Capitolo 69

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Chloe

Sapevo che mi stava tenendo nascosto qualcosa, e adesso mi è più chiaro tutto.
Adesso capisco perché Dylan ha provato tanta gioia quando sua madre gli ha regalato una macchina fotografica. Capisco quali sono le questioni di lavoro di cui non voleva parlarmi e adesso ho una risposta alla domanda che mi sono posta stasera. Ho capito perché lo zio di Samuel ha detto quelle parole a Dylan.
Tutta la questione del sentirsi con la madre, la chiacchierata che si sono fatti mentre io ero in macchina: adesso tutto mi è più chiaro.
E posso confermare la mia paura.
In questo momento la mia realtà mi sta spaventando più di qualsiasi altra cosa e pensare al futuro, ormai mi terrorizza.
Prima che possa seguirmi in camera da letto, chiudo la porta a chiave e successivamente inizio spogliarmi.
Mi strucco e mi infilo subito sotto le lenzuola.
Affondo il viso tra le mani e scoppio in un pianto liberatorio. Nonostante il bruciore agli occhi, le lacrime sembrano non cessare mai.
È una liberazione per me. I minuti sembrano non passare mai, fin quando non sento una mano picchiettare ripetutamente sulla porta di legno, che conduce in camera di Dylan.
<<Chloe, apri per piacere>> dice calmo, ma io non rispondo.
<<So che sei lì dentro>> continua e picchietta di nuovo le nocche sulla porta.
<<Apri questa cazzo di porta>> tira un calcio a quest'ultima e la apro.
Ha gli occhi lucidi e i capelli tutti scompigliati.
<<Possiamo parlare?>> chiede gentilmente, vedendomi a pezzi.
<<Non abbiamo niente di cui parlare>> cerco di uscire dalla stanza, ma lui mi prende per un braccio e mi fa girare su me stessa.
<<Dove vai?>> chiede, <<vado a dormire nella stanza degli ospiti>> rispondo.
Non ho nemmeno le forze di staccare il braccio dalla sua presa.
<<Ti prego parliamone. Ti scongiuro Chloe: non far finire tutto così...>> altre lacrime gli si formano all'interno degli occhi, ma lui non sembra intenzionato a farle uscire fuori.
<<Non sono stata io a voler chiudere con te. Sei stato tu che mi hai spinto a farlo>> ribatto con quella poca forza che ho. Le lacrime continuano a scendere, ormai non riesco a fermarle, ma so per certo che anche se volessi non ci riuscirei comunque.
<<Mi stai dicendo che è finita?>> stringe il mio braccio e serra la mascella.
Faccio una smorfia di dolore per la troppa pressione che sta esercitando su di me, e poi dico: <<ti prego lasciami andare, mi stai facendo male.>>
Mi lascia.
<<Scusa, ma rispondimi!>> continua con lo stesso tono di prima.
<<Non lo so Dylan, al momento voglio solo stare da sola>> rispondo sincera.
<<Come puoi dire una cosa del genere dopo tutto quello che abbiamo passato?>> chiede con voce rauca e spezzata.
<<Non ti conviene scaricare la colpa su di me questa volta, lo fai sempre ma non te lo permetterò anche questa dannata volta.
Sei stato tu a mentirmi, mi hai tenuto nascosto di voler andare in Europa dopo il college.
Se lo avessi fatto io, tu a quest'ora saresti su tutte le furie, e molto probabilmente mi cacceresti. Non mi daresti di certo la possibilità, come ti sto dando io adesso, di parlare e di cercare di chiarire.
Il tuo problema Dylan è che pensi solo a te stesso, sei un fottuto egoista>> dico con disprezzo.
Gli sto rinfacciando quello che è, e mi fa male in parte. Non vorrei mai rinfacciargli la persona che è davvero, perché gli darei un motivo in più per non cambiare, però queste parole ormai mi vengono spontanee.
<<Lo so cazzo, credi che non lo sappia? E mi dispiace, ma ti giuro che stavo per venirtelo a dire. Lo avrei fatto tra qualche giorno, sopratutto ora che mia madre è in città.
Avrei preferito mille volte che tu lo venissi a scoprire da me, invece che dalle altre persone.
Dirtelo sarebbe stato un peso in meno.
E ti ripeto, lo avrei fatto a breve: sopratutto adesso che mia madre è tornata.
Sapendo che lei era qui a casa nostra, magari dava per scontato che io te l'avessi detto e di conseguenza potevate ritrovarvi a parlare di questo argomento quando eravate insieme in casa. Ma per evitare tutto questo casino non te lo avrei detto stasera, questo è vero. Ma di sicuro entro domani, massimo domani l'altro lo avrei fatto. Credimi, ti prego Chloe.
Fidati di me.>> confessa lui agitandosi.
Ha senso tutto questo, ma mi è difficile credergli.
Perché mi ha fatto una cosa del genere?
Perché proprio adesso?
Proprio adesso che avevo iniziato a fidarmi di nuovo di lui cazzo.
<<Non sarebbe durata comunque Dylan...>>
