Dylan
Vederla lì, così rilassata e piccola mentre dorme, mi da una forte sicurezza.
Per tutte le ore di viaggio ha dormito e non ha mai staccato la mano dal piccolo mostriciattolo affianco a noi. Inizialmente hanno parlato, lui gli ha raccontato che la madre aspettava una sorellina e che non vedeva l'ora di conoscerla. Di tanto in tanto la guardavo e nel suo sguardo leggevo la tristezza. Ho esagerato prima, non dovevo dire quelle cose sul matrimonio e sui figli. Ho esagerato come sempre, e me ne sono reso conto solo quando ormai lei si era già addormentata.
<<Chloe>> sussurro, <<Chloe>> ripeto, <<Chloe svegliati>> la scuoto infine e lei si sveglia.
<<Dove siamo?>> chiede lei stropicciandosi gli occhi con la mano libera, <<dovremmo atterrare tra mezz'ora. Ho preferito svegliarti prima, perché suppongo che non sia piacevole svegliarsi durante l'atterraggio>> dico ironizzando un po' il discorso, <<be' no, hai fatto bene>> mi rivolge un piccolo sorriso e poi guarda il piccolo.
<<Che faccio, lo sveglio?>> mi chiede ed io scrollo le spalle, <<Ruben, svegliati. Siamo quasi arrivati>> Chloe gli accarezza una guancia e lui apre i suoi occhioni grandi.
<<Mh... Mamma!>> dice il piccolo richiudendo gli occhi. Si accoccola di nuovo al braccio di Chloe, e quando sento quelle parole poso immediatamente il mio sguardo su di lei.
Ingoia la saliva rimasta e successivamente assume una faccia strana. Lo guarda, proprio come farebbe una mamma al proprio figlio. Fa un sospiro e distoglie un attimo lo sguardo, impedendomi di vederla in viso. Quando si gira di nuovo nella mia direzione mi guarda, ed io non posso far altro che mostrarle la mia faccia sconvolta. Non mi aspettavo una cosa del genere e devo ammettere che non è il massimo. Insomma, è già tanto che abbia accettato la mia proposta di anticipare il viaggio per Parigi.
Parlare di figli non è il massimo, sopratutto in questo viaggio. In un viaggio dove ci verrà lasciato un segno, sopratutto ora che sa benissimo che dopo la laurea ci verrò a vivere.
<<Mamma è davanti, vuoi andare da lei?>> le chiede Chloe e lui scuote la testa, <<hai bisogno di qualcosa?>> chiede subito dopo e il bambino scuote di nuovo la testa.
Cos'è successo... All'improvviso è di poche parole?
Si stacca da Chloe e si ricompone sopra il sedile. Mi guarda e mi rivolge un piccolo sorriso. Non ricambio, ma lui sembra non capire infatti poi mi chiede: <<Ti piace?>>
Mi porge il suo pupazzo ed io lo guardo.
Sto per ribattere qualcosa di spregevole, ma Chloe mi precede e dice: <<Certo che gli piace, non è vero Dylan?>>
Mi guarda e mi fa cenno di annuire. Lo faccio e poi ritorno a guardare Ruben.
<<Grazie, è il mio unico amico>> le sue parole mi colpiscono ed attirano la mia attenzione.
<<Il tuo unico amico?>> gli chiede Chloe e il piccolo annuisce.
<<Non hai amici?>> chiedo io, <<no, non ho nessuno>> risponde, <<perché?>> chiedo, <<tendiamo a viaggiare spesso e non riesco mai a fare amicizia velocemente>> dice lui abbassando lo sguardo.
Io e Chloe ci guardiamo, e poi sospiro.
<<Vedrai che troverai qualche amico a Parigi>> Chloe gli accarezza delicatamente la testa e lui la guarda, <<la mia unica vera amica è la mia sorellina, adesso ne sto aspettando anche un'altra>> dichiara di nuovo. Ed ecco che si ritorna all'argomento figli.
<<Ti piacerebbe avere un figlio?>> chiede Ruben a Chloe. Oh no...
<<Si, certo>> gli sorride lei, <<ti consiglio di farne due se vuoi, perché essere soli è brutto>> confessa il bambino, <<prenderò in considerazione il tuo consiglio piccoletto>> Chloe gli fa l'occhiolino e lui successivamente si gira verso di me.
<<Tu invece li vuoi avere dei bambini?>> mi chiede. Guardo Chloe e lei distoglie lo sguardo, guardando fuori dal finestrino.
<<Si, ma non adesso>> confesso e quest'ultima si gira di scatto verso di me, <<vuoi un maschio o una femmina?>> mi chiede a sua volta, <<non so.. Non c'ho mai pensato prima d'ora. Credo sia indifferente>> rispondo incerto, <<non ne hai mai parlato con tua moglie?>> chiede indicando con un dito Chloe, <<quante volte ancora ti devo dire che non è mia moglie?>> chiedo infastidito, <<da come la guardi sembra di sì>> risponde schietto lui, senza farsi problemi.
<<Perché scusa, come la guardo?>> domando curioso e confuso allo stesso tempo, non capendo dove voglia arrivare.
<<La guardi come mio papà guarda la mia mamma>> confessa lui, <<solo perché la guardo come tuo padre guarda tua madre, non significa che la voglio sposare>> dichiaro, <<stai dicendo che non vuoi sposarla?>> domanda, <<stai facendo troppe domande>> gli faccio notare, <<sono solo curioso>> confessa lui, <<Ruben, dai vieni qui. Stiamo per atterrare e non sei al sicuro se non stai nella posizione corretta>> interviene Chloe.
