In un infinito fascio di nervi e muscoli, Cristen si tratteneva la gamba al torace con una mano insanguinata. Era sudato e piegato sul fianco con la mascella contratta.
L'amazzone lo guardò con disgusto, ma ebbe anche compassione di lui e provò anche un miscuglio d'altri sentimenti che non seppe identificare. Riconobbe Cristen ancora prima che egli si voltasse con occhi serrati dal dolore e il viso sporco di terra.
Il vichingo si calmò vedendola, quasi come fosse bastato ciò a lenire le sofferenze di cui era preda. «Morrigan dell'Abbazia!» disse a denti stretti e contraendosi. Tutto in lui vibrava, cicatrici del volto comprese.
«La ferita: dov'è?» L'amazzone era decisa a mantenere il controllo e ad agire. Solo che voleva sapere come stavano realmente le cose. Che ne era di Amarantha? Cosa sarebbe accaduto di lì in avanti?
Solo in seguito, si chiese come potesse essere possibile ritrovarselo lì davanti.
Si accovacciò su di lui e tentò di distendergli la gamba e il ginocchio.
«No!» latrò lui.
«Lasciami fare, vichingo! Già una volta ti ho curato, non devi temere.»
Cristen parlò con labbra tremanti. «Non ho paura di essere toccato da te, Morrigan. Temo, invece di non sentire più le tue mani su di me» sussurrò, con voce lamentosa.
«Non dimenarti!» intervenne lei risoluta.
Il re, dunque, tra intensi spasmi, si aggrappò a lei e al bracciale nero.
«Questo è il dono della Nebbia a te, Morrigan. La mia morte...» pronunciò lui voltandosi dall'altra parte.
«Smettila di dire cose senza senso...» ribatté lei, ma nascondeva grande preoccupazione per il sangue che fluiva copioso da lui.
Morrigan avrebbe voluto rassicurarlo sul fatto che la Nebbia aveva fatto anche di peggio, ma non proseguì a parlare. Agì: tese la gamba ferita e sarebbe stato meglio non l'avesse fatto. Un fiotto di sangue sgorgò dalla coscia.
Il panico la investì. I vichinghi la tormentavano fin da tempi antichi. Aveva davanti a sé il re che le aveva conquistate e che avrebbe perpetuato un destino di morte nei confronti della loro genìa. Cristen aveva concesso loro una riserva perché potessero vivere, ma allo stesso tempo andare incontro all'estinzione. Stessa sorte sarebbe toccata alle poche mogli rimaste e alle schiave dell'Aril.
Cristen stava morendo.
Lei era stata debole, Amy inflessibile. Ma Amarantha non era la sorella maggiore e il compito di decidere a nome delle amazzoni, era sempre e solo suo.
Morrigan agiva freddamente e il suo cuore gelido cercava in ogni modo di avere la meglio. In quel momento, però, non riuscì a rimanere lucida, mentre premeva stancamente sulla ferita grondante di sangue vichingo.
Inspirò e mise entrambe le mani sullo squarcio: non aveva idea di come chiudere una ferita di quella portata.
«Cosa ti serve?»
«Lena! Che diavolo ci fai qui!» sbottò Morrigan voltandosi adirata.
«Il contastorie mi ha detto di tornare qui per prestarti aiuto!»
Morrigan la squadrò.
Poteva essere già tutto scritto, come il contastorie diceva. Poteva essere che, semplicemente, non avrebbe lasciato morire Cristen dei vichinghi.
«Una torcia!» gridò.
Lena girò i tacchi e prese a correre.
«Non parlare con nessuno!» le urlò.
Frattanto, Cristen aveva occhi vitrei e appariva troppo calmo per essere lontano dalla morte.
«Come sei giunto qui, vichingo?» domandò lei tentando di tenerlo sveglio.
Cristen la osservò con placida quiete. «Io non sono qui...» pronunciò contraendo il volto in una smorfia dolorosa.
«Che intendi?»
