Nella valle di Aril

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Impiegarono poco più di un giorno per raggiungere il luogo del rapimento e solo allora Morrigan poté parlare con il re perché fino a quel momento, le aveva intimato di stare in silenzio.
I due si ritrovarono vicino ai resti del portone d’ingresso che anni prima era stato distrutto proprio dall’esercito di Cristen. L’Abbazia era rimasta come lui la ricordava, avviluppata da brina leggera che sembrava trarla dallo spazio e dal tempo. Deserta e silenziosa, si stagliava sonnolenta sullo sfondo della Valle.
«Cosa ti fa pensare che sia ancora viva?» domandò lui, nervosamente. Si coprì gli occhi con una mano per schermare il pallido sole del pomeriggio e guardò nella direzione di Morrigan.
Lei reagì aggredendolo: gli agguantò il viso e lo strinse graffiandogli labbra e guance. «Non ti azzardare, vichingo…»
Dopo poco venne raggiunta da una lancia e fu costretta a piegarsi dal dolore.
Cristen bloccò il secondo colpo e strattonò il lanciere facendogli intendere che non era ammessa alcuna ritorsione contro di lei.
Il drappello, formato da pochi soldati della guardia reale, oramai conosceva il debole che il re aveva per quell’amazzone. I soldati ne erano disgustati: nessuno era disposto a cedere a trattamenti preferenziali nei confronti di una donna. L’avevano mal sopportata per il viaggio, guardandola torvi e insultandola in continuazione, anche di fronte al re. Cristen si sentiva superiore a quelle ingiurie, quasi aveva compassione per coloro che non avevano la fortuna di amare come gli antichi.
Il re non l’aiutò a rialzarsi.
«Le tracce degli zoccoli proseguono oltre il mulino rosso» spiegò uno degli esploratori da poco tornato da un giro perlustrativo.
«Le seguiremo, dunque!»
Nel giro di poco tutti furono di nuovo in sella.
«Come sai che non l’ha portata alla Fonte?» domandò Cristen, in sella al suo destriero.
«Amarantha è fuggita a cavallo. Impensabile poterla seguire con quel vantaggio!» dichiarò in ansia e come per giustificarsi.
«Le tracce sono ancora ben visibili, secondo Laert. Avrà pure cinque giorni di vantaggio, ma noi la troveremo» concluse.
Poi partì al galoppo al seguito di Laert, gli uomini lo seguirono.
 
A tarda sera il gruppo rallentò l’andatura per far riposare i cavalli. Le tracce di Amy divennero difficili da seguire a causa dell’oscurità data dalla luna nuova. La processione di vichinghi continuò alla ricerca delle impronte alla sola luce di una fiaccola, fino a quando Cristen ordinò di accamparsi.
«Non possiamo fermarci!» si udì in fondo alla colonna di uomini. Era Morrigan in affanno, mentre osservava incredula i vichinghi srotolare coperte e accendere fuochi.
«Taci!» disse un soldato e in coro tutti iniziarono a inveire contro di lei.
«Che una donna possa anche solo parlare durante il viaggio, questo sì che è insopportabile» continuò un altro vichingo indignato.
Morrigan scese con un balzo ignorando le male parole che le riservarono. Giunse dal re. «Amy ha un vantaggio enorme, dobbiamo proseguire!»
«Non faremo nulla del genere. Le tracce sono impossibili da distinguere di notte e se dovessimo sbagliare strada perderemmo molto più tempo. Gli uomini sono stanchi, io lo sono» disse atono.
Poi, prima che lei potesse anche solo ribattere, lui strinse il pugno avvolto da mezzi guanti di pelle nera e la osservò con intensità alla luce del fuoco che gli uomini avevano acceso lì da parte.
«Non proseguirai da sola, non con uno dei miei stalloni» ordinò, come a leggerle nel pensiero. Si passò una mano sulla fronte e tra i capelli: sospirò agitato.
Morrigan strinse le labbra come volesse evitare di piangere.
«La domanda che ti ho rivolto oggi è stata meschina» continuò lui, avvicinandosi. Era alto, molto più di lei, e la sovrastava con spalle larghe e braccia forti.
Morrigan deglutì.
«Amarantha sa di lei, giusto?»
L’amazzone annuì portandosi una mano alla bocca.
«Non la toccherà, le serve di sicuro per i propri scopi. Senza non avrebbe alcun potere su di noi» concluse Cristen mantenendosi freddo.
Morrigan si sciolse in un pianto silenzioso, che cercò di arginare tappandosi la bocca. «Non… Non riesco… Tu non capisci…»
«Sono sicuro che Amarantha vorrà tenere Zadra con sé fino alla nascita del bambino» spiegò Cristen, rendendosi conto che quella teoria era ben poco convincente. Era più probabile che Amy volesse sbarazzarsi della figlia di Morrigan, per tenere al sicuro il suo erede.
«Devi dormire, Morrigan.»
L’amazzone scrollò il capo. «Proseguirò a piedi, mi raggiungerete domani. Non posso fermarmi.»
Cristen inspirò. «So che non puoi farlo, ma devi. Sei a digiuno da giorni, stramazzerai a terra prima che possa venir giorno. Io, invece, sono in grado di proseguire assieme a Laert e al capo della guardia reale.»
«No, non resterò qui! Lasciami un cambio di cavalli, Cristen» gli chiese lei chiamandolo per nome.
Il re scosse la testa e disse qualcosa di incomprensibile nella sua lingua d’origine.
«Due cavalli!» sbottò.
«Mio re! Devi riposare, la gamba ne soffrirà enormemente» commentò uno degli uomini più vicini a lui.
«Due cavalli! E chiama Laert e Zort. Proseguiremo a passo d’uomo fino all’alba» ordinò.
Morrigan, spinta da rinnovato fervore, si sistemò i calzari, strinse la divisa e si sistemò i lunghi capelli scuri dietro le orecchie. «Segui la luce» sussurrò al re, poi si incamminò accucciandosi di tanto in tanto per vedere se le tracce la portavano nella direzione giusta.
Cristen dette ordine di muoversi non appena il sole fosse spuntato oltre le montagne, poi agitò le briglie a Bfelth seguito dai due uomini che aveva interpellato.
Questi ultimi, contrariati da quel piano insensato, non poterono opporsi al volere del re.
Cristen raggiunse Morrigan seguendo la luce delle fiammelle tra i boschi. Era a piedi e guidava il cavallo, allo stesso tempo camminava incespicando nelle rocce e curvandosi alla ricerca di impronte, rami spezzati, tracce di zoccoli.
«Ha rallentato…» sussurrò Laert riferendosi a delle impronte lasciate da Amy. «Qui, di sicuro ha rallentato la corsa» continuò.
«Certo, era abbastanza lontana da me e sicura che io non la stessi seguendo» spiegò Morr.
Si fecero più cauti ma non trovarono nulla per le successive ore.
La notte era buia e profonda e Cristen era sicuro che Morrigan non avrebbe resistito a lungo: camminava sempre più chinata verso il basso. Si avvicinò a lei, inginocchiata a terra e alle prese con del muschio calpestato dal passaggio di Amarantha. Le posò entrambe le mani sulle spalle.
L’amazzone oppose resistenza e cercò di scansarsi, un capogiro la sopraffece.

L'amazzone e il vichingoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora