Quando Morr aveva avvistato i cavalli dirigersi verso Zadra e Lena, era alle sorelle che aveva pensato, e al futuro di schiavitù che voleva risparmiare loro.
E la piccola Zadra la accompagnò, stretta nel carrozzone nel quale le tre amazzoni erano state stipate. L'altra rispondeva al nome di Amarantha, promessa sposa di Cristen e, perciò, futura regina. Lì, Morrigan parlò a lungo alla sorella, non di piacevoli ricordi, né dei tempi andati.
«Non sei costretta a farlo, Amarantha...» le disse a un certo punto, interrompendo il loro difficile discorrere che durava oramai da ore.
Amy rise e l'affrontò a testa alta. «Hai sempre cercato di proteggere me e le altre con un maniacale controllo sulle nostre esistenze. Ora la devi proprio smettere, Morrigan!»
Morr si voltò dall'altra parte guardando la fitta foresta dell'Oltreconfine, dove non si era mai spinta. Ben presto, gli alberi si sarebbero fatti molto più radi e il percorso da terroso sarebbe divenuto sabbioso.
«Che la Grande Madre accetti il nostro seno mozzato offertole sull'altare del sacrificio...» recitò Morrigan.
Un larice, il primo piantato in un pulviscolo di sabbia color carbone, accolse quella sentenza al passaggio del convoglio.
Viaggiarono per mezza giornata nel deserto nero, lasciandosi alle spalle i boschi e gli abeti rossi, sempre più distanziati uno dall'altro e coperti fino al fusto da dune di sabbia nera e ocra. Ogni tanto incontravano un avamposto vichingo dove Cristen, che era in groppa al suo destriero bianco, si fermava qualche momento per salutare e dare indicazioni agli uomini.
La Nebbia aveva vissuto per secoli oltre la Valle. Le montagne che definivano il confine erano aguzze e la neve inclemente. Poi, all'orizzonte si stagliava il deserto nero su cui si ergeva il Tism contro un cielo di nubi sanguigne e color cenere. Nessuno aveva mai osato mettere piede laggiù, prima di Cristen. Ed egli si era lì stabilito da diversi mesi dopo aver conquistato il mondo.
La Nebbia si era insediata proprio dove gli Scuri erano nati. Figli del terreno poroso e arido, gli indefiniti corpi avevano ammassato pietra lavica e l'avevano scolpita con poca fatica grazie all'uso dei loro poteri psichici. Immaginarono un torrione nero fatto di materiale nero e traslucido, ricavato dalle pietre dei vulcani e attorniato da alcune mura di cinta. Dopo poco il mastio era apparso.
A quell'edificio non diedero alcun nome, ma i valorosi che negli anni lo avevano scorto da lontano lo avevano chiamato Tism, dal rumore sibilante che i fumi caldi emettevano quando fuoriuscivano dalla terra.
C'era sotto alla torre un vulcano piatto e diffuso: ciottoli e rena color pece tutto attorno.
Il drappello di vichinghi superò le dune nere senza difficoltà e solo nel tardo pomeriggio, sotto un sole tiepido che colorava l'orizzonte di rosso, mise piede sulla strada che li avrebbe portati al Tism. Il carro incontrò difficoltà ad avanzare nel pietrisco polveroso arso dall'attività vulcanica e i due soldati che accompagnavano il re ebbero il loro bel daffare nel far scendere e salire le donne ogni volta un ostacolo litico si metteva tra loro e la meta.
Morrigan, dal carrozzone tendato bianco, tra casse che si spostavano a ogni cunetta, osservò confusa il cielo livido che diveniva a mano a mano violetto e infine sempre più oscuro. Mai avrebbe potuto immaginare che oltre il confine della sua Valle e al di là delle montagne innevate si potesse trovare terra nera e un orizzonte così diverso da ciò che conosceva.
La fortezza degli Scuri comparve ai loro occhi illuminata dal fuoco e sbiadita nel fumo di una miriade di solfatare poste a salvaguardia del Tism.
Il mastio traslucido presentava pareti percorse da rocce laviche striate di grigio. Adagiato nella conca centrale e più ampia del vulcano, aveva lastroni di vetro alle finestre riflettenti il bagliore di fiammelle che ne illuminavano l'interno e l'esterno.
«Che scendano tutte!» disse in tono aspro Cristen.
Gli uomini presero Morrigan, che ebbe cura di proteggere la piccola Zadra nel suo mantello.
«Ora seguite esattamente i miei passi lungo quel costone» ordinò Cristen accennando alla discesa della collinetta. Un difficoltoso percorso portava al castello.
«Dovremo stare molto attenti, il vapore potrebbe eruttare in qualsiasi momento e bruciarci vivi...»
Amy strabuzzò gli occhi. «Ma ci dovrà pur essere una via più sicura di questa!» sbottò impaurita.
«Non c'è. Il Tism è ben protetto» rispose Cristen senza traccia d'ironia. Poi iniziò a camminare e a lui si accodarono gli uomini e le amazzoni.
Zadra si svegliò tra le braccia di Morrigan e iniziò a strepitare: mugugnò indispettita, poi si sciolse in lacrime di paura.
«Sssth» cercò di consolarla la sorella maggiore e la trattenne con difficoltà.
Cristen e gli altri si avviarono lungo un percorso protetto dalle improvvise vampate di fumo bollente che provenivano dalla terra senza preavviso.
Morrigan e Zadra rimasero indietro.
Un lento sibilo, uno schiocco. Morrigan si mosse veloce tra i ciottoli rischiando d'inciampare e di far cadere la sorella minore. Cacciò un urlo quando sentì una sferzata di calore che le sfiorò le guance. Il geyser non l'aveva colpita, ma c'era mancato poco.
Non fece in tempo a rendersi conto di esser salva, che un'ombra scura e imponente la sovrastò e le slacciò la piccola dal collo.
«La porto io...» disse Cristen. Era tornato indietro dopo essersi accorto che Morrigan si era attardata.
«Devi stare al passo» continuò, prendendo Zadra con un solo braccio e trattenendola tra i bicipiti gonfi. La piccola si accoccolò su di lui.
Morrigan avrebbe forse potuto rifiutarsi di lasciare quella creatura indifesa tra le braccia di un tiranno come re Cristen, ma si sentiva molto stanca e, nonostante si rifiutasse di accettarlo, ritenne che Zadra fosse più al sicuro con lui.
«Treght frome hetmik» sussurrò lui.
L'amazzone non capì, lo seguì riunendosi al gruppo.
Aggirando i geyser e alla sola luce rossa delle centinaia di fiaccole che illuminavano il corpo centrale del castello, tutti raggiunsero il Tism.
In un'ampia sala, dove il nero appariva come l'unico colore predominante, Zadra, Amy e Morrigan sostarono fino a quando Cristen in persona si decise ad accompagnarle.
«Tu con me, Amarantha...» disse dopo aver mostrato a Morrigan una celletta vuota priva di comodità dove gli Scuri un tempo si ritiravano per riposare.
«Voi starete comode qui» e indicò un improvvisato giaciglio approntato in tutta fretta. Poi posò la piccola Zadra che frattanto si era addormentata.
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L'amazzone e il vichingo
Fantasi"Morrigan capì le loro intenzioni solo quando il re si avvicinò a lei, le prese la spalla, le strappò via la manica e le racchiuse il bicipite dentro un anello dorato. Si dimenò, tentò di scostarsi, ma erano in due a tenerla ferma e, ben presto, il...
