Chloe
Ed eccoci qui, davanti la porta di casa mia con le nostre valigie a fianco a noi, mentre guardo per l'ultima volta l'interno della mia amatissima casa.
<<Torna presto>> dice tra le lacrime mia madre, <<non piangere.>
L'abbraccio per rassicurarla. <<Devi andartene per forza?>> chiede, <<si mamma, siamo già da qualche giorno qui e ci manca la vita che abbiamo a Los Angeles>> confesso.
In parte è vero, mi manca Lea e tutte le cazzate che fa. Per non parlare di Samuel e delle sue battute pessime, oppure di Carol e delle sue fisse sui muscoli di Samuel.
<<Va bene>> dice tirando su con il naso e poi guarda Dylan. <<Trattamela bene per favore>> piagnucola, <<lo farò>> la rassicura Dylan. Lei gli prende il viso con le mani e gli lascia un bacio sulla fronte. Quel gesto mi spiazza, e anche Dylan sembra impacciato.
<<Andate o altrimenti non uscirete più>> dice mia madre mentre ci conduce alla porta.
<<Ti chiamerò ok?>> dichiaro cercando di tranquillizzare mia madre e lei annuisce. Mentre usciamo dalla porta di casa mia, la signora Torres viene verso di noi. <<Ragazzi aspettare. Scusate il ritardo ma c'era traffico>> spiega Mia con il fiatone. <<Dove state andando?>> guarda le valigie, <<ce ne torniamo a casa>> risponde Dylan e sua madre sbianca.
<<Cosa...?>> indietreggia di un passo, <<hai capito bene, torniamo a casa>> ribadisce Dylan. Lei mi guarda e indica il figlio, <<è vero?>> chiede ed io annuisco.
<<No ragazzi vi prego...>> sposta lo sguardo da me a Dylan come una luce ad intermittenza, ma per ultimo lo posa sul figlio. <<Ci siamo appena ritrovati...>> dice con la voce spezzata. Sta per mettersi a piangere, si vede.
<<Mamma ti prego... Puoi venire a trovarci quando ti pare>> dice Dylan, <<facile per te. Tu hai Chloe, che riesce a farti stare bene anche senza di me, ma io non ho nessuno. Non ho nessuno che mi renda felice e averti ritrovato è l'unica cosa che al momento mi fa stare serena>> dice tra le lacrime.
Ecco lo sapevo..
<<Mamma...>> Dylan la guarda con un'aria impacciata e triste, <<no, mamma un cazzo...>> urla Mia, <<non mi avevi detto che te ne saresti andato via, non mi hai neppure avvisato>> dice e continua a piangere. Rimango un po' sorpresa dal suo linguaggio. Prima d'ora non l'avevo mai sentita dire una parolaccia, nemmeno per sbaglio.
Mi spezza il cuore vederla così, infondo è anche colpa mia.
Sono stata io a dire a Dylan di partire un po' prima, ma l'ho fatto quando ancora non sapevo che Mia fosse sua madre. Se lo avessi saputo ovviamente non avrei di certo insistito tanto. Avrei capito la situazione e sarei rimasta qui per qualche altro giorno.
<<Vieni qui>> Dylan apre le braccia e la signora Torres lo abbraccia, stringendosi forte al suo petto. È più bassa di lui, come tutti in pratica e quella scena mi fa troppa tenerezza.
Per un momento mi torna in mente mio padre.
Nessuno immagina il desiderio che ho di abbracciarlo anche io così, piangere e ridere con lui. Sentire il suo profumo, accoccolarmi al suo petto e sentire il suo battito cardiaco.
Non succederà più ormai, l'ho perso e non mi vuole. Devo accettarlo, cavolo.
I due si staccano ed io mi allontano un attimo, andando verso la macchina e portando con me le nostre valigie. Mentre carico le valigie in macchina, continuo ad ascoltare la loro conversazione.
<<Quanto starai qui?>> sento dire da Dylan, <<non lo so. Sono qui ormai da anni figlio mio, faccio avanti e indietro. Spesso torno in Europa, ma poi ritorno sempre qui; anche se devo ammettere che lo faccio raramente>> confessa la madre, <<allora facciamo così, nei prossimi giorni vieni da noi>> propone Dylan.