«Non sono qui. Sono tra le braccia del contastorie.» Si fermò per respirare profondamente, la barba dorata racchiudeva labbra sempre più pallide. «Sono pensiero in questo momento.»
«Non... Non è possibile.»
«Tu mi vedi come se fossi reale, ma non lo sono, Morrigan. Sono al Tism e giaccio inerme fuori dal castello, nascosto sotto la sabbia e tra i ciottoli neri del vulcano dove mi sono trascinato.» Faticava a parlare, ma era pienamente comprensibile. «Ho invocato il contastorie perché potesse portarmi da te. Sei stata l'ultima persona a cui ho pensato prima di svenire» continuò. «Sono tra la fuliggine e i geyser del vulcano. Io non sono qui» ripeté.
«La tua ostinazione ti rende merito, Cristen.» Poi Morrigan riprese a premere forte sulla ferita. Il sangue ormai le aveva insozzato le mani e le braccia. «Eppure io ti sento qui, molto forte» proseguì.
«È un senso di sdoppiamento che ben conosco, Morrigan dell'Abbazia. Ti sento sempre con me da quando te ne sei andata via.» Poi fu scosso da un brivido atroce che lo indusse a piegare la testa e a tentare di ingollare altra terra.
«Sei pazzo, re dei vichinghi» disse l'amazzone nella disperazione e usando una delle frasi che più si erano detti da quando si erano conosciuti.
Lena tornò. «Cosa farai con il fuoco?» domandò la ragazza spaventata mentre glielo porgeva e si allontanava guardinga.
«Qualcosa che tu non vedrai. Ora corri da Zadra e rimani con lei, qualunque cosa ti dica il contastorie!»
A Morrigan serviva un altro strumento essenziale per suturare la ferita con il fuoco. Avrebbe scaldato il metallo e glielo avrebbe poggiato sopra alla coscia. La carne avrebbe sfrigolato e Cristen si sarebbe salvato.
Ella era, però, sprovvista di armi, non ne aveva portata nemmeno una e non ne aveva richieste a Lena.
Già sapeva cosa avrebbe usato e confidava che lui non se ne fosse mai separato.
«Il mio coltello» sussurrò.
Cristen gonfiò il petto ansimando.
«Dove lo porti?» continuò lei, seria.
Cristen, con fatica, si portò la mano sotto la pelliccia e tastò qualcosa sulla schiena. Trovò la cintola e riuscì a tenderle l'arma con l'elsa d'ambra.
Morrigan scaldò la lama fino a farla diventare rovente: furono momenti d'agonia per il vichingo.
L'amazzone si avvicinò alla carne insanguinata e affondò la lama di piatto.
L'urlo di Cristen si perse nello spazio e nel tempo: non fu udito nella boscaglia se non da colei che gli era vicino.
Lei premette con forza sull'inguine attorniato da lembi di stoffa lacerata mentre Cristen tornava bestia feroce e si dimenava con ogni parte del corpo.
Smise di muoversi e anche il sangue si arrestò, brunito sulla carne ustionata.
Il re si dissolse poco dopo. Scomparve lasciando una fossa di terra di fronte a lei: il pugnale cadde facendo un tonfo sordo tra l'erba lì accanto.
Solo un breve scambio di battute ebbero il tempo di avere, prima che il contastorie portasse via il re.
«Dove sei, Morrigan? Nei boschi della riserva che ti ho concesso a ovest? Tra gli abeti rossi dell'Abbazia?» le aveva chiesto poco prima di svanire.
«No...»
«Vieni da me» le aveva sussurrato, afferrandole il bracciale della Nebbia.
«Non mi devi nulla e io non devo nulla a te» aveva risposto Morrigan, chiudendosi di nuovo nel gelo che attorniava il suo cuore.
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L'amazzone e il vichingo
Fantasia"Morrigan capì le loro intenzioni solo quando il re si avvicinò a lei, le prese la spalla, le strappò via la manica e le racchiuse il bicipite dentro un anello dorato. Si dimenò, tentò di scostarsi, ma erano in due a tenerla ferma e, ben presto, il...
