Era ripugnante per Morr pensare alla fine del mondo. Immaginare un regno retto da Cristen che avrebbe generato un unico figlio maschio, il quale avrebbe comandato su un ultimo disperato impero in cui le donne non sarebbero mai state partorite e le poche rimaste (forse sulle montagne, forse solo le anziane e le vecchie) sarebbero divenute vittime di persecuzione. Perché era così che le cose sarebbero andate.
La Nebbia era parsa all'amazzone l'unica soluzione praticabile, e il suo giuramento, che ora invocava a gran voce dentro di sé, forse avrebbe fermato tutto ciò dando una speranza ai regni. Potendo scegliere, le donne avrebbero scelto in libertà e, forse, avrebbero deciso di unirsi per amore con chi ancora poteva dare alla luce delle bambine.
Le figlie non sarebbero state destinate all'abbandono, le amazzoni si sarebbero prese cura di loro. Il mondo, nei suoi desideri, si sarebbe dunque salvato e ciò poteva avvenire unicamente con la protezione e la vittoria della Nebbia.
Poco importava se Morr, in cambio, sarebbe morta. L'avrebbe fatto per una causa in cui credeva: la sopravvivenza delle bambine. La Nebbia doveva vincere e annientare tutti loro, quei generali che la violavano coi loro sguardi, come fosse un animale da schiacciare, una minaccia ai loro piani di conquista ed egemonia.
«Miei amici e alleati. Ecco il nostro esercito» disse il re invitandoli a osservare la miriade di fuochi che si estendeva fino ai margini della Valle.
«Qual è il nostro piano d'attacco, signore?» domandò un vichingo ansioso di sapere la prossima loro mossa.
«La Valle e la Nebbia!» dichiarò con solennità Cristen.
Meditabondo, dopo una pausa riprese la parola: «L'Abbazia dovrà cadere di nuovo, là ci stabiliremo per l'attacco Oltreconfine. La Nebbia protegge le amazzoni per sola convenienza. Il loro è uno stato cuscinetto, che permette agli Scuri di organizzare i loro eserciti. Cadranno sotto la nostra scure» disse.
Morrigan strinse forte i pugni inorridita da quell'eventualità. In cuor suo sapeva che le cose potevano effettivamente stare così e che la Nebbia, forse, le stava sfruttando come fossero uno scudo da sacrificare prima di schierare l'intero esercito. Ma lei aveva fatto un giuramento che vincolava gli Scuri a lei. Se le amazzoni avessero perso l'Abbazia, non solo lei sarebbe sopravvissuta, ma avrebbe ottenuto uno dei doni della Nebbia.
Grande potere le sarebbe giunto dalla caduta dell'Abbazia e della Valle. La Nebbia e Morrigan erano dunque legate a doppio filo: se gli Scuri avessero vinto sui vichinghi lei sarebbe morta per una giusta causa. Se i vichinghi avessero vinto gli Scuri lei avrebbe ricevuto uno dei doni, come compensazione per la promessa disattesa. Dato che la Nebbia non poteva accettare che lei diventasse più di quel che era, avrebbe di sicuro fatto di tutto per sbaragliare il nemico vichingo.
«Le amazzoni?» domandò qualcuno scrutando di traverso Morrigan.
«Sono nel caos, private della loro regina. Un pugno di donne spaventate che presto potremo dividerci. Chi le vorrà...» disse il re alzando il mento.
In molti, però, le avrebbero rifiutate. Per loro la vera essenza di vita era il potere e la conquista. L'amore, l'unione dei corpi, la tenerezza? Sentimenti ormai perduti.
«Per i miei uomini, se voi non le vorrete...» continuò il re indirizzandosi ai generali dei regni che aveva conquistato.
I vichinghi erano gli unici che si sarebbero uniti alle donne per dare alla luce solo maschi, una generazione di uomini che avrebbe servito il figlio di Cristen, l'ultimo re del mondo. Se non le avessero volute sarebbero divenute schiave.
«Morrigan dell'Abbazia è sotto la mia custodia» disse lui indicandola.
Tutti si voltarono.
«Lei è destinata a essere mia moglie, quando lo vorrà. Fino ad allora rimarrà al mio fianco...» e proseguì: «da prigioniera.»
