E' proibito

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La tenda del re era ben illuminata e Morrigan si fece trovare in piedi, abbigliata con i capi che il famiglio Nore le aveva preparato. Indossava una leggera cappa trasparente su una tunica bianca di un tessuto leggero e impalpabile che ne rivelava ogni forma. Era stata lei a chiedere di apparire così per compiacere il marito e lo accolse con un sorriso magnanimo, legata alla catena.

«Devo chiederti un favore...» disse. «Domani vorrei andare nel bosco a pregare, non mi allontanerò di molto. Nore valuterà la distanza e l'appropriatezza dei miei spostamenti.»

Il vichingo, che iniziava a spogliarsi per stare più comodo, la guardò riflessa nel pezzo di vetro che di solito gli serviva per guardarsi mentre si sbarbava.

«Puoi andare da sola, se vorrai.»

«No, non voglio che tu possa pensare male di me. Che Nore mi accompagni!»

«Ci hai dato preziose istruzioni questa sera, sei libera di vagare da sola per il campo e per i boschi.»

Cristen la stava mettendo alla prova. Le avrebbe concesso quella libertà e, se lei avesse accettato, l'avrebbe fatta seguire. Non si fidava, eppure il fatto che si ostinasse per essere accompagnata lo fece ben sperare.

«Insisto. Voglio essere scortata da Nore. Potrà osservarmi mentre compio i rituali sacri delle amazzoni nella foresta, fuori dal capanno che allestirò» continuò imperterrita.

Era davvero cambiata? Sarebbe divenuta una sposa mansueta e obbediente? Il re si morse un labbro dubbioso, ma in larga parte era soddisfatto. Quando ebbe finito di sistemarsi, si voltò.

La trovò leggiadra, dritta in piedi, avvolta da stoffe preziose che la fasciavano in modo tale da svelare tutte le sue grazie. Avrebbe perso la testa quella notte appresso a lei, Cristen ne era sicuro.

Procedette lento e le prese con gentilezza la mano sfiorandola e portandosela sopra il collo; fece lo stesso con l'altra.

Morrigan, dai bei capelli neri raccolti nel perfetto nodo, aveva uno sguardo incantatore, ma spostava il capo in continuazione verso il basso, come se si vergognasse di essere guardata.

Lui posò gli occhi sul suo seno che traspariva dalla veste bianca, sotto la cappa di velo.

«Incarni la perfezione, stasera» le sussurrò all'orecchio, avvicinandosi quel tanto che bastava per farla rabbrividire. Le baciò l'orecchio, poi la fronte, le palpebre, non sapendo nemmeno lui da dove gli giungesse tanta tenerezza.

Le alzò la cappa di velo e gliela tolse. Si abbassò poi fino a terra per slacciarle la catena e liberarla.

Morrigan lo guardò spaesata, ma sembrava felice di essersi tolta quel peso dal piede.

Cristen tornò su e la sovrastò costringendola a sedersi sul giaciglio. Proseguì e le fu sopra, baciandola mentre ansimava sempre con maggior foga.

Morrigan si alzò la tunica sulle cosce e attese.

Il re fu cauto e misurò l'impeto che avrebbe voluto riversare su di lei. La fece sua in maniera controllata e avendo cura, questa volta, di essere quanto più rispettoso possibile.

Sentì che lei si liberava sotto di lui e che alzava e abbassava il capo in preda all'estasi sotto gli svariati assalti.

Nel pieno dell'amplesso le mormorò qualcosa all'orecchio, che per Morrigan fu dapprima incomprensibile, poi sempre più chiaro.

«Hai detto la verità ai miei soldati?» le chiese, annaspando. Continuava a dedicarsi a lei muovendosi in modo ritmico ma lento, rendendosi conto che lei ne traeva un godimento infinito.

«Morrigan, hai detto il vero sugli Scuri all'Abbazia?» le domandò ancora ansante. Faticava a parlare poiché era in preda alla concitazione del momento, ma doveva sapere. Per lui quello era il momento in cui lei doveva essere sincera. Spogliata e completamente alla sua mercé, era chiaro che avrebbe confessato qualsiasi cosa.

Lei non rispose, impegnata com'era a destreggiarsi tra tremori, spasmi e sensazioni che mai aveva vissuto.

«Rispondimi...» disse lui e divenne più aggressivo.

«Sì...» espirò Morrigan. «È la verità...» Dopo questo non vi fu spazio per altre parole.

Cristen, infatti, le riempì la bocca e la baciò mentre sentiva di non potersi più contenere.

Raggiunsero l'acme dei sensi insieme. O, almeno, così a lui parve, dal modo in cui Morrigan sembrò sciogliersi.

L'amazzone si girò di lato e lui l'abbracciò con convinzione, appagato e forse felice per la prima volta in vita sua.

Il re dei vichinghi non aveva mai conosciuto una tale soddisfazione. Ci ripensò anche poco prima di prendere sonno. La guerra, le vittorie, i combattimenti concedevano tanta sofferenza e qualche sparuta felicità. Ma l'amore, quel tipo d'amore che aveva scoperto da poco, l'unione tra il corpo suo e quello di lei, era una sfumatura di felicità talmente potente che sembrò rinfrancarlo dai tormenti di una vita intera. Un vero peccato che tutto ciò fosse non solo proibito, ma fortemente condannato nel loro mondo, sia dalla storia passata, sia dal presente.


NOTA AUTRICE 

Il romanzo è pubblicato senza interruzioni su Amazon.  

L'amazzone e il vichingo di Deborah Begali

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