Queste parole mi escono dalla bocca con tanto di sincerità e spontaneità.
Sgrana gli occhi e assume una faccia confusa.
<<Che cosa hai detto?>> chiede a denti stretti, <<hai capito benissimo>> rispondo io, <<cazzo Chloe, mi vuoi spiegare che cosa ti prende?>> dice lui allarmato, <<che cosa prende a me? Ma sul serio il coraggio di farmi questa domanda? Mi hai nascosto una cosa così importante, e vorrei aggiungere che non è la prima menzogna che mi vieni a dire. Non avrai mica pensato che avrei rinunciato alla mia vita qui in America, per venire con te in Europa spero>> dico incrociando le braccia al petto e lui rimane zitto, abbassando lo sguardo.
<<Oddio non ci credo... Sul serio l'hai pensato?>> chiedo incredula, <<potremmo avere un futuro stabile con il mio lavoro, e tu potresti anche restare a casa e non fare nulla>> confessa lui.
Ditemi che non lo sta dicendo per davvero.
<<Ma tu ti rendi conto di quello che stai dicendo? Tu credi di aver pensato ad un futuro per entrambi, quando invece l'unica persona a cui hai pensato sei stato tu. Metti sempre te stesso al primo posto, sempre.
Ti sei accomodato, ma non hai pensato a me e a quello che voglio io. Sin dalla prima volta che ci siamo conosciuti non mi hai mai messo al primo posto, mi hai sempre tenuto all'oscuro di tutto e sono venuta a scoprire un sacco di cose su di te dalle altre persone, invece che dalla persona che desideravo. Ti sei sempre lamentato perché mia madre mi aveva comandato la vita fino al compimento del mio diciottesimo compleanno, ma tu adesso cosa stai facendo? Non stai facendo la solita cosa?>> chiedo incazzata.
Cerca di parlare ma io lo blocco di nuovo e dico: <<Non ho finito. Il tuo problema Dylan è che per te esisti solo tu, però se è davvero così forse non dovevi accogliermi nella tua vita.
Dovevi lasciarmi fuori, e non permettermi mai di entrare. Se sai di non voler condividere le tue scelte, le tue decisioni con una persona e soprattutto con la tua ragazza, allora è meglio che tu rimanga da solo. Tu non ti sei nemmeno posto cosa desideravo io per il mio futuro. Hai imposto tutto te. Perché secondo te io sarei dovuta venire in Europa con te, stare a casa dalla mattina alla sera e poi prepararti un bel piatto caldo per il tuo ritorno da lavoro.>>
<<L'ho fatto solo per te>> ringhia, <<No Dylan, è qui che ti sbagli. Tu credi di star facendo tutte queste cose per me, ma ti sbagli. Tu così mi stai intrappolando in una vita che non voglio avere. Io non voglio essere dipendente da qualcuno, io voglio essere una donna indipendente, con un lavoro stabile e che mi permetta di vivere in modo sicuro e protetto. E più in là non ti nego che voglio avere una famiglia, con dei bambini e un matrimonio. So che non vuoi parlare di queste cose, perché per te non sono la priorità, ma per me si>> dico iniziando di nuovo a piangere, <<adesso capisco perché mi hai chiesto di venire a vivere con te... Credevi che se avessi accettato subito, mi sarei abituata alla vita che avremmo potuto avere in Europa, una volta accettata la tua proposta no?
Molto probabilmente se avessi accettato, secondo il tuo cervello e secondo il tuo ragionamento: avrei accettato immediatamente la tua proposta di partire e andarcene completamente dall'America, giusto?
Che stupida! Certo che è così.
Cosa te lo chiedo a fare!
Ma adesso mi è tutto più chiaro, capisco molto bene perché ti sei scaldato quando io ti ho proposto di andare a convivere dopo la laurea.
Non ci posso credere Dylan... Eri l'unica persona di cui mi fidavo ciecamente, avevo ripreso fiducia in te da poco e tu guarda cosa mi fai>> riprendo fiato ed inizio di nuovo a parlare, <<ti avverto già, la mia vita è già stata comandata per troppo tempo. Ho perso un sacco di occasioni e non mi sono potuta godere l'adolescenza e l'infanzia che avrei tanto voluto avere. Adesso però; che ho in mano la mia vita, e so di potermela gestire come voglio: niente e nessuno potrà mai cambiare i miei piani.
Sei la mia vita Dylan, sei tutta la mia cazzo ti vita, ma non ti permetterò di comandarmi.
Non sono un francobollo che puoi portarlo dove ti pare e piace per tutto il mondo. Ho bisogno di certezze e di una stabilità, e se tu non puoi darmi quello che desidero: allora forse è meglio finirla qui, prima che sia troppo tardi>> lo lascio lì senza dire una parola e me ne scappo nella stanza degli ospiti.
Poi, una volta chiusa: mi accascio a terra e mi abbandono al dolore.

Nothing more 2 || tutto ritorna La tua prossima ossessione. Scoprilo ora