ha uno sguardo spaventato. <<Mamma>> sussurro.
Scatto di corsa e vado ad aprire la porta.
La scena che ho davanti mi spiazza.
Mia madre con le nocche insanguinate e mio padre per terra, con il labbro spaccato.
<<Mamma che è successo? Ti ha fatto qualcosa?>> vado verso di lei vedendo che trema. <<Sei solo uno stronzo, come hai potuto farmi questo, come!! Era mio figlio, mio figlio e tu mi hai mentito. Hai mentito a tutti>> urla mia madre e quando vedo che sta per scaraventarsi di nuovo su mio padre, la blocco per i fianchi e la tiro al mio petto.
Si divincola da me, ma poi si rilassa.
Chloe è ancora pietrificata sulla porta, ma pochi secondo dopo si mette in ginocchio e aiuta mio padre ad alzarsi.
<<Sta bene?>> le chiede, <<si, grazie cara>> risponde lui in tono lamentoso, toccandosi il labbro ferito.
<<Sparisci o giuro che ti ammazzo Erick>> ringhia mia madre a denti stretti.
<<Calmati mamma>> le sussurro all'orecchio.
<<Mia, mi dispiace davvero tanto. All'epoca non ragionavo e agivo senza riflettere. Ti ho detto che nostro figlio era morto perché volevo fartela pagare. Sono stato un bastardo e mi dispiace aver capito troppo tardi di avere sbagliato. Però ti prego, lasciami spiegare>> afferma l'uomo sbarbato davanti a noi.
<<Non devi spiegare proprio nulla Erick. Ti ho amato, ti ho amato con tutta me stessa. Ho sopportato un sacco di tradimenti, ti ho perdonato per avermi fatto uccidere il nostro primo figlio, e ti ho pure dato un'altra chance. Avrei dato il mondo, la vita, tutto quello che avevo per te. E tu che cazzo fai? Mi vieni a mentire e mi dici che nostro figlio è morto? Con quale coraggio tu...>> si interrompe, tirando su con il naso.
<<Mi fai schifo>> dice con voce strozzata e stanca. <<Devi sparire dalle nostre vite. È finito il tempo dove ti sei tenuto mio figlio, adesso lui verrà con me>> afferma con tono deciso mia madre.
Che non si azzardi a dire quello che penso io, perché altrimenti la realtà sarebbe peggio di qualsiasi altra cosa.
<<È nostro figlio Mia>> ribatte lui serio, <<Nostro? Sul serio? Vuoi sul serio dirmi che in tutti questi anni ti sei preso cura di lui?>> lo incita mia madre, <<certo>> risponde lui, <<e come? Mettendogli le mani addosso? Spegnendogli le sigarette sulla schiena? Riempiendolo di cazzotti, schiaffi e graffi?
Menandolo dalla mattina alla sera con la cintola?>> sbianco alle parole di mia madre.
E lei come fa a sapere tutto questo?
Non c'era quando mi ha fatto queste cose.
L'inferno è incominciato dopo la sua assenza, quindi come fa a sapere queste cose?
Mio padre impallidisce e ingoia la saliva.
<<Io...>> cerca di dire ma mia madre gli urla contro. <<Stai zitto o ti giuro che stasera è la tua fine>> gli punta un dito contro.
<<Te ne sei sempre fregato di lui. Io potevo dargli un futuro migliore, un'infanzia migliore e un'adolescenza piena di serenità. Tu lo hai affidato ad una famiglia per un sacco di anni e te ne sei venuto a vivere qui da solo, senza portartelo dietro. Sei un lurido bastardo>> ribatte mia madre con disprezzo.
<<Ma sai cosa ti dico? La sai una cosa?
Da qui in avanti mio figlio me lo cresco io. In questi anni non ho mai smesso di pensare ai suoi sogni, nonostante fossi a conoscenza che non c'era più. Tu non lo sai, ma il suo sogno è quello di fare il modello e dopo la laurea me lo porterò via. Conosco un sacco di marche che lo assumerebbero e ho anche vari amici che accetterebbero un ragazzo di questa portata come modello. Verrà con me in Europa, lontano da te e da tutta la merda che ti circonda>> afferma in tono deciso mia madre.
Cazzo.
Il mio cuore accelera e i battiti si fanno sempre più rumorosi e veloci. L'ansia sale, ma prendo ugualmente coraggio e alzo lo sguardo verso Chloe. Ha gli occhi iniettati di sangue e il viso pieno di lacrime.
Mi si sta ritorcendo tutto contro e odio la mia vita per questo. Odio non aver parlato a Chloe di tutta questa storia, prima ancora che sentisse le parole della donna che mi ha messo al mondo. Mi odio per essere uno stronzo.
<<Non puoi portarmelo via così, da un momento all'altro cazzo>> ringhia mio padre, <<e tu cosa cazzo hai fatto? Hai fatto la stessa cosa, peggiorandola ancora di più dicendo a tutti che era morto. Non me ne frega più niente di te, di quello che vuoi e di quello che pensi, lui verrà con me e tu rimarrai solo un ricordo lontano per tutti noi>> urla incazzata mia madre. <<E adesso vattene o chiamo la polizia>> mia madre indica la porta e lui la guarda. Erick non replica e se ne esce dalla casa, con la camicia sgualcita e con il labbro spaccato.
<<Chloe possiamo...>> vado verso di lei ma mi tira in indietro, dandomi uno spintone.
<<Sei uno stronzo>> dice tra le lacrime per poi correre al piano di sopra.
<<Chloe no>> cerco di inseguirla ma mia madre mi blocca, <<che le hai fatto?>> chiede, <<che le ho fatto io? Tu semmai. Non ne sapeva niente di Parigi lei>> spiego incazzato nero, <<non gliene hai parlato?>> chiede dispiaciuta, <<no cazzo>> confesso infilandomi le mani tra i capelli.
Sono disperato, ho paura che non mi perdoni.
<<Stavo per farlo, lo avrei fatto a breve ma tu...>> me ne resto zitto, prima di offenderla.
Non voglio farla sentire ancora di più in colpa, so già che lo è. Non voglio di certo peggiorare la situazione. Ha rivisto mio padre dopo anni e anni, sentendolo confessare il suo peccato e per di più lo ha picchiato. Ha subito già abbastanza per stasera questa donna.
So che non l'ha fatto con cattiveria, ma cazzo.
Adesso come lo risolvo questo problema?
<<Vuoi che ci parlo io?>> chiede, <<no, hai già fatto abbastanza per stasera. Lo farò io più tardi, adesso è meglio che si rilassi e che si calmi un po'.
Poi... Be'... Non mi tocca che sperare e sperare ancora che mi perdoni, o almeno che mi lasci modo di spiegarle come sono andate le cose>> affermo sedendomi sul divano.
Mi prendo la testa tra le mani e mi massaggio il craneo. Improvvisamente mi è salito un forte mal di testa e non so se è per colpa dell'alcol che ho assunto stasera, oppure se è per colpa di questa situazione. So solo che il dolore è intenso e mi provoca un fastidio tremendo.
<<Le passerà Dylan vedrai...
Se il vostro è vero amore supererà tutto e vedrai che troverete una soluzione a questo problema>> mia madre si siede affianco a me e mi accarezza la schiena, <<è quello che spero>> rispondo iniziando a fissare il vuoto.

Nothing more 2 || tutto ritorna La tua prossima ossessione. Scoprilo ora