Il mostriciattolo si gira e si siede in una posizione più composta della precedente.
Appoggia la schiena sullo schienale del sedile e afferra di nuovo la mano di Chloe.
Quest'ultima gli sorride e poi guarda fuori dal finestrino. L'aereo atterra e quando si ferma ci slacciamo le cinture. Quando mi alzo sento un dolore alle gambe. Le sgranchisco un po' e mi stiro. Stare quasi dodici ore a sedere, senza mai alzarsi non è il massimo. Non ho mai fatto un viaggio così lungo in vita mia e mi sgomento a sapere di doverne fare almeno un'altro per il ritorno.
<<Ruben vieni qui dai, mettiti il giubbotto che bisogna scendere>> sentiamo la madre del bambino chiamarlo, ed io lo lascio passare.
<<Spero che non abbia dato noia>> mi dice la madre, <<no, non si preoccupi signora. Ha quasi dormito per tutto il viaggio>> confesso e lei annuisce con un sorriso stampato in faccia.
Mi inizio a vestire e Chloe fa lo stesso.
Quando finalmente entrambi siamo pronti, scendiamo dall'aereo e ci avviamo verso la zona arrivi. Una volta arrivati a destinazione, cerchiamo sugli schermi il numero di nastro, dove dovrebbero apparire i bagagli imbarcati del nostro volo.
Aspettiamo qualche minuto e quando vediamo passare le nostre valigie, le prendiamo e ci avviamo verso l'uscita.
<<Aspettiamo qui Chloe, adesso chiamo un taxi>> dico fermandola per un braccio e lei si ferma. Non ribatte e si limita ad annuire.
Digito il numero che c'è scritto sopra l'insegna del cartello giallo per chiamare il taxi e poi schiaccio il pulsante verde.
<<Pronto, è possibile avere un taxi?>> chiedo, <<si certo, mi dica esattamente dove si trova>> dice l'uomo al telefono, <<siamo qui all'aeroporto di Parigi Charles de Gaulle, quello principale>> confesso, <<d'accordo, massimo un quarto d'ora e sono lì>> mi informa lui, <<la ringrazio>> dico e riattacco.
Riposo il telefono nella tasca dei pantaloni e Chloe incrocia le braccia al petto.
<<Hai freddo?>> le chiedo, <<un po'>> confessa, <<vieni qui piccola>> le metto una mano dietro la schiena e lei mi abbraccia. Appoggia la testa sul mio petto ed io la stringo forte a me. <<A nostro figlio non regaliamoli mai un pupazzo orrendo a quella maniera>> le sussurro all'orecchio e lei alza la testa di scatto per incrociare il mio sguardo.
<<Che hai detto?>> chiede aggrottando la fronte, <<dicevo che a nostro figlio non dobbiamo mai regalargli un pupazzo brutto a quella maniera>> la stringo ancora di più verso di me e lei sorride. <<Non credi di star parlando un po' troppo di questo argomento?>> chiede lei, <<no, perché?>> domando a mia volta, <<hai detto davanti a lui che non vuoi nemmeno sposarmi>> ribatte lei con un tono di voce pacato, <<ti sbagli, non ho detto che non voglio. Ho solo dichiarato che non è detto che ti sposi solo perché ti guardo con occhi innamorati>> la correggo, <<e non è la solita cosa?>> chiede, <<no piccola>> l'avvicino a me, prendendola per il viso e la bacio.
<<Non dovresti illudermi Dylan, lo sai che per me è importante e non voglio che tu mi permetta di farmi dei film mentali, per poi alla
fine scoprire che era tutta una bugia>> dice lei staccandosi da me, <<non ti sto illudendo piccola, ero sincero prima>> confesso, <<ma se fino ad una settimana fa dicevi sempre di non volere ne dei figli ne un matrimonio>> mi fa notare, <<lo so amore, ma...>> sospiro e non so se dirle o meno quello che ho confessato a mia madre qualche settimana fa.
<<Ma hai paura di perdere un figlio, vero?>> chiede ed io sgrano gli occhi, <<e tu come fai a saperlo?>> chiedo confuso, <<non importa come lo so, però avrei preferito venirlo a scoprire da te>> confessa.
Di sicuro è stata mia madre, l'ho detto solo a lei. È impossibile che lo sia venuta a scoprire da un'altra persona.
<<Lo so, ma mi è difficile parlarne>> ammetto, <<lo so, ed è per questo che non sono arrabbiata>> dice lei sorridendomi, <<e menomale>> ridacchio io.
<<Comunque ti prometto, anzi ti giuro, che se accadrà una cosa del genere io non me ne andrò. Non sono come mio padre, e nonostante mi metta ansia e paura parlare di questo argomento, non ti farei mai una cosa del genere>> l'avvento rassicurandola, <<lo so, non ho mai pensato il contrario>> confessa lei, <<ti amo, tanto>> le dico incrociando i nostri sguardi e lei in risposta mi bacia.
Le sue labbra sanno di menta, e non c'è sapore più buono di questo per me.
STAI LEGGENDO
Nothing more 2 || tutto ritorna
ChickLitCOMPLETA ッ ⚠️⚠️ A BREVE IN REVISIONE ⚠️⚠️ Questo è il sequel di "Nothing More". È consigliabile leggere il primo libro di "Nothing more" prima di questo, per poter capire meglio la storia. Lo trovate sul mio profilo. Chloe, affranta ormai dal dolor...
