Correre era una delle attività che le amazzoni praticavano fin da piccole. All'Abbazia ci si svegliava di buon mattino e le bambine, dopo aver rifatto il letto, dovevano versarsi vicendevolmente un secchio d'acqua fredda addosso, per poi asciugarsi e indossare le divise.
Una volta pronte, correvano per dodici iarde per le successive ore.
Le sorelle maggiori aprivano i sentieri e le guidavano tra i percorsi delle montagne, giù, fin alla vallata, oppure lungo le pareti delle miniere di ferro.
L'equitazione era parte degli esercizi del pomeriggio, come la spada e il tiro con l'arco.
A venticinque anni, l'età di Morrigan, le amazzoni erano delle macchine da guerra ben collaudate, anche se erano in poche.
Per questo l'Abbazia era caduta.
Morr scappò prendendo alla sprovvista i vichinghi che avevano un unico punto debole: poca scaltrezza e ridotta propensione alla resistenza. Certo, erano famosi per essere invincibili e barbari, ma non erano veloci nei riflessi e attaccavano sempre frontalmente, con ben poche strategie di ingaggio.
La sorella maggiore delle amazzoni saltò e cadde oltre il recinto che conteneva i cavalli. Si rimise in piedi e saettò via.
Corse con agilità e senza la minima fatica, almeno per i primi minuti. Poi udì i cavalli giungere ma era ancora speranzosa di cavarsela: invece di allontanarsi dall'accampamento lo costeggiò, e, a un certo punto, decise di sfrecciarvi dentro.
I vichinghi si fermarono poco dopo aver oltrepassato le tende e lei poté girovagare tra carri, botti e oggetti trafugati dall'Abbazia. Si nascose in una sorta di deposito, capendo di essere giunta vicino alle miniere.
Riprese fiato con le spalle poggiate tra i carretti pieni di roccia scavata via dalla montagna.
Era limitato il viavai, lì. I vichinghi che si erano stanziati alle miniere erano pochi e, anzi, le parve di scorgere quasi tutte donne, lassù dov'era. Non erano le sue sorelle, si trattava di schiave di un colore diverso dal suo e non aveva idea di quale fosse la loro provenienza.
Morr si alzò con cautela, tentando di capire se sarebbe riuscita ad arrivare all'imbocco della miniera. Una volta lì, sarebbe stata in grado di dissolversi tra i cunicoli e, con un poco di fortuna, anche di trovare l'uscita verso il bosco che portava alla Fonte.
Alzò il viso, osservò l'imboccatura sgombra della caverna, e già si vedeva proiettata nel buio, speranzosa di trovare un paio di torce che le bambine erano obbligate a lasciare quando andavano a giocare nelle miniere. Tornò a guardare all'insù: a così poca distanza c'era l'Abbazia che incombeva sopra l'accampamento dei vichinghi.
Già con il pensiero rivolto verso la salvezza, Morrigan scattò e trovò le rocce illuminate debolmente da fuochi che procedevano verso di lei. D'improvviso udì delle voci, ma era troppo tardi per frenare la corsa.
Gli occhi si abituarono con lentezza all'oscurità, dato che fuori il panorama era reso scintillante dal biancore della neve.
Andò a sbattere contro un gruppo di uomini e qualcosa rotolò a terra.
Cristen, re dei vichinghi, aveva ispezionato la miniera fin dal mattino e grazie ai consiglieri, entrambi non vichinghi e arruolati durante i lunghi assalti a sud, aveva deciso di riavviare gli scavi, poiché era indispensabile la fabbricazione di nuove armi. Occorreva invadere il Tism e, a questo scopo, le donne sarebbero state preziosissime.
Quando l'amazzone andò a sbattere contro uno dei consiglieri, questi lasciò cadere tutti gli esemplari di roccia che aveva raccolto per illustrare le potenzialità di quell'impresa al re.
Cristen aggrottò la fronte e subito capì. Doveva riprenderla, pensò, mentre la vide scappare verso uno dei cunicoli. Scese le scale dietro di lei e seguì un binario morto. Le corse dietro e si rese conto che il percorso dei carrelli sarebbe terminato presto e che, a mano a mano, il tunnel si faceva sempre più stretto. Capì che lei conosceva quei passaggi e che sarebbe sgattaiolata in profondità nella fessura sempre più stretta mentre lui, con la sua stazza, non ci sarebbe riuscito. Accelerò il passo, si mise in ginocchio quando le pareti si facevano difficili da percorrere, allungò la mano mentre lei gli era di poco innanzi e gattonava. Le torce del corridoio principale dietro di lui rischiaravano di poco lo stretto passaggio in cui si erano gettati, e fu per pura fortuna che il re riuscì, alla cieca, ad afferrarle un piede e a trascinarla indietro.
Morrigan avvertì la presa e conficcò le unghie nella pietra fragile attorno a sé. Graffiò le pareti dello strettissimo tunnel che presto, lei lo sapeva, si sarebbe allargato in una galleria che l'avrebbe condotta in salvo.
Non ce l'avrebbe fatta. Lo capì mentre, a strattoni, veniva trascinata. A niente servirono i calci che diede per tentare di colpire colui che la tratteneva. La presa era troppo salda e lei perdeva terreno, mentre udiva i grugniti di fatica dell'uomo che la allontanava dalla salvezza.
Dopo averla tratta a sé e averle lasciato andare il piede, Cristen la rivoltò e l'afferrò per il braccio.
Morrigan non poteva essere meno sfortunata: era dunque proprio il re che l'aveva ripresa, l'uomo che sperava di non dover mai più rivedere!
Non appena furono tornati dal gruppo, il re diede ordini al suo entourage. «Portatela all'Abbazia.»
E poi, rivolgendosi a lei: «Di' loro qual è la tua stanza e preparati: questa sera si festeggia il nuovo re della Valle» dichiarò austero.
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L'amazzone e il vichingo
Fantasy"Morrigan capì le loro intenzioni solo quando il re si avvicinò a lei, le prese la spalla, le strappò via la manica e le racchiuse il bicipite dentro un anello dorato. Si dimenò, tentò di scostarsi, ma erano in due a tenerla ferma e, ben presto, il...