Smetto di ascoltare la loro conversazione perché non è giusto da parte mia origliare di nascosto le i discorsi altrui, ed entro in macchina.
Dal finestrino vedo che Dylan sta continuando a parlare con sua madre, e poco dopo si riabbracciano un'ultima volta per poi tornare verso la macchina. <<Eccomi scusa. Come mai hai portato le valigie in macchina? Erano pensati, potevo portarle io>> spiega entrando dentro la macchina, <<non preoccuparti, non pesavano poi così tanto>> mento. La sua pesava un botto, la mia invece un po' meno. <<Va bene d'accordo, ma la prossima volta non sento ragioni e faccio io>> mi avverte mentre accende la macchina ed io annuisco. Mi giro con la testa ed inizio a guardare fuori dal finestrino. <<È tutto ok?>> chiede preoccupato, <<si>> rispondo continuando a guardare l'asfalto liscio.
Lui mi prende delicatamente un polso e mi fa girare verso di lui. <<Dimmi che hai>> mi ordina ed io abbasso lo sguardo, iniziando a giocherellare con le mani. <<Mi sono un po' commossa a quella scena tra te e tua madre, tutto qui>> confesso, <<tuo padre vero?>> chiede ed io annuisco. Dylan rimane in silenzio, e qualche istante dopo mi prende per un braccio e mi abbraccia. Affondo la testa nell'incavo del suo collo e una lacrima amara scende sul mio viso. La mancanza di mio padre si fa sentire ogni giorno di più. In questi anni credevo di averla superata più o meno, erano poche le volte in cui stavo male: tanto alla fine niente poteva ridarmelo.
Però da quando sono a Los Angeles, tutto è cambiato: perché so di vivere nella sua stessa città.
E la cosa che mi fa più rabbia è che non so niente di lui, non so nemmeno com'è fisicamente. Mia madre non mi ha mai mostrato una sua foto, e non mi ha mai dato qualche informazione su di lui.
È sempre stata dura questa situazione per me, soprattutto da piccola; quando vedevo ogni giorno le mie compagne di classe con il proprio padre.
<<Vuoi provare a cercarlo?>> mi chiede, staccandosi delicatamente, <<e come? Non so niente di lui, non so com'è, come si chiama. Le cose che so si possono contare su una mano, e le sai già>> dico asciugandomi le lacrime.
<<Capisco... Ma comunque ci possiamo pur sempre provare no? Anzi, ci proveremo e basta. Anche se tu non sarai d'accordo.
Hai avuto pazienza per diciannove anni, dammi del tempo e vedo quello che potrò fare ok?>> mi rassicura ed io annuisco.
<<Posso confessarti una cosa?>> dice, <<certo>> gli presto la mia attenzione, <<lo
sai che sei ancora più bella quando piangi? Non fraintendere le mie parole però, odio quando piangi perché significa che stai male: ma il misto che si forma tra quella sclera rossa e quel celeste dei tuoi occhi è qualcosa di incredibile.
Mi spiazzi ogni volta, te lo giuro>> mormora con un tono di voce pacato ed io arrossisco.
Lo afferro per il giubbotto e mi sporgo in avanti per baciarlo. Tutte le mie paure su mio padre svaniscono, quando le sue labbra toccano le mie e il calore delle nostre lingue si unisce.
<<Grazie, e dico davvero... Di tutto>> dico sorridendogli. È l'unico che in questo momento mi sta davvero vicino e l'unico che voglio con me per il resto della mia vita.
<<Inutile che mi ringrazi, te l'ho detto che farò qualsiasi cosa per te>> dice serio ed io gli do un'altro bacio, ma questa volta a stampo.
Dopo qualche secondo Dylan parte, per tutto il viaggio dormo e l'unica cosa che sento prima ancora di addormentarmi: è la mano di Dylan che mi accarezza delicatamente una coscia.
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Nothing more 2 || tutto ritorna
Chick-LitCOMPLETA ッ ⚠️⚠️ A BREVE IN REVISIONE ⚠️⚠️ Questo è il sequel di "Nothing More". È consigliabile leggere il primo libro di "Nothing more" prima di questo, per poter capire meglio la storia. Lo trovate sul mio profilo. Chloe, affranta ormai dal dolor...
