Amor Mortis II

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Il re non poté più continuare.

Una bestia feroce gli martoriava il cuore, quella fiera era lei, che si opponeva al suo assalto con la sola forza di occhi limpidi e giudicanti.

«Maledetta» sussurrò, scostandosi e spingendola via.

Non avrebbe potuto violarla. Quella donna lo aveva in pugno nonostante il Berserkr, nonostante le decisioni del sinedrio.

Si alzò, rabbioso, e corse all'altro capo della stanza alla ricerca di qualcosa. Rovesciò oggetti, i pochi che teneva lì, frugò nelle cassepanche e infine lo trovò.

Trafficò con una ciotola, infilò le mani in un sacchetto di iuta, appallottolò l'insieme di erbe e sassi e ne fece una zolletta tonda. Se la infilò in bocca.

Era, il re dei vichinghi, trasfigurato da una sensazione che non sapeva spiegare: agitato, furioso, senza speranza, dilaniato dalla presenza di lei.

Sentì il gusto dolciastro delle mandorle amare sotto la lingua e iniziò a muoversi nervosamente per la stanza, incurante della presenza di Morrigan che l'osservava in un misto di allerta e pena.

Infine, Cristen si sedette sul ceppo nero che fungeva da letto e rimase lì in attesa che qualcosa accadesse. Morrigan era poco più lontana, seduta a terra.

Inaspettatamente, l'amazzone si alzò in piedi. Mise una mano a coppa di fronte a lui, come se si aspettasse di ricevere qualcosa.

Il re la guardò da capo a piedi: trovò che fosse di una bellezza sconcertante, nonostante le mille cicatrici e tumefazioni che le coprivano il corpo. Era magra, consunta, e un taglio netto ormai antico le recideva una delle creste iliache. Aveva i polsi rossi, ustionati dallo sfregamento delle corde, i capelli bagnati, le gambe piene di lividi. Gli parve un'arcigna divinità scesa in terra per punirlo.

Con la mano a coppa lei si avvicinò al suo volto, non per carezzarlo.

Cristen scosse la testa.

«Avresti potuto unirti a me quando era il momento, Morrigan. Ti offrii protezione, un regno di cui saresti stata regina» dichiarò lui, faticando a parlare.

Lei non indietreggiò. «Io non ho mai desiderato concessioni, bensì la libertà di scegliere.»

Il silenzio calò tra i due.

«Dov'è Zadra...» chiese Morrigan, come se non lo stesse domandando.

A Cristen si mozzò il fiato: non rispose.

Morrigan tornò a rivolgersi a lui con la mano a coppa di fronte al viso.

Il re si sentì trafiggere da uno sguardo altezzoso e di sicuro più fermo e presente del proprio.

Aprì la bocca, con la lingua spostò il Berserkr e glielo sputò nelle mani.

Morrigan si rigirò la zolletta grigiastra tra le dita: era umida e terrosa.

D'un tratto e senza avviso, lo prese, lo mise in bocca e in un baleno lo ingoiò.

Così il destino suo si compiva.

«Cosa...?» Cristen s'alzò in piedi, si avventò su di lei incredulo. «Cosa hai fatto?!» gridò con forza.

Morrigan si dimenò. «Ti ho confessato ciò che provo per te. Permettimi di dimenticarti e di non amarti quando mi userai violenza» mugugnò, cercando di sfuggire alle sue braccia. «Garantiscimi l'assenza che solo il Berkersr mi saprà dare! O sei così meschino da volermelo negare, nonostante ciò che ti ho appena confessato?»

«Sputalo subito!» urlò lui, cercando d'afferrarle la bocca. «Subito!» proseguì, sempre più rabbioso. A quel punto le afferrò la mascella, le aprì la bocca a forza e vide che era vuota.

«Cosa hai fatto, Morrigan!» abbaiò in preda alla disperazione.

Lei si divincolò. «Cosa temi, vichingo? Non è ciò che hai sempre creduto di me? Che fossi lontana, distante, non interessata. Cosa cambia, ora, se decido di allontanarti dalla mia anima che è legata alla tua con così tanto convincimento?»

«L'hai ingoiato, che tu sia maledetta!» sbraitò Cristen, oramai uscito di senno.

«Così accadrà in fretta. O ti dimenticherò o morirò tentando» continuò lei, atona. «O, forse, c'è qualcos'altro, Cristen. Forse stai cambiando idea e mi vuoi rivelare dov'è nostra figlia. Vorrai liberare le mie sorelle e cambiare il mondo!»

«Sei pazza!»

E Cristen capì quel ricatto, degno di Diplomazia. Lei si sarebbe dimenticata di lui, nella migliore delle ipotesi; nella peggiore – visto che nessuno aveva mai ingoiato il Berserkr – sarebbe morta.

Esterrefatto, si avventò su di lei, le infilò una mano in bocca e spinse fino alla gola. La piegò sotto di sé.

Lei sembrò reagire debolmente: forse era stanca, forse voleva essere salvata, forse temeva la morte.

Lasciò che la grossa mano di Cristen le entrasse in bocca e che le dita le sfiorassero l'interno della gola. Sentì la saliva accumularsi e avvertì le parole di Cristen: «Avanti, dannazione!»

E ogni volta che lo diceva spingeva più a fondo provocandole un conato.

___

Era accucciata a terra, piegata su una delle ginocchia di lui, con le lacrime agli angoli degli occhi e con la testa che le pulsava.

La zolletta di Berserkr, invischiata nella saliva, era a terra poco lontano.

Cristen respirava con affanno e quando lei si alzò in ginocchio da quella posizione lo vide con una mano sugli occhi, provato dalla tempesta emotiva che lo stava sferzando.

Morrigan si mosse stancamente verso il letto del re e sfilò un lenzuolo con il quale si coprì.

«Ora ridammi mia figlia» sussurrò algida.

Cristen si alzò e prese a vestirsi. Ogni mossa per lui era un tormento.

Aprì le due porte della stanza e chiamò.

Una delle guardie reali era a poca distanza.

«Portala giù» ordinò, indicandola.

Poi, a lei si rivolse così: «Vorrei che lo squarcio del Tism ti inghiottisse, Morrigan dell'Abbazia.»

E in due vennero a prenderla.

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