Evocazione

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La Fonte era il punto di ritrovo di tutte le amazzoni che si fossero perse di vista durante un attacco e che volessero riorganizzarsi. Era l'unica loro speranza di potersi riprendere ciò che apparteneva loro.

Morr era diretta lì e, anche se per ben sette giorni fu sicura di morire, vi giunse infine con innumerevoli sforzi.

Nuda e sconvolta dalla lotta, aveva vinto le rapide che le avevano risparmiato la vita ma indebolito il corpo. Ferita, era riuscita ripararsi tra le foglie del bosco e dentro i tronchi dei faggi che l'avevano custodita per una notte e un giorno intero.

Aveva poi costeggiato il fiume a piedi nudi con la carcassa di un cervo sulla schiena, suo unico sostentamento per i tempo che le era servito a tornare verso le montagne della Valle.

Alla Fonte arrivò sfinita, avendo implorato più e più volte di morire piuttosto che subire la tortura di un simile viaggio. L'altra parte di sé, preponderante, le aveva fatto scalare le pareti rocciose e giungere ai dolmen che anticipavano l'arrivo alla Fonte.

Il luogo risultava protetto da una fitta boscaglia fino ad un torrente d'acqua dove si aprivano un numero imprecisato di caverne. Le amazzoni amavano i cunicoli di pietra e roccia dura, e, fino a qualche generazione prima, erano vissute in luoghi come quelli e con comodità, mentre erravano come mercenarie o mentre fuggivano alle persecuzioni.

Morrigan, dunque, si gettò a terra di fronte a Lena, una delle bambine più piccole, la quale avvertì le altre sorelle scampate all'attacco dell'Abbazia e lì rifugiatesi.

Le servì una settimana intera per rimettersi e per essere in grado, come nuova sorella maggiore, di ordinare un consiglio e di fare il punto della situazione.

«Il re dei vichinghi, quando l'ho lasciato, era a nord nella sua terra natìa. Possiamo riprenderci l'Abbazia» dichiarò alle sorelle riunite attorno al tondo tavolo di pietra che dominava in un'ampia caverna aperta circolarmente sopra di loro. Il sole splendeva pieno e filtrava nella roccia illuminandola completamente.

«Siamo solo poche ragazze. Le altre Venti sono rimaste prigioniere. Che hai in mente, Morr?» domandò una di loro.

«Ci servono gli Scuri, dobbiamo allearci con la Nebbia» rispose Morrigan, battendo un pugno sul tavolo.

«Sei impazzita?»

«Non ci sono soluzioni, la Nebbia è l'unica speranza per non consegnare tutti i regni del mondo ai vichinghi» ribadì lei, prendendo un respiro profondo e rimettendosi a sedere su un masso che fungeva da sedia. «Il figlio del re vichingo sarà l'ultimo re del mondo, se non lo fermeremo» recitò, con le stesse parole che le aveva riferito Cristen.

«La Nebbia è infima, gli Scuri sono manipolatori. Diverremo un loro protettorato e ci useranno solo come cuscinetto per difendere la loro terra» precisò un'altra amazzone.

«Meglio protette dalla Nebbia che schiave dei vichinghi. Saremo libere, seppur tormentate dalla loro influenza negativa.»

«La Nebbia ci indebolirà» intervenne un'altra sorella.

«Non c'è altra strada, sorelle. Questa è la mia decisione» e con quelle parole Morrigan, regina delle amazzoni, decretò il loro destino.

La Nebbia accompagnava sempre gli Scuri durante le battaglie. Aleggiava oltre le montagne e la Valle, e la si vedeva crescere e poi diradarsi da grande distanza. Nessuno si era mai spinto al di là del Confine e solo le leggende narravano di una terra desolata e arsa dal sole. Il folklore portava a pensare che la Nebbia in realtà fosse il fumo di una regione infuocata e infernale.

Gli Scuri erano entità poco conosciute che giungevano con i loro eserciti nascosti dalla nebbia vaporosa e che incutevano timore ai nemici ritraendosi poi nelle loro terre. Per tanti anni la Nebbia aveva dominato il mondo, e solo da un trentennio si era ritirata oltre la Valle con cui di solito intratteneva difficili rapporti.

Le amazzoni avevano controllato per anni il loro piccolo territorio con archi e frecce. Le ragazze più grandi si nascondevano sugli alberi e quando vedevano giungere gli Scuri li attaccavano disperdendo la Nebbia. Ma le sorelle erano sopravvissute solo perché quel loro giurato nemico non aveva davvero voluto attaccarle.

Per Morrigan, in quel momento, era necessario prendere contatti con gli Scuri, di cui poco sapeva. Il piano prevedeva di raggiungere l'Abbazia e di oltrepassare il Confine, per ottenere un colloquio con la Nebbia. Ma ciò poteva seriamente metterla a rischio: forse gli Scuri l'avrebbero accerchiata e uccisa ancor prima di sapere perché fosse giunta da loro.

C'era però un altro modo per comunicare con la Nebbia. Morrigan non era certa che un canale di quel tipo si sarebbe aperto, ma le pareva un modo più facile, piuttosto che intraprendere il cammino verso il Confine.

Per comunicare con la Nebbia si poteva far ricorso a una cerimonia che nessuno più usava da tempi antichi. Le popolazioni si tenevano da secoli alla larga da questi rituali ancestrali che potevano degenerare e consegnare i villaggi alla Nebbia.

Morrigan e le sue sorelle tappezzarono la grotta della Fonte con grossi rami di abete rosso e coprirono lo squarcio che dava verso l'esterno con altrettanto fogliame. Infine, decisero il giorno nel quale avrebbero evocato la Nebbia. A seguito di parecchi tentativi infruttuosi, le amazzoni ottennero il fumo con la giusta densità che sarebbe servita per cadere in trance e per creare un ponte.

Il fuoco bruciava i rametti di Sheer che inondavano la grotta di un fumo acre. Le ragazze più giovani erano già intontite, Morrigan inebriata.

La sorella maggiore delle amazzoni respirò a pieni polmoni l'essenza di legno bruciato e ben presto avvertì la leggerezza delle membra, delle mani e delle dita. Si sentì scivolare in un'atmosfera ovattata e soffice: tutto attorno a lei divenne candido.

La Nebbia, o il riflesso della Nebbia in questo caso, avvolse il consesso di amazzoni, molte delle quali abbandonarono la grotta impaurite dagli insidiosi artigli di foschia che il fuoco aveva iniziato a generare.

Il fumo divenne bianco, divenne Nebbia, avverando le leggende che narravano i popoli.

L'amazzone e il vichingoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora