Fugace

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L'aveva colpito! Morrigan era riuscita a gabbarlo nonostante avesse i muscoli intirizziti dal gelo e non riuscisse a coordinare bene i movimenti.

Cristen si alzò di scatto ruggendo e volò su di lei che, però, sgusciava via. La pelle acquosa e fredda gli sgusciò tra le dita e l'amazzone si trascinava verso la cascata e il fiume.

Morrigan, che non sapeva nuotare bene, si lasciò scivolare nella corrente e vide il re dietro di lei allungare le mani e imprecare qualcosa che nello scroscio non fu udibile.

Ben presto egli si lanciò afferrandole una coscia e trattenendola: egli era saldamente ancorato alle rocce buie nel bel mezzo del fiume e lottava per ripescarla.

Si erse sul pelo d'acqua, con i pettorali che scoppiavano nel tentativo di attirarla a sé, ma la corrente gli era sfavorevole e la lotta risultò impari.

Urlò.

Morr non l'aveva mai visto così pieno d'ira fino a quel momento e si fece forza di quel suo ghigno dolente tentando di divincolarsi. Tentò di colpirlo con un calcio, ma non ci riuscì.

Cristen la trasse verso di sé, le allacciò i fianchi con le mani e la attirò con forza inaudita.

I denti erano scoperti per lo sforzo, il collo pulsava senza freni e le mani poderose la stringevano in una morsa ferrea.

Morr calpestò la pietra tagliata dalla corrente da ambo le parti, una sorta di porto sicuro per entrambi, e si avventò sul suo aggressore volendosi liberare. I due si scontrarono braccia contro braccia sulla rocca sferzata dalla forza dei flutti.

D'un tratto la notte giunse e i due si ritrovarono a lottare strenuamente nel buio.

Cristen udiva i lamenti di lei che, alla cieca, tentava di affrontarlo. Le prese i gomiti ma venne ferito al costato, le sfiorò il seno ma venne colpito alla testa.

Infine, la scaraventò giù nella conca dove il fiume era placido mentre la sentiva gridare e dimenarsi.

Non l'avrebbe lasciata andare e, pertanto, iniziò a trascinarla unendole con forza i polsi sopra la testa e facendola scivolare nel fango limaccioso del fiume.

Ma l'amazzone prese il sopravvento, rialzandosi, avvinghiandosi con forza a lui e avventandosi sul suo viso alla ricerca della bocca.

Cristen sentì il respiro dell'amazzone su di sé, sulla guancia e poi sempre più in là verso la bocca. Morrigan aveva labbra fredde e guance morbide e per lui quel sentore che strisciava sul suo viso fu esplosivo e lo disorientò.

Morr trovò la bocca del vichingo, in un balzo allacciò le proprie cosce ai suoi fianchi e si strinse attorno ai suoi lombi, ritrovando un calore che la corroborò per il prosieguo del piano che aveva appena studiato.

La lingua dell'amazzone si insinuò nella bocca del re, il quale si arrestò, sconvolto da una serie di sensazioni tutte nuove. Mai una donna l'aveva baciato, mai qualcuna si era cibata di lui a quel modo.

E Morrigan continuò affannata a baciarlo senza che lui rispondesse in alcun modo. Sapeva come fare, lei che aveva imparato quelle subdole tecniche da Bethesda, perché, come diceva lei, ammaliavano per convincere, seducevano per ottenere vittoria.

Morrigan avrebbe voluto che nessun pensiero la disturbasse in quel momento. Desiderava solo che quel gesto l'allontanasse da lui definitivamente e, infatti, così accadde. Se solo non avesse sospeso tra quelle labbra, tra il sapore selvaggio della bocca di lui e la strana sensazione che sentiva nascere nello stomaco, un pezzetto della propria anima!

L'amazzone, dopo aver capito che il nemico allentava la presa scioccato e che si irrigidiva stupito, staccò la bocca dalla sua e parlò.

«Addio, cane. La prossima volta che ci incontreremo sarai morto» gli sussurrò e gli sferrò un calcio nel ventre che parve non scomporlo, ma che le consentì di riprendere la via verso l'acqua nel fondo dell'orrido.

Cristen non la vide più, sentì unicamente l'acqua che si muoveva accanto a lui nel buio più completo. A tentoni provò a riprenderla, a capire dove fosse andata. Ma, capendo di esser stato sconfitto, cacciò un urlo disumano, uscì dal fiume e cercò i vestiti. Si avvolse in un telo e si coprì con una spessa pelliccia, accendendo una torce di fuoco su un ramo.

Scrutò la conca e le crepe nella roccia fino a dove potè vedere. Guardò oltre la corrente, ma era impossibile avere una chiara visione molto più in là.

Ferito nell'orgoglio, più che nel corpo, per essere stato oltraggiato a quel modo, tornò verso l'accampamento giurando vendetta.

L'avrebbe trovata, questo era certo.


L'amazzone e il vichingoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora