«Ma cosa...?» domandò Cristen.
«Ti ho preceduto, mio re» recitò in tono suadente, tanto diverso da quello che Cristen aveva udito nelle ultime settimane trascorse con lei. Sembrava una voce che apparteneva a un antico passato.
«Le mie sorelle sono pronte...»
Tante altre torce s'infiammarono e tutti si resero conto che in fondo alla sala vi erano un numero imprecisato di amazzoni dai capelli neri sciolti.
Cristen rimase senza fiato con la mente raggelata.
«Siamo pronte ad accogliervi come voi avete accolto noi l'ultima volta che siamo state qui...»
L'amazzone estrasse la spada, fece un balzo e trapassò la spalla del generale dei Grigi che guidava l'esercito e che non si era curato di arrestarsi quando Cristen aveva segnalato che qualcosa non andava.
Il Grigio guaì sorpreso, si dimenò e mise un piede in fallo, cadendo dai gradini e rovinando sul pavimento della sala del trono.
Cristen, dunque, capì. Comprese l'inganno e non cercò di dominare i muscoli del volto che si contrassero in un ghigno di rabbia.
Ancor prima che la luce del mattino illuminasse le volte di legno sopra le teste selvagge dei vichinghi, il re capì di esser caduto in trappola. Gli Scuri si erano abbarbicati sopra le travi di legno del soffitto e, dopo aver lanciato verso il basso le corde, scesero in velocità, calando tutti gli squadroni in una fitta Nebbia.
Cristen urlò un comando, ma la battaglia già infuriava. Egli poté solo vedere in lontananza, prima che la Nebbia avvolgesse tutto, che le amazzoni stavano saltando sui suoi uomini come cavallette impazzite.
Cristen sferrava colpi quasi alla cieca, l'intuito lo guidava nel biancore ovattato della Nebbia. Colpiva gli Scuri a uno a uno, scivolando in basso per schivare i colpi delle loro mazze ferrate. Combatteva con meno tenacia dei suoi uomini che, di natura, erano letali quanto ingenui.
Il re era riuscito a vincere gli Scuri nei boschi, all'aperto e in missioni lampo. Laggiù, tra il rumore assordante delle spade e gli strepiti della battaglia che infuriava nella grande sala principale dell'Abbazia, si sentì demoralizzato.
Morrigan aveva chiesto di pregare nei boschi, aveva supplicato di non essere lasciata sola, se non nel capanno del fumo, infine aveva proposto di partecipare all'attacco. Tutte le sue mosse erano state compiute con l'unico scopo di contattare gli Scuri, di risultare credibile e, soprattutto, con il fine di raggiungere le sorelle.
Nel capanno, durante le supposte preghiere, aveva bruciato rami secchi e invocato il collegamento con la Nebbia. L'esperienza mistica della trascendenza le aveva permesso di esser presente col corpo nel capanno fumigato, e di vagare con la mente Oltreconfine, nel regno degli Scuri.
Il suo giuramento andava oltre ogni cosa. Morrigan voleva che la Nebbia vincesse e che la Valle divenisse un protettorato degli Scuri con governo delle amazzoni.
In ultimo voleva la distruzione dei vichinghi.
Non le importava di morire per questo. Tutto le sembrava più accettabile che rimanere la moglie di un re che avrebbe dato i natali all'ultimo individuo del genere umano.
Aveva dunque mentito a Cristen, ammaliandolo con le arti che le sorelle imparavano sin da piccole. Il re si era lasciato facilmente sedurre, proprio perché era privo di conoscenza del genere femminile: viveva di pregiudizi e, soprattutto, non aveva mai posseduto una donna prima di lei.
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L'amazzone e il vichingo
Fantasia"Morrigan capì le loro intenzioni solo quando il re si avvicinò a lei, le prese la spalla, le strappò via la manica e le racchiuse il bicipite dentro un anello dorato. Si dimenò, tentò di scostarsi, ma erano in due a tenerla ferma e, ben presto, il...
