La via di casa

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Il bracciale nero della Nebbia le dava un senso di pesantezza e, ogni volta che lo toccava, Morrigan si rendeva conto di quanto fosse in realtà leggero. Era spesso e concavo, ma fatto di un materiale, non avrebbe saputo dire quale, nero e opaco. Perfettamente cesellato, non aveva alcun difetto nella forma.

Camminando per uno dei corridoi dell'Abbazia e sentendo schiamazzare le ragazze nella sala delle abluzioni, si raccolse alcune ciocche di capelli attorno alle dita e cercò di scioglierne i nodi. Le cadde lo sguardò sull'altro bracciale, quello dorato che Cristen le aveva fuso attorno all'avambraccio.

Un pensiero sgradevole l'avvolse, una specie di morsa attorno alla gola. E se avesse commesso uno sbaglio ad affidarsi ai nemici per ostacolare l'avanzata dei vichinghi?

Cacciò via il ricordo di Cristen e scivolò a passo svelto verso la sua stanza.

Varcò l'ingresso massaggiandosi la spalla e sfiorando l'anello d'oro vichingo che le stringeva il braccio, quasi un presentimento.

Oltrepassò la porta e con noncuranza la serrò senza voltarsi: non poté vedere chi si nascondeva dietro e, pertanto, non si preparò a difendersi.

Con uno scatto, Cristen, apparso dal nulla, si avventò su di lei coprendole la bocca.

Raggelata e sopraffatta dallo spavento, Morrigan non riuscì a sfilare il pugnale che portava sempre con sé, mentre Cristen la circondò con un solo braccio e la spinse a terra.

La costrinse sul pavimento di legno a gambe conserte tenendole le forti braccia attorno al collo e accogliendola forzosamente tra le gambe, con lei che si dimenava senza requie.

Il re si dimostrò invincibile e per Morrigan non fu facile reagire.

Come una preda impazzita cercò di rialzarsi, ma fu trattenuta: tentò di mordergli le mani, ma fu ricacciata verso il basso. Stremata, si quietò, mentre l'aggressore dietro di lei le stringeva le gambe forti attorno ai fianchi e la immobilizzava del tutto.

«Sssht!» le mormorò all'orecchio lo straniero.

Morr capì di chi si trattava e un crampo le sconvolse lo stomaco. Smise di agitarsi e iniziò a respirare a pieni polmoni per gestire il panico. Che ne avrebbe fatto di lei il re vichingo?

«È un piacere rivederti...» le sussurrò lui avidamente. Cristen non era mai stata una persona ironica, la serietà era una sua caratteristica. Eppure, qualcosa gli imponeva di parlare così. «Sono venuto a prenderti, agnellino. Forse hai smarrito la via di casa» continuò.

Morrigan tentò di colpirgli con un calcio il polpaccio. Non ci riuscì.

A quel punto, il re le lasciò libera la bocca e le tastò i fianchi con destrezza. Avvertì qualcosa sotto la leggera veste e capì che era il pugnale con cui l'amazzone, una volta, lo aveva ferito.

Frugò negli strati dell'abito e avvertì il pulsare del cuore agitato di lei sotto le pieghe di tessuto. Raggiunse l'arma, la sfilò dalla cinta di cordone e la intascò.

Poi lasciò andare l'amazzone.

Morrigan si alzò precipitandosi dall'altra parte della stanza, per difendersi si inarcò verso di lui, pronta a colpirlo.

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L'amazzone e il vichingoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora