Furono interrotti.
«Mio re, i Legnaiuoli aspettano ancora di ricevere le loro ricompense» dichiarò un vichingo con aria spavalda, apparendo da uno dei corridoi laterali.
Cristen gli fece un cenno: non se ne andò. «Forse hai bisogno di aiuto con lei...» continuò.
Aveva origliato e, anzi, era stato mandato dal sinedrio per assicurarsi che il re facesse il suo dovere e che emettesse una pena ferrea nei confronti della donna.
«Non ho bisogno di niente, Nore. Vattene!»
L'intruso si voltò poco convinto e lasciò la sala. I suoi timori erano fondati: il re appariva debole nei confronti dell'amazzone. Avrebbe informato il sinedrio.
Cristen tornò a rivolgersi a Morrigan. L'interruzione gli diede il pretesto per non indugiare oltre. Prese il pugnale che portava alla cintola, lo passò sotto i polpacci di lei e strappò con forza la corda vichinga: poi fece lo stesso con le braccia.
Si aspettava che lei reagisse in qualche modo, ma non vi fu alcun movimento.
La prese per il braccio, se lo passò attorno al collo e oltre la spalla.
Morrigan si lasciò trascinare senza reagire. I capelli neri le ricaddero sulla nuca e fregarono sul pavimento di pietra nera fino alla stanza privata del re poco più in là.
Lui se la tolse di dosso con poca grazia quando fu sul bordo della vasca delle abluzioni.
L'acqua era fredda come Morr la ricordava: in un istante si trovò adagiata nella conca ricavata nella stanza del re. Lo scroscio le bagnava le gambe e si fermava poco sopra il ventre. Lui infilò il pugnale tra la pelle e lo scollo della divisa amazzone e le tagliò gli abiti sporchi.
Cristen gettò via la giubba lasciando Morrigan a seno nudo, accovacciata sgraziatamente nella pozza d'acqua.
Si piegò in avanti e con mani forti le strappò i calzoni in vita rivelando le sue nudità. Prese le stoffe e le lanciò lontano. Era affannato, chiaramente desideroso di averla, non prima, però, di averla strofinata per bene e di averle lavato, con l'acqua sacra, tutta la sporcizia di giorni e giorni di viaggio.
Morrigan, apatica e del tutto assente, guardava nel vuoto e si lasciava mondare il corpo non sentendosi toccata nell'anima.
Cristen le versò una brocca d'acqua gelida sui capelli, prese una delle spazzole a setole dure e le strofinò le braccia, il petto, le gambe. Poi con le mani prese a strofinarle la schiena fin sulle natiche.
La toccava e il desiderio di lei diveniva impellente, irrinunciabile.
Si assentò solo per togliersi la camicia e per sfilarsi i calzari pesanti, i pantaloni. Tornò nudo verso la conca e si gettò sotto l'acqua che filtrava copiosa dalle crepe del muro. Non tolse mai gli occhi da lei, seduta con le gambe strette al mento e le braccia attorno alle ginocchia.
Quando ebbe finito si inginocchiò, le slacciò le mani dalle gambe, la prese per le spalle, la trascinò fuori.
L'amazzone si chiuse di nuovo a riccio, cercando di difendersi nell'unico modo in cui poteva farlo.
Il re non sapeva come comportarsi: era come se la desiderasse immensamente e allo stesso tempo ogni fuoco si spegneva vedendola integra e immobile come pietra. Si inginocchiò di fronte a lei, le prese il mento e le premette un dito sulle labbra che divennero gialle.
Lei non lo guardava, chiudeva gli occhi o voltava lo sguardo altrove: granitica, ferrea.
«Hai detto di amarmi, amazzone. Avanti, sono pronto per essere amato» pronunciò. Era una voce cupa e combattuta quella che usciva dalla gola vichinga.
Morrigan non rispose, si sottrasse alla presa e tornò a poggiare la testa sulle ginocchia.
Cristen, dunque, fu veloce e violento. Le afferrò la nuca, la strattonò e premette le labbra sulle sue cercando di forzarne la bocca.
L'amazzone irrigidì la mascella e smise di respirare, stavolta lo guardò fisso.
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L'amazzone e il vichingo
Fantasia"Morrigan capì le loro intenzioni solo quando il re si avvicinò a lei, le prese la spalla, le strappò via la manica e le racchiuse il bicipite dentro un anello dorato. Si dimenò, tentò di scostarsi, ma erano in due a tenerla ferma e, ben presto, il...
