L'amazzone si sporse dalla terrazza dell'Abbazia Alta e si strinse nel pastrano bianco che le avvolgeva le spalle. Vide, sotto di lei, la Valle e sciami di soldati che marciavano in drappelli ordinati, a seconda del popolo che rappresentavano. C'erano i vichinghi che sostavano sotto la fortezza bassa, intenti a lisciare i loro nastri di cuoio, c'erano i popoli dell'Ovest che con solerzia si apprestavano a schierarsi, c'erano i Legnaiuoli, con le loro asce che brillavano alla luce del sole. I Grigi, del tutto coperti di terra color cenere, si riconoscevano per la macchia informe che si stagliava sul fondo dei boschi.
Morrigan vide quella moltitudine di persone e un tremito la scosse. Presto sarebbe scesa all'Abbazia Bassa per la cerimonia del nodo, ma per il momento voleva stare sola: pensava a ciò che sarebbe seguito, si preoccupava per Zadra.
Definire amore ciò che l'aveva spinta tra le sue braccia, sarebbe parso credibile solo ad una mente obnubilata come quella di Cristen. Al sinedrio si erano dimostrati tutti molto più realisti: l'amazzone era stata disprezzata dall'inizio alla fine dell'incontro.
Morrigan si era presentata innanzi a loro dopo che Cristen l'aveva liberata dalle segrete del Tism. Risaliti dalla prigione, lui aveva voluto riunire consiglieri e capi fazione, lasciandola al sicuro con Zadra.
Lei aveva abbracciato sua figlia sull'orlo delle lacrime, e le aveva chiesto di essere forte, perché da quel momento in poi tutto sarebbe diventato ancora più difficile. L'aveva lasciata alle cure di una donna dell'Ovest, infine aveva vagato per il Tism alla ricerca della sala in cui si teneva il sinedrio.
«Il Berserkr può essere potenziato, posso fare in modo di procurartene una dose maggiore, consultando gli antichi testi» sentì dire da uno dei capi. Si era nascosta dietro una delle massicce colonne che sorreggevano le volte della stanza.
«Non possiamo accettare Morrigan dell'Abbazia come nostra regina!» sbraitò un uomo alzandosi dallo scranno.
Un vichingo batté i pugni sul tavolo rotondo, tanti altri lo seguirono.
Cristen, in piedi, camminava nervoso per la stanza, coperto da un mantello nero. Armeggiò con la sua bisaccia e ne estrasse una pergamena fine, arrotolata e racchiusa da un sottile filo rosso. L'aprì e ne mostrò il contenuto al suo pubblico.
L'inchiostro era vivido e luccicante, come fosse oro fuso. Quel prodigio fece mormorare l'intero sinedrio.
«Ed egli si unirà alla regina delle Amazzoni che darà alla luce un figlio maschio. E questo verrà chiamato ultimo re, e sarà l'ultimo re del mondo. Poiché gli dèi così hanno voluto e i vichinghi siano esecutori di questa volontà» recitò il re.
A quel discorso seguirono le parole di Zort: «La regina delle amazzoni è morta cinque anni fa. Ricordalo, mio re. Si è gettata dall'Abbazia Alta, il suo nome era Bethesda. Forse la profezia si è infranta in quel momento. La traduzione da una lingua tanto antica è confusa! Le amazzoni non hanno nemmeno regine, solo sorelle maggiori!»
Queste parole diedero il via a una discussione tra tutti gli uomini presenti.
«Bene!» sbraitò Cristen sulla folla di uomini che si zittirono immediatamente. «Non sentirò alcun altro parere e scioglierò subito il sinedrio. La profezia, gli antenati e gli dèi non si discutono. La cerimonia del nodo è fissata tra due giorni e nella notte di plenilunio Morrigan dell'Abbazia diverrà mia moglie di fronte al mondo.»
Qualcuno mugugnò, qualcun altro sputò a terra.
«Sarà la mia regina. Non posso costringervi ad accettarla come vostra...»
Morrigan rabbrividì e strinse i pugni, ferina, nel suo nascondiglio ombroso dietro le colonne.
«Mi sembra un compromesso più che accettabile: regina delle Amazzoni, moglie di un re, madre dell'erede al trono» concluse lui.
Una serie di bisbigli insistette fino a che Cristen non batté il pugno sul tavolo e sciolse la riunione.
Morrigan non si mosse.
Cristen era uscito per primo, gli altri lo avevano seguito, ma Zort e Nore erano rimasti a conferire con un generale dell'Ovest.
«Non riuscirò a spiegarlo alle falangi più ostili dei Legnaiuoli» sussurrò uno di loro al capo della guardia reale.
«Il Berserkr funziona. Se solo il re fosse più costante nell'assumerlo...» disse il famiglio.
«Non puoi costringere un malato a curarsi. Herton, dovrai spiegarlo così ai tuoi uomini. Cristen dei vichinghi è nato per essere re e ci ha guidato alla conquista e alla fama, vincendo ogni guerra. Ha un solo difetto, è figlio degli antichi e incapace di vivere senza amore. Si è invaghito di lei e il richiamo della carne non è semplice da soffocare. Lo so bene, perché l'ho sentito dire fin dalla fanciullezza. Mio padre mi raccontava l'amore folle dei suoi genitori, fuggiti Oltremare dopo aver abbandonato tutto pur di rimanere insieme. La carnalità, il sentimento, la potenza di questo maleficio chiamato amore distrugge tutto ciò che incontra» concluse amareggiato.
«Come sappiamo che l'infatuazione per Morrigan dell'Abbazia non lo renderà vulnerabile?»
«Non possiamo prevederlo, ma c'è...» Furono interrotti.
Una delle donne a servizio era entrata per riordinare.
«Vattene via, cagna!» urlò Zort, lanciando un boccale nella sua direzione.
«Come osa farsi vedere da noi? Non ha sentito che eravamo qui?» chiese il famiglio.
«È questo il rischio...» concluse Herton.
Poi Morrigan se n'era andata.
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L'amazzone e il vichingo
Fantasia"Morrigan capì le loro intenzioni solo quando il re si avvicinò a lei, le prese la spalla, le strappò via la manica e le racchiuse il bicipite dentro un anello dorato. Si dimenò, tentò di scostarsi, ma erano in due a tenerla ferma e, ben presto, il...