La fissò con uno sguardo di alterigia che lei non poté sopportare. Quasi preferì il disprezzo che tanti le avevano riservato in precedenza, piuttosto che quegli occhi che decretavano una sorta di appartenenza esclusiva.
«Attaccheremo la Nebbia all'alba perché è più visibile e rarefatta. Faremo incursioni brevi e ci ritireremo. Rastrelleremo i boschi e i villaggi, toglieremo gli Scuri dalla cortina del loro fumo e li batteremo fino a prendere l'Abbazia!» comandò alzando la voce.
In Morrigan fece capolino quella singolare paura che spesso le si irradiava nel petto e che le sfiorava tutte le corde dell'anima.
«Ora portatela via» disse Cristen.
Ma Morrigan avrebbe reagito: quale miglior occasione nell'averli lì riuniti per esporre il proprio pensiero?
«Dunque, lascerete il mondo a quest'uomo...» disse, puntando il dito verso Cristen. «A colui che vuole renderlo terra arida e infeconda. Le uniche donne rimaste libere su questa terra disperata che si chiama Valle sono all'Abbazia! Le consegnerete allo stupro e alla procreazione di un'ultima stirpe di uomini abietti come i vichinghi?» domandò, rivolgendosi ai capi di tutti i regni conquistati dai vichinghi che ora lo servivano perché costretti, o illuminati dalla sua folle visione.
Sapeva che quelle parole poco avrebbero potuto fare, perché tutti quei popoli erano stati vinti dalla forza, non dalla ragionevolezza.
«Potreste non curarvi di loro! Lasciarle in pace e farle prosperare! Non tutti ci odiano, non tutti ci perseguitano. C'è chi ha cura di noi e ancora vuole legarsi e sperare di partorire delle femmine!»
Era grazia in quel momento e il suo ondeggiare fiera in quella gabbia di uomini affascinò più d'uno.
«Dove sono le vostre madri? Non pensate a loro? Al seno che vi ha nutrito, alle mani che vi hanno accarezzato?»
Mentre camminava le parve che, tra uno sguardo e l'altro, vi fosse un accenno di malinconia.
«Basta ora, portatela via!» dichiarò secco Cristen. Aveva capito quel gioco e ne comprendeva la pericolosità, anche se non riusciva ad afferrarne il profondo valore emotivo.
Ma Morrigan si scrollò di dosso gli uomini che, stranamente, ebbero poca forza nel trattenerla.
«Non siate come loro! I vichinghi sono un popolo di barbari che infetterà il mondo con la sua crudeltà.»
«Non datele retta» intervenne uno dei generali che sedeva vicino al re, era un Legnaiuolo, uno dei popoli che con più forza voleva la scomparsa delle donne dalla faccia della terra.
Cristen si alzò di scattò ma Morrigan non smise di parlare.: «Le vostre madri, le donne che vi hanno partorito e cresciuto, per le quali siete stati il dono più prezioso...» proseguì lei. «Vorrebbero la Nebbia! Noi donne sceglieremmo la Nebbia poiché, nonostante sia subdola e profana, è di sicuro più tollerante!»
«Ora basta!»
Cristen si avventò su di lei, la prese per il bracciale dorato della schiavitù vichinga e le forzò la testa all'indietro, prendendola per la treccia del nodo. Era furioso, sul punto di perdere il controllo. Provava una sensazione di collera che solo lei riusciva a instillargli e che lo faceva vacillare.
Lei era imprevedibilità e furbizia, qualcosa che lui non poteva prevedere. Se solo avesse previsto quel discorso, mai l'avrebbe convocata al sinedrio.
Morrigan percepiva chiaramente la sua inadeguatezza, quella che l'aveva salvata da lui una volta e che, forse, l'avrebbe salvata ancora.
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L'amazzone e il vichingo
Fantasía"Morrigan capì le loro intenzioni solo quando il re si avvicinò a lei, le prese la spalla, le strappò via la manica e le racchiuse il bicipite dentro un anello dorato. Si dimenò, tentò di scostarsi, ma erano in due a tenerla ferma e, ben presto, il...
