I Grigi arrivarono.
Erano in undici e procedettero con solennità, uscendo dal bosco in ordine uno dietro l'altro. Li accerchiarono creando attorno a loro un inquietante bolla fatta del suono dei loro canti. Cristen, dunque, si alzò fiero nel centro del cerchio costringendoli a smetterla di mugugnare.
I Grigi erano uomini alti, coperti di terra ocra su ogni lato del corpo e indossavano sul capo un cerchio di legno che somigliava ad una sorta di corona. Avevano lunghe braccia nodose, rese ruvide dallo spesso strato di fango che sempre li ricopriva.
«Siamo di passaggio» annunciò Cristen, ergendosi di fronte a quello strano consesso.
Uno di loro parlò. «È con te, la donna?» chiese in una cantilena.
«Sì.»
Morr notò che era riuscito ad armarsi e che portava la spada agganciata alla cintura. Sembrava pronto a usarla.
«È mia moglie.»
Uno degli uomini – a Morr non parve colui che aveva parlato prima, ma forse lo era – si staccò dal cerchio e con un movimento lento e disturbante allungò il braccio verso di lei.
Morrigan cercò di strisciare lontano dalle dita sporche di terriccio e fango che, arrivando a lei, emanavano il rumore della terra calpestata dagli animali, del vento che spazzava la valle, dell'acqua che si insinuava tra i sassi durante i temporali.
Cristen si inframmezzò tra il Grigio e Morrigan.
«Lo faccio io» disse.
A quel punto, aiutò Morrigan a issarsi in piedi e provò a parlare ancora. «Ha il nostro nodo. Non vedete? Io sono vichingo» spiegò con calma.
«Non calcherà la nostra terra sacra se non è segnata. I suoi putridi piedi insozzeranno l'erba gialla dell'altopiano e, al suo passaggio, moriranno tutte le piante e l'erba e i fiori» cantò il Grigio.
Il re dei vichinghi, dunque, si avvicinò alla sua prigioniera e, con fare incerto, posò le mani sul bordo dei calzoni facendoli calare verso il basso.
A quel tocco Morr sentì bruciare il segno che lui le aveva tratteggiato, mentre le sue unghie scivolavano giù quasi fin all'inguine.
Gli uomini fatti di terra allungarono le torce vicino al ventre dell'amazzone e osservarono il segno di una «C» tatuato poco sopra la coscia destra.
Con serafica calma si allontanarono da lei e si congedarono tornando a cantare mentre i loro fuochi serpeggiavano giù dall'altopiano nel buio della notte.
Morrigan si guardò l'addome scioccata.
Cristen le sistemò i pantaloni e l'aiutò a sedersi.
«Io non... Capisco» balbettò impaurita. «Non mi sono mai sentita così... così...»
«Impotente?» chiese lui, e armeggiò per riaccendere il fuoco. Poi si sedette a poca distanza da lei. «I Grigi erano Scuri, una volta: hanno parte dei loro poteri sulla psiche delle persone, condividono con loro l'attitudine di annientare i propri nemici.»
«E tu come lo sai?» domandò Morrigan.
«Sono miei vicini di casa, se così si può dire. Oltre l'altura c'è la mia terra. Gli Scuri e i Grigi sono gli ultimi che mi restano da abbattere» dichiarò sprezzante alzando il mento. «E' stato un lungo viaggio, ma chiuderò i conti con loro e con la Nebbia.»
Morrigan parve rabbuiarsi. Era come se si fosse dimenticata, nelle ultime ore con lui, di essere al cospetto di un feroce conquistatore che non guardava in faccia nessuno.
«Il segno per loro è come il nodo per noi. Distruggerai la loro terra passandoci sopra e vogliono essere sicuri che sia indispensabile.»
«Continuo a non capire.»
«Sei una donna, anche se pensi e ti comporti come se non volessi esserlo» sentenziò, alzando un sopracciglio. «Ti capisco, occorreva adattarsi. Le donne si sono estinte nei Grigi e negli Scuri, come anche in noi Vichinghi. I popoli dell'Ovest, di tanto in tanto, le abbandonano ancora se hanno troppe schiave da mantenere. Oramai siete perdute, amazzoni» disse abbozzando un sorriso amaro. «L'Abbazia rimaneva l'unico vostro baluardo, ma sarebbe stata presto inservibile. Nessuna bambina più da salvare... Nemmeno a ovest o alle montagne. Nessun uomo né donna che ha la sfortuna di concepirne» recitò, incrociando le braccia. «Sempre se a qualcuno rimane questa scelta. Non a noi, di certo: i vichinghi generano solo altri vichinghi.»
Morrigan ribattè indignata: «Ti rendi conto della follia che stai celebrando?»
Lui la fissò.
«Il mondo finirà con una generazione di uomini che si combatterà per avere la meglio su terre che non potranno lasciare a nessuno!»
«Mio figlio sarà l'ultimo re del mondo» concluse lui.
Morrigan sentì che qualcosa le si rivoltava nello stomaco. Quel figlio l'avrebbe partorito lei, con ogni probabilità e, quasi, le sembrarono chiari i motivi del suicidio di Bethesda.
«Allora meglio la Nebbia!» sbottò. Era nauseata dai suoi folli piani di conquista.
Cristen scattò. La travolse con forza e fu sulla sua gola con una violenza che fino a quel momento non aveva ancora dimostrato.
«Non dirlo nemmeno, amazzone» le sussurrò, soffiandole sul volto mentre quasi la schiacciava col proprio peso.
Poi si ritrasse e, nervoso, dopo essersi assicurato che fosse ben legata e impossibilitata a scappare, si accucciò a terra e tentò di riaddormentarsi.
STAI LEGGENDO
L'amazzone e il vichingo
Fantasy"Morrigan capì le loro intenzioni solo quando il re si avvicinò a lei, le prese la spalla, le strappò via la manica e le racchiuse il bicipite dentro un anello dorato. Si dimenò, tentò di scostarsi, ma erano in due a tenerla ferma e, ben presto, il...
