Le cose in cui non crede

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Laert, Zort e il drappello di uomini arrivarono dopo che il re e l'amazzone avevano aperto la pista e segnato il percorso. Superarono Morrigan, ferma a coccolare Zadra nella radura all'interno della gola e cercarono il loro capo per prendere in consegna Amarantha come loro prigioniera. Questo era il volere del re.

Morrigan si sciacquò il viso nel torrente e fu oscurata dall'ombra di Cristen che incombette su di lei.

«Che ne sarà di lei?» domandò Morrigan preoccupata riferendosi a Amy.

«La terrò lontana da noi» rispose sicuro. «Hai a cuore la sua sorte?» chiese.

«È mia sorella» disse, scostando lo sguardo da lui. Poi si alzò. «Io non verrò con te, vichingo. Tra noi tornerà tutto esattamente come prima.»

«Le cose non potranno mai essere le stesse, Morrigan. Dal momento in cui ti ho incontrata all'Abbazia il mio destino si è compiuto. Niente potrà mai essere come prima, soprattutto ora...» e indicò Zadra che rincorreva un insetto verde nel prato.

L'amazzone cercò di mantenere il controllo.

«Ma... Ti ho lasciata andare una volta e ti lascerò andare anche adesso, se è questo che vuoi.»

La barba chiara gli carezzava il viso, lo sguardo appariva stanco e il re manteneva una posa claudicante a causa della ferita alla gamba. Lo spadone sulla schiena lo appesantiva, ma non perdeva fierezza e regalità nei movimenti.

Morrigan avvertì l'impulso di gettarglisi contro e di aggrapparsi come alla roccia quando si è in balia della corrente. Fu un pensiero irrazionale e del tutto involontario. Ne fu sconvolta.

«Vichingo, ti ringrazio per il tuo aiuto» sussurrò, cercando di allontanarsi.

«Prima di andartene, rispondi a ciò che ti voglio chiedere» e scostò lo sguardo verso i soldati assicurandosi di non essere udito.

«Ritieni possibile che un uomo possa perdere la ragione al punto da non avere più alcuna solida convinzione?»

Morrigan non fu scossa da quelle parole, anzi, sembrava aspettarle da tempo e le accolse con sollievo.

«In cosa non credi più vichingo?» domandò, sentendo che il cuore accelerava i battiti.

«I miei uomini pensano che io stia perdendo il senno, perché notano la mia predilezione nei tuoi confronti. Il mio destino è sempre stato quello di unirmi alla sorella maggiore delle amazzoni per dare alla luce un figlio maschio che erediterà la terra. Gli antenati lo indicarono, la profezia l'ha confermato.»

Morrigan fu quasi sul punto di sorridere, eppure mantenne un decoroso contegno e seguitò ad ascoltarlo.

«Ogni mia certezza si sta ribaltando, Morrigan. Ti lascerò andare perché è ciò che vuoi, ma devi sapere che, se dipendesse dalla mia volontà, mai ti permetterei di incamminarti per tornare alla riserva o andare chissà dove. Nemmeno ti concederei la libertà di portare via Zadra.»

All'amazzone si accapponò la pelle.

Il re, dunque, frenò il suo ardore e Morrigan si aprì a un sorriso di sfida. «Tu vuoi me, Cristen dei vichinghi, ma disprezzi ciò che rappresento. Sono un'amazzone, guerriera tra le donne e Diplomazia. Sono anche bugiarda e farei di tutto per proteggere me e le mie sorelle, ricordalo. Tu vuoi me, ma lasci morire le donne dell'Ovest sotto le persecuzioni dei Legnaiuoli, vuoi me e rimani impassibile di fronte all'indegna schiavitù delle donne dell'Aril costrette a trascinare le città galleggianti sui fiumi. Rinchiudi noi amazzoni, le poche rimaste, in una riserva, per condannarci a una vita di prigionia senza alcuna possibilità di scampo!»

Cristen si fece serio e gonfiò il petto valoroso. «Il mondo ha deciso questo, e tutti i suoi abitanti!»

«Tu sei il mondo, vichingo! Ed è per questo che, nonostante io non riesca a rimanere del tutto lucida in tua presenza, mi terrò quanto più distante dalla tentazione che offri alla mia carne, perché tra i due deve esserci qualcuno che sia in grado di mantenere il controllo.»

Cristen si impietrì.

Aveva dunque sentito bene? Morrigan ammetteva che, in minima parte, in un angolo della propria anima, era attratta da lui o quantomeno dal suo sesso, e che lottava per mantenersi fieramente contro?

«Rimani con me, otterrai ciò che vuoi» disse lui.

La luce del sole sparì e una nuvola adombrò l'orizzonte tiepido e rese l'atmosfera ancora più pregna di significato.

«Nessuna concessione mi tenterebbe» confessò lei, incrociando le braccia, ma lasciando vagare lo sguardo altrove in modo da nascondere la difficoltà con cui manteneva rigore di spirito e padronanza di sé. «È questa la madre di tutti gli inganni. Non accetto concessioni da parte degli uomini.»

Cristen aggrottò la fronte. «Ma sei corsa da me non appena in difficoltà, amazzone!» ringhiò.

«Ti ho chiesto aiuto» lo rimbeccò lei.

Cristen inspirò. «È tutto chiaro, Morrigan dell'Abbazia.» Divenne vagamente triste. «Lascia dunque che ti offra il mio aiuto: prendi due cavalli, quando sarai oltre la Gola dell'Aril.»

Morrigan mostrò insofferenza.

«Credimi, mi è molto chiara la differenza tra concessione e aiuto» disse lui, ferito nell'orgoglio e con una punta di ironia nella voce.

Morrigan si allontanò e aspettò che lui parlasse ancora.

«Zadra dovrebbe mangiare e dormire prima di andarsene. Vorrei averne un buon ricordo. Forse non vuoi concessioni, ma potresti dispensarmene una. Aspettami ai cavalli e torna alla Valle con me. Questa sera ci accamperemo non lontano dall'Abbazia, prima di oltrepassare il confine per tornare al Tism. Concedimi di cenare con te e con lei, permetti a te stessa di riposare e a lei di riprendersi dalla follia di questi ultimi giorni. Poi ve ne andrete» propose.

SPAZIO AUTRICE

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