Il vichingo si alzò, schivò un calcio e, per poco, non fu centrato in pieno volto da un pugno ben assestato. Con facilità le bloccò il polso prima che un altro colpo giungesse a spaccargli il labbro.
A quel tocco Morr s'immobilizzò.
Cristen addolcì la presa, prima ferrea, e osservò con occhi pieni il bracciale nero della Nebbia al suo polso.
«Dunque è vero, ti sei unita agli Scuri» le disse e le torse il polso avvicinandolo. La rabbia montò in lui e si fece indomabile.
«Tu!» disse aspramente non sapendo come proseguire e con la saliva che gli inondava la bocca. Era disgustato per ciò che lei aveva commesso.
Morrigan fu invasa da un terrore acuto che si irradiò dal centro del costato e raggiunse ogni angolo del corpo.
«Come hai potuto?»
«La Valle e l'Abbazia sono al sicuro da te» dichiarò con ira. Un labbro le tremò.
«Tu... Tu sai cosa significa, questo?»
Le mise il polso di fronte agli occhi per mostrarle il bracciale.
«Significa che ho salvato il mio regno.»
«No! significa che sei più stupida di quanto pensassi» rispose lui.
Si gonfiavano, i pettorali, sotto la camicia e la giubba, mentre una ciocca bionda gli sfuggiva dal codino ripiegato sopra il capo.
Il re riprese a parlare.
«Con questo bracciale...» recitò lui abbassando la voce funesto.
«Le mie sorelle saranno salve, come pure il mio regno!» lo anticipò lei.
«Con il bracciale nero hai messo fine alla tua vita!»
Ma Morrigan, questo, lo sapeva bene. Era il contratto funesto che aveva stretto con la Nebbia: ella sarebbe morta se gli Scuri avessero vinto i vichinghi. Il patto che Morr aveva siglato era stato sottoscritto non appena aveva accettato di indossare il bracciale nero, simbolo di fedeltà assoluta alla Nebbia. Chi lo indossava sarebbe morto per la propria causa.
La sorella maggiore delle amazzoni si era quindi immolata per ciò in cui credeva: voleva evitare che i vichinghi potessero riconquistare la Valle e che le sorelle venissero messe in schiavitù.
«Alla vita da regina preferisci la morte?»
«La preferisco a una vita da schiava» rispose.
Cristen scrollò la testa, poi un sorriso gli si dipinse sul viso. «Questo è ciò che tu vuoi, non quello che accadrà» sentenziò il re. Armeggiò con la bisaccia che si era portato appresso e ne trasse delle corde robuste. Le saggiò di fronte allo sguardo nervoso di Morrigan.
Cristen si avvicinò carico di tensione per contrastarla, ma lei non oppose resistenza.
Il re le legò le braccia dietro la schiena, poi le calò una mano sulla bocca, aprì la porta e la spinse fuori.
Con molta attenzione attraversò i corridoi, scendendo le gradinate che portavano ai sotterranei dell'Abbazia Bassa.
L'amazzone intravide le prigioni e ricordò quando lui l'aveva segregata lì.
Proseguirono fino alle fondamenta, infine percorsero il passaggio che portava alla rete di gallerie.
Cristen abbassava la testa a Morrigan ogni volta che intravedeva uno spuntone di roccia, accompagnandola nei corridoi che da pietra massiccia divennero di terra battuta, radici e sassi. Proseguirono strisciando in alcuni punti e, infine, avvertirono la frescura dell'inverno avvicinarsi, sbucando al pozzo.
Bfelth, il cavallo bianco di Cristen, scalpitava: voleva partire al più presto.
Quando furono al campo vichingo un'alba scura che minacciava neve spuntò all'orizzonte oltre le montagne.
Morrigan sembrava priva di ogni forza, conscia di essere stata riportata fin lì, dopo l'immensa fatica che aveva fatto per riconquistare la propria indipendenza.
Il re la condusse nel silenzio del campo addormentato e la scortò verso la sua tenda.
Non appena furono entrambi dentro, la liberò e si avviò verso i bauli per trarne un'ascia bipenne.
Un brivido trasse Morrigan dalla stanchezza di quella nottata appena trascorsa.
Cristen saggiò la lama, la sfiorò con il pollice e guardò l'amazzone.
«Hai stretto un patto di morte con gli Scuri, poiché sei certa che ci annienteranno. Ma non importa quello che credi, Morrigan dell'Abbazia. Io e i miei uomini abbiamo conquistato ogni regione di questo mondo e solo la Nebbia mi divide dal dominio incontrastato di ogni territorio. Pensi forse che riusciranno a fermarci? Pensi che gli Scuri, con il loro modo incerto di combattere senza alcuna arte guerresca, possano fermare i miei sanguinosi guerrieri? Che sciocca! La Nebbia è vulnerabile, risulta ben visibile nei boschi se ci si avvicina agli schieramenti» spiegò allontanandosi e cercando qualcosa in un cassone.
Tornò su di lei con uno spillo che si dipartiva da un'ampolla contenente un liquido giallo e viscoso.
«Tu non avrai la Valle, vichingo: né me né le mie sorelle, e nemmeno le bambine!» gridò Morrigan ritraendosi inorridita.
«Tu non avrai la morte, Morrigan. Sconfiggeremo la Nebbia e il mondo sarà nostro. Non morirai per loro.»
Poi, sopraffacendola, le prese il polso con il bracciale nero e dovette lottare non poco per infilarle la cannula nella pelle e iniettarle il liquido viscoso.
«Cosa... Cosa...?» disse lei balbettando.
E lui le rispose con un indecifrabile sorriso. «Calmati.»
Ci volle poca fatica, per lui, per spingerla sul giaciglio di pelli a terra. Poi tornò a impugnare l'ascia bipenne.
Morrigan ebbe paura. Un sentimento che la coglieva ancora, dopo lo spavento di poche ore prima.
Avvertì un pizzicore nel punto in cui il liquido le era entrato in corpo, mentre una serie di spasmi e un formicolio strano si dipartivano di lì in tutto il corpo.
Reagì raccogliendo le forze per avventarsi su di lui, ma la mano del bracciale nero non le rispose.
Anche il braccio si informicolò, e il gomito, e la spalla.
«Cosa mi hai fatto? Lurido cane vichingo!» urlò disperata.
«Il veleno di Arse...» rispose lui calmo. Poi prese un ceppo lavorato che usava come tavolino e lo avvicinò.
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L'amazzone e il vichingo
Fantasy"Morrigan capì le loro intenzioni solo quando il re si avvicinò a lei, le prese la spalla, le strappò via la manica e le racchiuse il bicipite dentro un anello dorato. Si dimenò, tentò di scostarsi, ma erano in due a tenerla ferma e, ben presto, il...
